Oggi ricorre il Giorno della Memoria e vogliamo commemorare le vittime dell’Olocausto attraverso le nuvole parlanti, suggerendovi una lettura che ci spiega dove sta l’importanza di ricordare.


Dylan Dog è un personaggio che non ha mai nascosto ai lettori le sue opinioni sulla politica e sulla società. L’Indagatore dell’incubo di casa Bonelli è un personaggio con idee forti e quindi non è raro che le sue storie affrontino temi importanti e delicati.

Nel n.83 della serie mensile, intitolato Doktor Terror e uscito per la prima volta in edicola nell’agosto del 1993, Tiziano Sclavi decide di mettere di fronte a Dylan l’incubo più atroce del secolo scorso: i crimini del nazismo.


Dylan Dog 83 Doktor Terror


Basterebbe la copertina di Angelo Stano per farci immergere nelle tematiche dell’albo, grazie ai molteplici elementi che richiamano al regime instaurato da Adolf Hitler, ma ancor meglio ci riescono le prime tavole del fumetto realizzate da Gianluigi Coppola, che introducono velocemente la trama della storia.
Nello studio al numero 7 di Craven Road, Dylan ha di fronte la sua nuova cliente, una giovane e graziosa fanciulla di nome Anja, che è preda di terribili incubi nei quali, dopo aver preso la metropolitana londinese, viene regolarmente aggredita da energumeni naziskin. Come se non bastasse, giunta a destinazione, si ritrova deportata in un campo di concentramento, dove subisce le operazioni del dottor Helmut Tod, ovvero il Doktor Terror che dà il titolo alla storia. A questo punto Anja si sveglia, tuttavia convinta di aver realmente vissuto quanto meno la prima parte del sogno, fino all’aggressione in metropolitana.


Dylan Dog 83 Doktor Terror 01


Dilungarsi sui dettagli della trama non sarebbe altro che controproducente per chi non ha ancora avuto modo di recuperare questa storia che, me la sento di dirlo, è tra le più ispirate che Sclavi abbia mai scritto per la sua creatura più celebre.
L’indagine di Dylan Dog procede a ritmo sostenuto nonostante, come spesso accade, gli elementi di partenza a sua disposizione non sono molti: Anja non ha legami diretti con i drammatici fatti dell’Olocausto. Ha soltanto diciotto anni e pur essendo ebrea di origini non è una credente, inoltre afferma che la sua famiglia vive in Inghilterra da più di una generazione.

L’incubo che Dylan affronta in Doktor Terror è di quelli che non solo varcano il confine tra il reale e l’onirico, ma è anche un incubo che aleggia continuamente da decenni sull’umanità. L’indagine procede tra ricerche sul passato dei personaggi e i luoghi della Londra contemporanea, afflitta da frequenti episodi di violenza causati da gruppi di giovani affascinati dall’ideologia nazista.
Nonostante il colossale peso che certi argomenti comportano, la narrazione è estremamente ritmata, le pagine scorrono veloci e l’albo intero si presta volentieri a numerose e piacevoli riletture.
Tiziano Sclavi riesce così a dire la sua su un frammento di ‘900, omaggiando a più riprese Maus, l’opera biografica di Art Spiegelman universalmente nota come un vero monumento a fumetti sul tema dell’Olocausto, in cui ebrei e tedeschi venivano rappresentati rispettivamente come topi e gatti antropomorfi. Tuttavia Sclavi, per i nazisti, sceglie l’immagine dei maiali.


Dylan Dog 83 Doktor Terror 02


In meno di cento pagine l’autore affronta e analizza la persecuzione degli ebrei toccando vari punti, cercando di evidenziare al lettore i motivi per cui certe idee, che i libri di Storia hanno già giudicato come becere ed infami, continuano a serpeggiare al giorno d’oggi nelle strade e sul banco di alcuni politicanti. Questi messaggi scorrono durante la lettura non solo grazie ai dialoghi efficaci ma anche all’atmosfera messa in piedi dai disegni di Coppola, ottima nel rendere drammaticamente realistica l’eventualità che certi errori possano ripetersi davanti agli occhi di chi ha avuto la fortuna di nascere molto più tardi.

Ecco quindi che arriviamo al punto, ovvero alla giornata di oggi. Con un classico colpo di scena finale del Dylan Dog “sclaviano”, la memoria diventa il filo di Arianna da tenere sempre a portata di mano, l’unica via che ci conduce fuori da un incubo che non vuole morire una volta per tutte.
Per quanto possa sembrare semplicistico il “non dimenticare per non ripetere gli errori del passato”, il modo tangibile in cui qui è rappresentato il pericolo che tali errori si verifichino di nuovo rende la morale dell’albo solida e sempreverde.
Chiedersi “perché un Giorno della Memoria?” probabilmente non ha mai avuto una risposta più limpida, semplice e allo stesso tempo toccante di quella data da questo fumetto.