BATTLE CHASERS: NIGHTWAR COLPISCE, MA NON STUPISCE

Questa recensione di Battle Chasers: Nightwar non può che iniziare con il citare il suo autore, ovvero Joe “Mad” Madureira. Negli anni novanta questo celebre nome che ha dato manforte al mondo fumettistico con questa opera omonima, oggi si spinge in un progetto dal grande potenziale sviluppato da un team interessante, una volta che è stata raggiunta la cifra di ben 850.000 dollari su Kickstarter. Quindi una cifra che non tutti sono riusciti a soddisfare, ma diciamocela tutta: Non si sono mai minimamente avvicinati.

Joe “Mad” Madureira è stata una figura molto importante per quanto riguarda il mondo videoludico, infatti quest’ultimo ha gestito tutto il brand di Darksiders, curando in maniera impeccabile e maniacale i primi due capitoli della saga, finché non ha deciso di lanciarsi in altri progetti interessanti come Battle Chasers, che per l’occasione ha messo su il team  The Airship Syndicate, che successivamente è stato supportato da THQ Nordic che, da come avrete già intuito hanno reso possibile la realizzazione del progetto in questione.

Battle Chasers: Nightwar è un misto tra occidentale ed orientale che riesce ad eguagliare e gestire le meccaniche di un dungeon crawler fuso ad un RPG semplice, classico come si suol dire. Ovviamente, da come si può semplicemente notare dal design del brand, Madureira riflette perfettamente il suo stile, in questo suo nuovo ed interessante progetto, che contiene tantissimi pro, ma anche alcuni contro non indifferenti che nel corso della lunghissima avventura faranno capolino in maniera potente e pesante, per certi versi.

L’AVVINCENTE TRAMA DI BATTLE CHASERS

La storia editoriale, o a grandi linee di questo brand è molto complessa dato che godeva di tantissime sfaccettature sperimentali che nel corso degli anni novanta, ovviamente non è arrivata al grande pubblico, nonostante i vari tentativi da parte dell’autore. Infatti questa piccola perla cult è conosciuta soltanto da pochi appassionati, visto che l’opera in questione è stata “insabbiata” nel tempo da alcune opere fantasy che hanno rivoluzionato il genere, comead esempio il Berserk di Miura. 

Il connubio che fondeva perfettamente lo stile nipponico con quello americano, ha sempre caratterizzato l’opera di Joe “Mad” Madureira, che è riuscito a concentrare la trama complessa e matura del titolo, con il tratto leggero, soave e “americano” che da sempre lo caratterizza, che riusciva comunque a mantenere l’essenza giapponese ed orientale a cui il titolo aspirava, segnando per sempre un’epoca che è stata fondamentale per la cultura pop, ovvero gli anni novanta.

 

L’autore durante le varie interviste e dichiarazioni per quanto riguarda il progetto è stato chiarissimo: La trama deve sì, deve ricalcare l’anima dell’opera originale, ma deve intrattenere e trascinare il pubblico nuovo che ancora non conosce il brand di cui si sta parlando, potendolo così apprezzare da zero. Ma qualcosa non è andato nel verso giusto, dato che in Battle Chasers: Nightwar la trama è uno dei punti deboli visto che risulta banale e scontata, ed in alcuni punti è davvero fiacca e senza forze, anche se sei va a spolpare a fondo il tutto.

I personaggi che compongono l’avventura ovvero La giovanissima Gully, il “cazzuto” Garrison e il meccanico war golem Calibretto, saranno incaricati di ritrovare i compagni perduti:  il saggio Knowlan e l’avvenente Red Monika, dopo che un disastro aereo catapulta tutti su un isola pregna di misteri, intrighi e tesori di cui andremo ad approfondire, ovviamente col passare delle ore vicino alla console in questione.

La trama si “evolverà” nei soliti misteri misteriosi, nella sempreverde malvagità che cerca di risvegliare un male antica sopito da anni, e gli “amiconi” che teneranno di fermare i nostri eroi mettendoci i bastoni tra le ruote. Insomma tutti i cliché che da sempre accolgono a braccia aperte questo genere di mondo, che sia fumettistico, cinematografico ecc.

Ovviamente se il tutto era reso in maniera interessante ed evocativa, nulla da dire si sarebbe abbattuto sullo storia di Battle Chasers, che a lungo andare diventa veramente di una noia non indifferente, visto che quest’ultimo non riesce a distaccarsi dalla massa, tanto che il tutto diventa monotono e stressante, visto che l’avventura di certo non regala poche ore di gioco, ma anzi la longevità poteva essere un suo punto di forza: Se sfruttata bene però, ma così non è stato evidentemente. Le attese al Gamescon erano veramente alte, sopratutto per chi ha sostenuto il progetto dato che si aspettavano almeno in parte un ritorno alle origini, importante in questo senso.

GAMEPLAY

Il gameplay del titolo è sicuramente uno dei punti di forza che ha saputo reggere il livello che si aspettava il videogiocatore, sicuramente non sarà innovativo visto che il sistema degli scontri prende fortemente ispirazione da quello ruolistico giapponese, che da sempre abbiamo avuto modo di apprezzare nei vari capitoli della serie di punta Final Fantasy. Il tutto condito da una barra laterale che smista, e racconta al giocatore la lista degli attacchi e della difese, che potranno essere immediate o esaustive, sopratutto per quanto riguarda le gestione del Mana. Stiamo parlando del classico sistema ATB a turni.

