Person of Interest e Westworld sono due serie televisive diverse tra loro, ma hanno una tematica in comune: l’intelligenza artificiale.

Jonathan Nolan  riprende alcuni elementi de Il Cavaliere Oscuro,  di cui aveva scritto la sceneggiatura insieme al fratello Christopher Nolan, regista del film, per concepire una serie televisiva: Person of Interest.

Un miliardario, Harold Finch, ha creato per il governo un computer, denominato semplicemente La Macchina, che spia tutti per prevenire un altro 11 settembre. La Macchina, attraverso la videosorveglianza e le intercettazioni, tira fuori dei numeri di previdenza sociale che corrispondono a dei possibili terroristi, i quali sono in grado di provocare attentati negli Stati Uniti. Questi sono numeri rilevanti, ma La Macchina tira fuori anche dei numeri irrilevanti per il governo e di conseguenza li ignora. Ad occuparsi di questi ultimi, ed a prevenire quindi crimini violenti, ci pensa Finch con un ex-agente della CIA. Siccome non sanno se questo numero di previdenza sociale possa appartenere alla vittima o all’aggressore, i due indagano bene per poi passare all’azione.

Sebbene Person of Interest sia strutturato come un procedural, è in realtà una serie di fantascienza. Nolan immagina, infatti, questo futuro dispotico in cui il governo monitora tutti costantemente, come in 1984 di Orwell. Tra l’altro, questo futuro dispotico non è neanche lontano dal nostro presente; basti pensare alla vicenda di Edward Snowden che rivelò al mondo intero un programma segreto di sorveglianza voluto dal governo americano.

A spiarci è La Macchina, un computer. Non è un computer normale, ma un’intelligenza artificiale con una personalità. Finch insegna alla sua creatura l’empatia: nessuno è sacrificabile. Dunque, un computer che non ragiona con la logica come tutte le altre macchina, ma con una morale. La Macchina è talmente intelligente che arriva perfino a programmarsi da sola, anzi arriva a essere perfino più intelligente dell’uomo. Per questo motivo Finch le tarpa le ali in modo che non arrivi un giorno a controllare l’uomo.

La Macchina piano piano, durante la serie, diventa non solo un computer che invia dei numeri, ma un vero personaggio attivo. Capisce la differenza tra il bene e il male, e si prodiga per salvare qualsiasi numero irrilevante. La Macchina arriva ad assumere anche l’identità di Ernest Thornhill (dal personaggio interpretato da Cary Grant in Intrigo Internazionale) per creare la Thornhill Corporation, azienda nata soprattutto per l’autoconservazione. I suoi dipendenti immettono ogni giorno dei codici affinché La Macchina non venga cancellata.

Nel finale della quarta stagione viene introdotta anche un’altra intelligenza artificiale, Samaritan, che arriva a sostituire La Macchina. Come dice il nome stesso, Samaritan vuole aiutare l’umanità, ma a modo suo, ed è libera di agire senza nessun controllo. A differenza del suo predecessore, questo computer  ragiona non con una morale, ma con la logica fredda delle macchine. Chiunque può essere sacrificabile per il bene comune. Si può dire che Samaritan è la controparte cattiva de La Macchina. Nella quinta e ultima stagione si assiste, dunque, alla guerra tra queste due intelligenze affinché non avvenga un futuro controllato dalle macchine.

Con Westworld Jonathan Nolan affronta ancora il tema dell’intelligenza artificiale, ma da un altro punto di vista. Lo sceneggiatore britannico, ispirandosi all’omonimo film scritto e diretto da Michel Crichton, da noi conosciuto come Il mondo dei robot, scrive insieme alla moglie Lisa Joy un soggetto per una serie HBO.  I due immaginano un parco di divertimenti futuristico popolato da robot. Attraverso questo parco, chiamato Westworld, i visitatori si immergono nel West e si divertono in tranquillità, perché i robot sono programmati per non danneggiare gli esseri umani. Questi sono simili all’uomo, ma non hanno una personalità perché sono programmati per seguire una trama scritta per loro. Il punto di vista di questa serie è quello di Dolores, un robot del parco, che capisce che esiste un mondo al di fuori del West.

Nolan in Westworld si focalizza per di più sulla presa di coscienza di queste macchine, e così facendo rende difficile distinguere un robot dall’essere umano.  Nella serie l’Uomo in Nero (Ed Harris) cerca per tutto il parco un labirinto, che non è un luogo fisico, ma rappresenta la coscienza delle intelligenze artificiali. Per Ford (Anthony Hopkins), il creatore del parco, il dolore è la chiave per arrivare alla coscienza.  Il nome della protagonista, Dolores, non è stato scelto a caso: in spagnolo significa “dolore”. Per essere umani bisogna soffrire. A questo concetto ci arriverà Dolores, e prima di lei Maeve, un altro robot del parco.

Nell'immagine si vede dall'alto un labirinto e al centro una donna distesa con un corpo
Il dolore di Maeve per aver perso la figlia al centro del labirinto

Nolan introduce in Westworld, inoltre, il concetto della mente bicamerale, dal libro Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza di Julian Haynes. Secondo questo psicologo americano, la coscienza dell’uomo non è nata subito. Prima di allora il cervello era formato da due emisferi: in un emisfero c’era una voce che impartiva gli ordini, nell’altro c’era un’altra entità che obbediva, ossia l’uomo  stesso. Quindi, per Haynes, partendo dall’Iliade, queste voci erano delle allucinazioni, e la coscienza dell’uomo si sarebbe evoluta quando l’uomo non avrebbe più obbedito a queste voci. In Westworld i robot seguono delle voci che sono gli ordini impartiti dall’uomo. Per raggiungere il centro del labirinto, cioè la propria coscienza, si devono sbarazzare di queste voci, e potete immaginare cosa accade nell’ultimo episodio, che si intitola tra l’altro Bicameral Mind.

Person of Interest e Westworld sono, dunque, due serie televisive che affrontano in modo diverso la tematica dell’intelligenza artificiale. E’ interessante notare che in entrambe sia presente una canzone dei Radiohead, Exit music for a film, scritta appunto per il film Romeo + Juliet. La canzone in questione viene usata in due scene diverse, ma con un contesto simile: il risveglio dell’intelligenza artificiale. Exit music for a film si sente appunto nel finale della quarta stagione di Person of interest  quando viene attivata Samaritan. Mentre, invece, Westworld usa la versione strumentale della canzone arrangiata da Ramin Djawadi, tra l’altro anche autore delle musiche di Person of Interest, per accompagnare la scena finale della prima stagione, cioè quando i robot si liberano dal controllo dell’uomo. Il testo della canzone non ha niente di fantascientifico, ma le parole si adattano bene con le tematiche fin’ora affrontate. Wake up from your sleep, the drying of your tears. Today we escape, we escape. 

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Aspirante regista. Classe 88, da sempre adoro il cinema. Infatti, ho portato Matrix come tesina di maturità. La mia passione per la settima arte mi ha portato a laurearmi al DAMS di Roma Tre. I miei registi preferiti sono Christopher Nolan, Sergio Leone, Quentin Tarantino e Giuseppe Tornatore. Adoro anche le serie televisive come Lost, Games of Thrones, Sherlock, Black Mirror e Inside No. 9. Insomma, mi piacciono le grandi storie per immagini. Per questo motivo mi piacciono anche i fumetti. Mi piace analizzare ogni film e capire come è stato girato. Il mio sogno? Approdare al Festival di Venezia con il mio primo lungometraggio.