Aspettative, disillusioni, stereotipi, realtà; tutto questo è Berlino, una città “povera… ma sexy”.


Berlino, 2011. La ventitreenne Margot si è appena trasferita nella capitale tedesca, una città dalle mille possibilità che raffigura un ambiente particolarmente stimolante anche per quanto riguarda l’arte. O almeno questo è ciò che pensava; ma se Berlino non si rivelasse all’altezza delle aspettative?

 

berlino 2.0 cover

 

Berlino 2.0, edito da BAO Publishing, racconta questa realtà. Attraverso gli occhi degli autori Mathilde Ramadier e Alberto Madrigal, entrambi “trapiantati” a Berlino, il cosiddetto miracolo economico tedesco viene sezionato e analizzato nei suoi lati più nascosti: i contratti brevissimi e sottopagati, i “mini job” per favorire l’inserimento dei giovani nella società, etc. Sotto questi aspetti ci viene mostrato un ritratto quasi brutale di Berlino.

La capitale tedesca si svela molto più “umana” e reale rispetto a come la immaginiamo. Berlino è spesso stereotipata, idealizzata, e mai osservata da un punto di vista pragmatico. È proprio con questo che andrà a scontrarsi Margot: un giovane in cerca di lavoro si adatterà facilmente alla vita berlinese, alla “libertà”, ma entrando nella ricerca vera e propria diventerà tutto poco pratico.

 

berlino 2.0 senso pratico

 

Per esprimere al meglio questa doppia faccia della città, in Berlino 2.0 viene dato ampio spazio alle didascalie grazie alle quali ci vengono fornite più informazioni sulla storia e i pensieri di Margot, con tutte le sue idee e aspettative nei confronti di questa nuova vita e lo scontro contro quella che si è rivelata la realtà. Pur essendo in numero elevato, queste didascalie non rallentano la storia come capita spesso ma ne costituiscono un accompagnamento piacevole. Probabilmente anche per il fatto che la storia di per sé è semplice e il testo (incluso quello dei dialoghi) serve a renderla più efficace e tagliente.

 

berlino 2.0 lavoro

 

Si può dire che, mentre il testo rappresenta la “realtà”, i disegni di Madrigal riportano la Berlino da sogno dell’immaginario comune, soprattutto attraverso i colori.
I disegni di Berlino 2.0 raffigurano la città in ogni suo dettaglio e angolo più comune della vita quotidiana, sprizzando vitalità in ogni tavola, ed i colori – perlopiù caldi – mantengono questa aura da sogno.

 

berlino 2.0 colori

 

Insomma, Berlino 2.0 è uno spaccato di vita che racconta di speranze, illusioni e disillusioni. Pochi mesi in cui Margot cerca di concretizzare la propria visione del mondo. Però leggendo la storia è come se mancasse qualcosa. Tutto scorre molto veloce, molto frenetico e si concentra sul lavoro, che diventa quasi come un vero e proprio personaggio; è vero che l’intento abbastanza chiaro è quello di smitizzare questa città e ragionare sui problemi in cui incorrono i giovani in cerca di lavoro, ma allora perchè inserire alcuni dettagli – come la palla da discoteca della protagonista – senza poi approfondire? Perchè saltare dalla disillusione di Margot ad una conversazione in cui afferma di non sentirsi una straniera? “Forse è che mi trovo bene qui, nonostante quel lavoro di inferno che ho”, ma come siamo arrivati a questo? La storia è semplice, pulita, tagliente per certi aspetti e descrive benissimo questo contrasto tra immagine e realtà, però manca qualcosa.