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Loving Vincent – La recensione

Loving Vincent, di cui si è già parlato qui, entra in maniera prepotente nelle sale, uscendo vincente sotto ogni punto di vista, dalla regia alla sceneggiatura, passando ovviamente per quello che lo caratterizza, l’esecuzione.

Distribuito dalla Nexo Digital, Loving Vincent, con le sue 60.000 tele dipinte a mano frame su frame, si impone nel suo piccolo sul boxe office americano, incassando 24,3 mila dollari nel primo weekend, arrivando a 738 mila dollari nelle prime tre settimane di programmazione. Un lavoro niente male per questo piccolo gioiello.

Quando il cinema si fonde con l’arte, il risultato finale non è mai banale. Nato dalla collaborazione di Dorota Kobiela, pittrice polacca, e Hugh Welchman, regista inglese, Loving Vincent si pone come un piccolo “giallo” che ruota intorno al presunto mistero circa la morte di Van Gogh grazie ad Armand Roulin, che non convinto del suicidio dell’artista, ripercorre le ultime settimane interrogando tutte le persone vicine al pittore.

Loving Vincent (il titolo nasce dalla chiusura delle lettere che Vincent spediva al fratello Theo) è un film che ovviamente si basa sulla sua estetica, con ogni scena dipinta come se fosse stato proprio il pittore a metterci le mani. Questo non significa però che il prodotto finisce qui: troviamo una storia toccante che potrebbe anche commuovere qualche animo sensibile, mossa da abbinamenti di colori, toni ed espressioni che aumentano la malinconia e la tristezza della storia.

In conclusione il film risulta un prodotto assolutamente consigliato. Nel caso si voglia conoscere il mondo di Van Gogh sotto più punti di vista, si consiglia l’acquisto di Vincent, il fumetto della Bao ispirato alla corrispondenza di lettera tra Vincent stesso ed il fratello Theo. Per approfondire invece la vita del pittore in maniera più accademica, si consiglia questo libro.

Per approfondire, si invita il lettore al video che contiene una breve videorecensione.

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