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Assassin’s Creed: Origins – Recensione

Sabbia, sole e faraoni. Riuscirà questo capitolo di Assassin’s Creed a riportare la saga ai fasti di una volta oppure sarà solo l’ennesimo tour virtuale senza carisma, come avviene da qualche anno?

L’anniversario della confraternita

Una delle saghe videoludiche più famose e importanti di sempre: Assassin’s Creed compie dieci anni e dopo 8 capitoli canon, fumetti e un (pessimo) debutto al cinema, dopo un anno di pausa, si presenta con un nuovo capitolo con un setting completamente inedito per la saga: l’Egitto del 47 a.C.

Prima di proseguire, voglio precisare una cosa: parlare di Assassin’s Creed in modo oggettivo per me è un impresa abbastanza ardua. Seguo la serie dal pimissimo capitolo e nonostante gli alti e bassi ho sempre giocato tutti i seguiti. I primi capitoli, quelli “seguiti” dal game designer originale, Patrice Desilets, sono, a mio avviso i migliori. Il picco più alto lo tocca quell’Assassin’s Creed II che oltre ad essere rimasto nei nostri per il setting dell’Italia rinascimentale ha una narrativa davvero eccezionale. Ezio Auditore è uno dei personaggi meglio scritti della storia videoludica e nei due capitoli successivi ne seguiamo l’evoluzione. I tempi d’oro della saga insomma. Dopo Revelations c’è Assassin’s Creed III, un’occasione mancata perchè un lavoro più rifinito l’avrebbe reso un ottimo capitolo. Non tanto per il gameplay, più che interessante, ma per la nerrativa e per il piattume del personaggio. Connor è una macchietta inespressiva. Stesso discorso si può fare su Unity e Syndicate. Epoche storiche, città realizzate con massima cura e l’impegno si vede (basti pensare alla designer che ha impiegato due anni per ricreare fedelmente la cattedrale di Notre Dame) ma storytelling disastroso e personaggi da dimenticare.

Mi son parecchio piaciuti, invece, Black Flag e Rogue che portano una ventata d’aria fresca alla saga. Qui i personaggi sono ben caratterizzati, specialmente Edward è un evoluzione fantastica. Rogue, sebbene copia spudorata di Black Flag dal punto di vista di gameplay ci mette per la prima volta nei panni di un templare mostrandoci la storia da un’ottica diversa. Insomma, nel bene e nel male la saga ha raggiunto il suo decimo anniversario. Cosa ci aspetta adesso? Devo dirlo. Dopo due capitoli da 7 non avevo troppo hype per queso Assassin’s Creed Origins. Ho deciso, alla fine, di prenderlo senza spoilerarmi troppo dai trailer per essere il più oggettivo possibile.

Potremo scalare le piramidi ed è un lavoraccio!

 

Un nuovo inizio?

Ac Origins si proprone come un nuovo inizio, sotto molti aspetti: il setting è, come già detto, il tardo Egitto, quello sotto dominazione di roma e la storia è quella della nascita della conftaternita degli Assassini. Vestiamo i panni di Bayek di Siwa e sua moglie Aya, entrambi Medjay del faraone. Senza scendere troppo nei dettagli, ciò che spingere i protagonisti a uccidere i membri dell’ordine degli antichi è una storia di vendetta. Inizialmente potrebbe ricordare Ac II e quindi un ennesimo tentativo di riproporre la storia di Ezio, ma non è così. Vi assicuro che la storia di Origins è tra le meglio riuscite, almeno dal lato storico. Quella del presente è pessima ma ne parliamo dopo.

Possiamo cavalcare cammelli e cavalli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Toccare l’Egitto con mano

Analizziamo il lato tecnico: il motore grafico di questo capitolo è lo stesso dei due precedenti e di tutti i giochi Ubisoft di oggi, l’Anvil Next ed è un ottimo motore grafico se usato bene. In Origins fa il suo lavoro, graficamente il gioco è quasi intaccabile e dico quasi perchè qualche effetto realizzato male l’ho visto. Per esempio dei fumi erano animazioni create con modelli in 2d, cosa che mi ha fatto parecchio storcere il naso. Per quanto riguarda la rubrica bug (perchè si, in Ac ormai è lecito trovarne) mi ritengo abbastanza soddisfatto. Il tutto gira senza troppe difficoltà su pc di fascia media a dettagli alti, quindi anche dal lato ottimizzazione, decisamente ci siamo. L’estetica del gioco è molto buona, i menù li ho graditi di meno ma alla fine quella è una questione di gusti personali.

