Alcuni fatti interessanti sul film premio oscar di Steven Spielberg.


Schindler’s List è un film del 1993 diretto da Steven Spielberg e dedicato al tema della Shoah. La pellicola, in cui recitano Liam Neeson, Ben Kingsley e Ralph Fiennes, è considerata una delle migliori della storia del cinema.

Il film si ispira all’omonimo romanzo di Thomas Keneally basato sulla vera storia di Oskar Schindler, imprenditore tedesco che riuscì a salvare circa 1100 ebrei dallo sterminio.
Keneally venne a conoscenza della storia nell’ottobre del 1980 grazie al proprietario di una pelletteria, Leopold Page (il cui vero nome è Poldek Pfefferberg), il quale gli raccontò come lui, sua moglie e altre migliaia di ebrei furono salvati da Schindler durante la Seconda Guerra Mondiale. Page dette inoltre allo scrittore fotocopie di documenti legati al Schindler tra cui testimonianze varie e la lista dei nomi delle persone salvate.

In realtà le liste in tutto erano sette; di queste sappiamo che ne esistono ancora sicuramente quattro: due si trovano al Yad Vashem in Israele, una al US Holocaust Museum a Washington D.C. e l’ultima è stata purtroppo venduta da un privato su eBay nel 2013.
Il film si basa però soltanto sulle prime due liste create nel 1944 e conosciute come le Liste della vita. Le liste successive sembra siano state aggiornamenti di queste due, che già contenevano più di 1000 nomi di persone salvate.

 

lista schindler
foto della lista venduta all’asta

 

La caratteristica principale del film è quella di essere stato girato interamente in bianco e nero, fatta eccezione per quattro scene: la scena iniziale in cui si vedono due candele spegnersi, la sequenza finale in cui vengono deposti i sassi sulla tomba del vero Schindler e due scene in cui appare una bambina con un cappotto rosso.
Proprio questo cappotto è probabilmente il simbolo più identificativo di Schindler’s List. Molti di voi non sanno, però, che la bambina vestita è veramente esistita: questo personaggio si ispira a Roma Ligocka, bambina che durante la Guerra abitava nel ghetto di Cracovia ed era conosciuta tra gli ebrei del ghetto proprio per il suo cappotto rosso. Contrariamente a quanto succede nel film, Roma Ligocka sopravvisse alla guerra e adesso abita in Germania; è una pittrice e nel 2003 ha scritto un’autobiografia riguardo la sopravvivenza all’Olocausto che ha intitolato proprio The Girl in the Red Coat.

 

Schindler's List cappotto rosso

 

Nel film, la bambina è stata interpretata dall’attrice Oliwia Dabrowska, che nel periodo delle riprese aveva ancora soltanto 3 anni. Data la sua età, durante la lavorazione del film Spielberg aveva consigliato ad Oliwia di non vedere Schindler’s List prima che avesse compiuto 18 anni. Lei però non mantenne la promessa e lo guardò quando ne aveva 11, pentendosene: “Fu terribile, non capii molto ma ero assolutamente sicura che non lo avrei più rivisto in vita mia. Mi vergognavo di essere apparsa nel film e mi arrabbiai con i miei quando dissero a tutti del mio ruolo. Non l’ho detto a nessuno per tanti anni, anche se poi al liceo l’hanno scoperto tutti grazie a Internet. Poi – dopo averlo rivisto a 18 anni – mi sono resa conto di essere stata parte di qualcosa di cui essere fieri Spielberg aveva ragione, dovevo crescere per vedere il film”.

Come già detto, nel cast insieme a Oliwia Dabrowska sono presenti Liam Neeson, Ben Kingsley e Ralph Fiennes. In realtà sia Kevin Costner che Mel Gibson si sono proposti per recitare in Schindler’s List, ma Steven Spielberg decise di usare nomi meno noti poichè la presenza di una grande star avrebbe distratto gli spettatori dal tema della pellicola. Il regista conobbe Liam Neeson guardando lo spettacolo di Broadway Anna Christie; al New York Times Spielberg confessò: “Liam era il più vicino, tra coloro che ho conosciuto durante la mia carriera, a come immaginavo figurasse Schindler. Il suo fascino, il modo in cui le donne lo adorano, la sua forza. Effettivamente somiglia anche un po’ a Schindler: stessa altezza, nonostante Schindler fosse un po’ più pieno. Se avessi girato il film nel 1964 avrei chiamato Gert Fröbe”. 

