Il primo volume di Haxa ha sorpreso tutti i lettori che hanno avuto modo di affrontare questa avventura, compresa la nostra redazione, che qui ha esposto le sue opinoni al riguardo, ovviamente sull’ultima avvenutra targata Pellizzon.

In queste ultime settimane, abbiamo avuto modo di esporre alcune domande all’autore citato, e quest’ultimo è stato vermanete disponibile ed esplicativo sulle nostre richieste, che potete leggere attentamente in seguito:

Come è nato questo progetto? Come hai deciso quale strada intraprendere una volta inquadrato il tutto?

Ho sempre pensato che la magia sia reale, solo che non possiamo vederla. Sono partito da questo modo di pensare, che in realtà influenza tutto il mio percorso artistico (e la mia vita) per scrivere Haxa. Ogni volta che finisco un libro, quando inizio a rilassare la mente (ma ancora solo in parte), resto con l’attenzione sul lavoro fatto, e mi vengono in mente un sacco di idee su come potrebbe svilupparsi un seguito, è stato così per Lezioni di Anatomia (GRRRZ Comic Art Books, 2012)e anche per Abraxas (autoprodotto, 2015).

Ho scritto un volume di Haxa dopo l’altro, e ho cercato di rievocare questo stato d’animo alla fine della scrittura del trattamento di ciascuno. A differenza delle altre volte, avevo anche la possibilità di intervenire sul volume scritto prima (perché ancora non lo avevo iniziato). Sarà una storia in cui si parla del modo in cui le forze del mondo e Il Potere in senso assoluto influiscono sulle vite delle persone. Come a volte sono le vicende individuali a influenzare tutto il resto del mondo, diventando emblematiche. Chiedendosi se quello che ci raccontiamo sul nostro passato non sia una versione della storia.

Quali opere, e quali argomenti hai dovuto studiare ed implementare per racchiudere il quadro che vediamo dipinto in Haxa?

I manuali di yoga e pilates, i cataloghi di prodotti per l’edilizia. Ho fatto ricerche sui pokémon e sui videogame perduti nelle trame del tempo. Soprattutto ho cercato di immaginarmi che libro mi sarebbe piaciuto leggere. Tutto quello che c’è in Haxa viene da me e da quello che ho assimilato negli anni da libri come “Il Signore degli Anelli”, “It” ,“Le cronache di terramare” o da film come “Ghost in the shell” e “Doom Generation”.

I personaggi descritti e narrati in Haxa, sono ragazzi comuni nati in circostanze distruttive, capaci di azioni straordinarie. Pensi di aver dato un nuovo volto al termine e alla questione “Supereroistica”?

No. Non ci sono eroi o eroismi in Haxa, solo persone che cercano di sopravvivere tra le maglie di un assetto mondiale che sta per collassare. La storia è quella dei personaggi, certo, ma è prima di tutto la storia del mondo in cui Sophia, Aiko e Claire si trovano a vivere. E noi la conosciamo attraverso di loro. Sono persone che si trovano in quelli che sono snodi storici, senza saperlo.

Che serie TV guardi? Che libri e fumetti leggi? Cinecomics?

Gli ultimi fumetti che ho letto e che mi hanno coinvolto molto nella lettura sono stati “Aula alla Deriva” di Kazuo Omezu e “Witches” di Daisuke Igarashi.

Per me da dire è una banalità, ma mi è piaciuta moltissimo la nuova “Twin Peaks”. Poi “Mindhunter”, “Orange is the new Black” e “Glow”. Guardo moltissime serie, anche se della maggior parte non mi resta niente e mi ricordo di averle viste solo perché me lo dice Netflix. Molte storie che vengono raccontate negli ultimi anni sembrano fatte apposta per soddisfare i desideri del pubblico. La massa indistinta, generica, è mediocre. Vuole vedere cose che già conosce (o che solo in apparenza sembrano nuove). E sono pochi – rispetto all’offerta, parlo di tutti i generi narrativi, libri fumetti serie tv – gli autori che fanno davvero qualcosa di valore. Tutto quello che ha a che fare con i fumetti di super eroi lo guardo con interesse tecnico (e ho guardato tutto, tutto tutto) e posso dire con cognizione di causa che all’interno di ogni film c’è una percentuale di cose che mi piacciono che si aggira intorno al 10-40%, e salvo alcune eccezioni (Jessica Jones, Batman di Nolan, e al massimo altri due) il resto riempie il tempo male.

Cosa ne pensi della situazione attuale del fumetto italiano?

Ci sono sempre più fumetti e se ne leggono sempre di più, eppure dopo ore di letture (affogate in ore e ore di serie tv) si dovrebbero acquisire esperienza e voglia di esplorazione. Consapevolezza e fluidità. Invece le uniche cose di cui parlano sempre tutti, è la capacità o meno del narratore di raccontare una storia secondo i canoni della narrazione, quale sia il personaggio preferito o se ho passato, in compagnia del narratore, dei bei momenti di intrattenimento. Questo modo di approcciare le opere d’arte è così assordante (attraverso i canali in cui si può far sentire la propria voce, e anche attraverso quelli che si danno un’apparente ripulita dalle opinioni superficiali), che gli autori stessi (forse anche per incapacità) fermano le proprie intenzioni a “farci emozionare”. E ne parlano tutti, come se fossero influenzati da questa superficialità. Non è un problema dei fumetti, è un problema del mondo. C’è un’offerta così vasta di intrattenimento mediocre, che le persone pensano che la valutazione della loro esperienza di fermi a questi canoni. Penso che si stia perdendo la capacità umana fondamentale di aprirsi alla contemplazione e all’esperienza estetica.

Quale percorso di studi hai affrontato per regalarci queste tavole impattanti e singolari?

Sono laureato in Pittura e studiato un anno Linguaggi del Fumetto all’Accademia di Bologna

(senza finirla). Se ti riferisci alla composizione e alla forza delle immagini è stato un percorso lungo e forse il più consapevole tra tutti. Ho iniziato con tele di grandissime dimensioni e pochissimi soggetti, sono passato da splash page piene di elementi, e in Haxa invece ogni cosa ha il suo spazio. Anche i vuoti, in modo da permettere al lettore di trovare il proprio posto all’interno delle immagini.

Che consigli dai a chi si sta approcciando lavorativa mente a questo mondo? Nell’era di internet questi ultimi sono avvantaggiati o svantaggiati?

Gli direi che tutti i lavori in cui la componente umana, individuale e personale è determinante, sono gli unici che conteranno in futuro. Tutti quelli che richiedo una certa percentuale di arte rientrano nella categoria.  Però siamo abituati a pensare che l’arte si possa insegnare, ma non è così. Si può insegnare a sentire meglio le forze del mondo e a incanalarle più efficacemente, diventare dei bravi professionisti o trovare la propria strada per fare in modo di monetizzare i propri talenti specifici. Ma se hai le capacità e prendi i lavori artistici sul serio, l’unico campo è quello globale di internet, in cui sei sullo stesso piano di persone che hanno una storia completamente diversa dalla tua, o partono già da un ambiente su cui tutti hanno gli occhi puntati. Oltre a questa difficoltà di base, alcune sono davvero grandi e insormontabili e si ripresentano ogni giorno. Ogni giorno ci sono montagne da scalare, e andrai a letto senza esserci riuscito. Quindi c’è una scelta da fare prima di tutto questo. Accettare di vivere in parte dentro e in parte fuori dalla società. Perché non è una cosa che fai per avere uno status sociale, o per i soldi ma solo perché per te è l’unico modo in cui vivere.