 

Ubisoft questa volta ha capito

Dal punto di vista del gameplay, nonostante le promesse di un gioco totalmente rinnovato, mi aspettavo la solita minestra riscaldata. Ebbene, non è così. Siamo di fronte a, come molti si aspettavano, a un The Witcher made in Ubisoft e a me va bene così. Possiamo svolgere più missioni in contemporanea e ciò torna utile visto che possiamo interromperene una e iniziarne un altra quando più ci pare. Interessante anche la questione dei livelli. L’aspetto gdr era stato introdotto con Unity abbastanza male, poi migliorato un po’ in Syndacate e finalmente ottimizzato qui in Origins. Sconfiggere avversari con un livello più alto del tuo è finalmente una sfida impegnativa. Complice anche il sistema di combattimento che riprende molto da For Honor. Adesso la sfida è con più nemici in contemporanea e dovremmo usare di più la testa e non, meccanicamente premere un tasto per uccidere i nostri nemici. Carina anche la trovata delle bossfight e alcunti espedienti narrativi ci permetteranno anche di affrontare dei mostri alla Prince of Persia. Si, decisamente il nuovo sistema di combattimento mi è piaciuto, peccato che si siano dimenticati di ottimizzare la telecamera. Una cosa che fece storcere il naso a molti nei trailer e l’utilizzo dell’aquila per marcare i nemici, copiata palesemente dagli assets di quella schifezza di Watch Dogs 2. A me non è dispiaciuta, anzi è un valido modo di inserire, finalmente, la mascotte degli assassini nel gameplay.

Ciò che non torna è la logica dei ricordi genetici, ovvero: se stiamo vivendo i ricordi di una persona, come facciamo a controllare il suo animaletto domestico? Mistero. Altra nota positiva è il mondo di gioco che è enorme e pieno di cose da fare. Infatti dal punto di vista della longevità sono molto contento. La questione dei livelli ci costringe a giocare gran parte della missioni secondarie che tra l’altro sono ben integrate con la storia. In questo modo il gioco arriva a durare oltre la 30ina di ore a difficoltà difficile. Sì, tra l’altro, ottima l’idea di inserire il selettore di diffcoltà, che alla fine va a modificare solamente il malus dei danni in combattimento. Un piccolo accorgimento che però permette di rendere il gioco gradevole a una fascia più ampia di utenza.

Dal punto di vista della colonna sonora abbiamo il ritorno del celebre tema che ci accompagna da AcII, cosa che apprezzeranno molto i più nostalgici della serie. Per il resto ho gradito molto la cura dei dettagli del suono come il rimbombo degl interni o l’offuscamento delle voci se utilizzi un elmo. Sulla mia postazione casalina ho però notato dei bug sonori abbastanza fastidiosi, spero che risolvino con delle patch.

I combattimenti sono finalmente interessanti!

 

Due protagonisti con gli attributi

Analizzato il gameplay e i vari aspetti tecnici due parole sulla storia e sul presente (senza spoiler ovviamente). La narrativa di Origins sembra essere tornata a quella dei primi Ac. Per tutto il gioco si manifesta una sensazione di mistero e sacralità, l’immersione nel periodo storico è davvero profonda. C’è identità tra la storia dei protagonisti e la grande storia, proprio come accadeva in AcII. I protagonisiti poi sono davvero ben caratterizzati, oltre a Bayek, anche Aya è un personaggio davvero ben fatto e non steriotipato solo perchè è moda inserire personaggi femminili forti solo per far felici le alpha woman. Purtroppo non posso e non voglio farvi spoiler. Sul fronte del presente sono molto deluso: non c’è stato il gran ritorno promesso e sinceramente non ci speravo nemmeno. Utilizziamo un personaggio scritto male in partenza e solamente verso la fine c’è forse qualcosa di interessante.

Bene, questa era la mia recensione di Ac Origins, un gioco che ho davvero molto apprezzato. E’ un ottimo trampolino di (ri)lancio per una saga che stava diventando monotona e ripetitiva. Il mio voto è 8. Dai Ubisoft che se vuoi li fai i giochi carini, visto?

Grafica 8
Sonoro 8
Longevità 9
Giocabilità 8

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