schindler's list foto

Anche per la regia ci sono stati diversi avvicendamenti. Spielberg non era sicuro si essere maturo abbastanza per fare un film sull’Olocausto, così offrì il lavoro a Roman Polański che però rifiutò. Polański si disse infatti troppo coinvolto: aveva vissuto nel ghetto di Cracovia fino all’età di 8 anni e la madre morì nel campo di concentramento di Auschwitz; riuscì ad affrontare questo argomento soltanto nel 2002, con il film Il Pianista. La proposta passò quindi nelle mani di Martin Scorsese, che accettò. Tuttavia Spielberg non era completamente sicuro di lasciare il film nelle mani di Scorsese ed anche quest’ultimo riteneva che la cosa migliore fosse affidare la pellicola ad un regista ebreo, così i due “fecero uno scambio” e a Scorsese fu affidato Cape Fear.

Rilevante è anche il fatto che il film dovesse essere girato inizialmente in polacco e tedesco con sottotitoli in inglese. Tuttavia il regista cambiò idea perchè sentiva che le immagini sullo schermo doveva mostrare più impatto ed urgenza di trasmettere: “Volevo che le persone guardassero le immagini, non che leggessero i sottotitoli. C’è troppa prudenza e sicurezza nella lettura. Sarebbe stata per gli spettatori una scusa per tenere i propri occhi lontano dalle immagini e guardare qualcos’altro”. Questo fa capire quanto Spielberg tenga a questa pellicola. A certificarlo anche il fatto che, quando il film si ritrovò ad essere mostrato nelle Filippine e i censori decisero di tagliare le scene di nudità e violenza, il regista si oppose dicendo che avrebbe ritirato il film dal paese (intervenne il presidente delle Filippine annullando la censura e il film fu proiettato senza tagli).

 

schindler's list fucile

 

Spielberg ottenne anche il permesso di girare le scene ambientate ad Auschwitz nel vero ex campo di concentramento, tuttavia scelse di non farlo per rispetto delle vittime. Le scene furono girate subito al di fuori del campo e il set fu ricostruito a specchio rispetto a ciò che era dall’altro lato dei cancelli. Si dice anche che a fermare Spielberg dal girare all’interno sia stato un fatto insolito: appena varcati i cancelli la macchina da presa si inceppò, per poi tornare a funzionare una volta usciti, il regista lo prese come un segno.

schindler's list arrivo auschwitz
L’arrivo ad Auschwitz

Le musiche di Schindler’s List sono del compositore John Williams. Quando Steven Spielberg gli mostrò una prima parte del film, Williams si commosse così tanto da dover uscire fuori e fare una passeggiata di diversi minuti per riprendersi. Una volta tornato disse al regista che la pellicola necessitava di un compositore migliore, Spielberg replicò: “Lo so, ma sono tutti morti”.

 

schindler's list john williams

 

Schindler’s List ebbe un enorme successo. Ricevette ben 12 nomination agli Oscar del 1994, risultando il vincitore di 7 categorie: miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura non originale, migliore fotografia, migliore scenografia, miglior montaggio e migliore colonna sonora. Nel 2004 è stato poi scelto dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti per essere inserito nel National Film Registry.

Nonostante i grandissimi incassi (321.300.000 $ a livello globale), Steven Spielberg non si fece pagare per questo film, affermando che accettando lo stipendio avrebbe preso “soldi di sangue”. Inoltre ha deciso di usare parte degli incassi per creare la Survivors of the Shoah Visual History Foundation, organizzazione no-profit che raccoglie una collezione audio e video delle testimonianze di circa 52.000 sopravvissuti.
Anche per quanto riguarda i costumi è stato fatto del bene (anche se con un profitto): per quelli delle 20.000 comparse la costumista si rivolse infatti alla popolazione della Polonia, che data la povertà fu ben contenta di vendere i propri vestiti.

 

schindler's list locandina

 

Steven Spielberg si rifiuta di firmare autografi su qualsiasi materiale relativo a questo film.

 

 

Fonte: KickassFacts, Mental Floss