La popstar neozelandese ha cancellato l’esibizione a Tel Aviv dal tour del suo ultimo album, Melodrama : quest’azione è stata oggetto di pesanti critiche. Cos’è successo, in realtà? 

La cantautrice Ella Marija Lani Yelich-O’Connor, in arte Lorde, ha pubblicato il 16 giugno dello scorso anno il suo nuovo album: Melodrama. La scaletta del Melodrama World Tour prevedeva un’esibizione in Tel Aviv il prossimo 5 giugno. Pochi giorni fa, la star ha annunciato di voler annullare il concerto in Israele. Perché, si sono chiesti tutti? Il cambiamento di piani da parte dell’artista è stato provocato da due sue fan, Justine Sachs Nadia Abu-Shanab (entrambe neozelandesi, ma rispettivamente di origine israeliana e palestinese), che le hanno scritto una lettera di cui riportiamo una parte:

“Cara Lorde,

ti scriviamo questa lettera per parlarti della tua esibizione in Israele. […] Attualmente, milioni di persone si oppongono al governo israeliano e alle politiche di oppressione, alla pulizia etnica, alla violazione dei diritti umani. Essendo una parte di questa sfida, crediamo che il boicottaggio economico, intellettuale ed artistico sia un modo efficace per dichiararci contrari a questi crimini. […]

In questo contesto, una performance in Israele manderebbe un messaggio sbagliato. Suonare in Tel Aviv significherebbe dare supporto alle politiche del governo di Israele, anche nel caso in cui non venissero fatti commenti sulla situazione politica. Un effetto del genere non può avere un esaurimento né con le migliori intenzioni né con la miglior musica.”

La cantautrice è stata fortemente criticata e definita bigotta da un’organizzazione favorevole al governo in Israele che ha pubblicato su The Washington Post un reclame a piena pagina.

Nonostante questo, Lorde ha scritto sulla sua pagina Twitter che spera che un giorno potremmo ballare tutti (grazie alla sua musica, e non solo) e che  visitare Tel Aviv è stato un suo sogno per molti anni.

Tra le polemiche e le critiche, la popstar non è sola: con una lettera pubblicata sul quotidiano britannico The Guardian molti suoi colleghi– tra cui Roger Waters, Peter Gabriel e Tom Morello– l’hanno sostenuta calorosamente.

 

 

Fonti: ABC, The Spinoff