L’odore dei ragazzi affamati, il western astratto dalle forti tinte moderne e critiche su una società basata sul “non visto” e sulla visione spietata del futuro.

Loo Hui Phang (sceneggiatura) e  Frederik Peeters (disegni) confezionano un ottimo prodotto, capace di emozionare ed attrarre lo spettatore con tematiche difficili e complesse, velate da forti messaggi atipici ed anticonvenzionali; questi lasciano una scia enigmatica e potente che guiderà al messaggio finale il lettore che si è voluto lanciare nella suddetta opera, edita in un’edizione sopraffina dalla BAO.

Anno 1880 (seconda metà)

Oscar, il protagonista della nostra storia, è un fotografo di origini irlandesi, scappato da New York per via di un passato oscuro e poco chiaro. Ora è a lavoro con il signor Stingley, un ingegnere rozzo, cattivo e senza scrupoli, che propone ad Oscar una commissione per quanto riguarda il “censimento” di alcuni nativi nella zona, atta a spazzare via tutto il passato del vasto ed immenso Gran Canyon. Milton, il garzone del gruppo, lavora di soppiatto, nascosto da qualcosa di più grande.

L’odore dei ragazzi affamati è un viaggio indefinito e simbolico, che va a ricalcare ed immaginare una visione distorta di un futuro diverso dal solito, dove la tecnologia e la mentalità “chiusa”, in questo caso sulla società americana, non vanno a sovrapporre ed intaccare l’essenza della vita umana; quest’ultima non ha mai accettato o approfondito le vicende affrontare nella suddettaopera, come la distruzione di terre indifese e naturali, per innalzare “pilastri” che impongono i magnati del “futuro”, o ancora l’omosessualità, che raramente compare in un western, dato che in quel periodo era difficile anche essere una donna, e anche su questo tema abbiamo alcune frecciatine importanti.

Loo Hui Phang partorisce una sceneggiatura e solida, leggera e minimalista capace di colpire il lettore con un pugno nello stomaco fin da subito; infatti da qui si nota la bravura stilistica e particolare dell’autrice, dato che riesce a “comprimere” in poche pagine il “verbo essenziale” di come raccontare una storia, visto e considerato che, nonostante i forti messaggi, ci troviamo di fronte a personaggi ben definiti e magicamente scritti, ai quali riuscirete ad affezionarvi facilmente.

Astratto, magico, surrealista e fortemente critico. Oltre alla scrittura, ovviamente in una graphic novel, abbiamo bisogno anche di arte sequenziale di alto livello, che sappia rendere giustizia all’idea della sceneggiatura originale, riuscendo a trasportare su carta un’idea, ed in questo caso messaggi complicati e difficili. Frederik Peeters è il nome giusto per quest’opera: un tratto leggero, soave ed allo stesso tempo emozionale, dolce e “cattivo” quando serve, sia con i volti dei personaggi, che sulle ambientazioni, che trascinano il lettore nel vecchio west, costernato da un futuro troppo pretenzioso, capace di riportare per sempre una traccia importante per l’esistenza umana.

L’odore dei ragazzi affamati è un western atipico, non solo per le tematiche affrontate, ma anche a livello strutturale.

I pilastri su cui quest’ultimo si regge usano lo sfondo del selvaggio west come una scusa, come un pretesto per raccontare qualcosa di più forte del periodo che è stato messo in scena, racchiudendo il tutto con una sceneggiatura astratta, magica e surrealista;  questa e’ sorretta in maniera elegante da tavole ed illustrazioni che riescono a recuperare l’essenza e l’anima dell’opera, la quale narra il nostro futuro a partire dalle fondamenta su cui si è “retto”.