Tutto è molto comodo e semplice visto che quando si seleziona l’azione da compiere, tutto è descritto alla perfezione compreso se l’attacco sarà istantaneo o lento, quindi a seconda delle abilità concesse, si stabilirà la durata e la difficoltà dello scontro, che come sempre dipenderà anche da chi si ha di fronte.

Un punto che avvantaggia il titolo e che non capiteremo mai in scontri casuali, visto che mentre si esplora liberamente la mappa, la prossima battaglia e segnata con un icona sul bivio, o sul sentiero su cui stiamo calpestando il suolo. Questo è diverso nei dungeon, visto che i nemici sono in costante pattugliamento e quindi ben visibili rispetto alle icone che incontreremo fuori da questi percorsi.

Come avete letto nulla di particolare ed innovativo si trova in questo gameplay, che oltre l’impostazione schematica degli RPG classici, troviamo anche il layout che rispecchia appieno lo stesso genere, per quanto riguarda mosse, stili e attacchi potenziati. Ma quello che veramente regala dinamismo agli scontri e battaglie sparse per la mappa, sono effettivamente le mosse di attacco e difese dei personaggi, che riescono oltre ad infliggere il danno, a provocare alcune situazioni che contengono lo stordimento, l’avvelenamento, il sanguinamento e vari status alterati che regaleranno al giocatore un’esperienza viva e coinvolgente durante gli scontri che riescono a distaccare e spaziare la monotonia della trama.

Questo è l’equilibrio che si crea in Battle Chasers, insieme alle classi dei personaggi che non sono per niente canoniche e si distanziano dalle solite caratteristiche, visto che ognuno ha un suo equilibrio che può essere spezzato durante le varie limit break e i vari attacchi speciali che andranno a crearsi durante la crescita e il level up che il titolo offre. Visto che come da “copione” durante lo scorrere del tempo e delle missioni, i personaggi che andremo a gestire cresceranno come siamo abituati da questo genere di videogame.

Una piccola chicca, ma non tanto piccola visto che è il punto focale del gioco: i dungeon procedurali. Sì, perché oltre il semplice proseguimento della trama, abbiamo ben otto posti da esplorare totalmente, sempre se non si contano quelli bonus. Qui prima del gameplay, arriva il design delle varie strutture che spruzzano stile da tutti i pori, visto che non emanano per niente quel senso di casualità che solitamente troviamo nei dungeon casuali, in generale che contengono gli altri titoli che richiamano lo stesso stile.

Dopo lo stile arriva la quantità di posti da esplorare, dato che oltre i vari tesori, e bestie nuove da combattere, qui si parla addirittura di bivi e strade che diventano veri e propri labirinti , tanto dalla vastità degli ambienti e dallo stile che confonde il giocatore che è costretto a spremersi veramente le meningi per portare a termine la prima esplorazione. Dopo un “primo giro” infatti, potremo nuovamente rientrare nel posto già affrontato prima, ed insieme alle tre difficoltà che saranno a disposizione (normale, difficile e leggendario) possiamo affrontare elementi che non sono stati inseriti prima.

La nota dolente riguarda la giocabilità “forzata” dei dungeon, dato che le side quest sono davvero povere, scarse e poco competitive. Per passare il tempo il titolo contiene alcuni mini-game come la pesca e la caccia al boss, che offrono davvero poco dal punto di vista della longevità e del divertimento. Un altro motivo per giocare e rigiocare i dungeon è sicuramente i pochi posti e modi per livellare, visto che oltre alla quest principale il gioco ci offre ben poco da questo punto di vista, riuscendo ancora a sollazzare “la molla” di frustrazione che può scaturire al giocatore più nervoso.

COMMENTO FINALE

Battle Chasers è stato un grandissimo fumetto che ha regalato una dose di stile non indifferente durante gli anni novanta. La sua perfetta fusione tra orientale e occidentale è stato davvero di grande ispirazione e diffusione, da parte del suo autore Joe “Mad” Madureira. Quest’ultimo tramite il progetto portato avanti grazie a Kickstarter ha voluto rianimare questo brand, che meritava sicuramente di essere approfondito e conosciuto dalle generazioni future. In parte così sarà.

Le tante lacune che abbiamo analizzato in precedenza non fanno assolutamente gridare al capolavoro dato che il titolo non ha mantenuto le premesse fatte, visto che cade nei soliti cliché del genere, nonostante durante le tante interviste questa situazione non doveva essere così, ma doveva offrite qualcosa di nuovo. La proposta ha cercato di reggere queste direttive ma ne ha realizzato solo una minima parte che di certo non basta per un brand del genere.

Ma il livello stilistico del gioco, il design dei livelli dei dungeon e le piccole novità introdotte durante il corso della lunga progettazione, riesce a far guadagnare una piccola possibilità a questo progetto indipendente che ricalca le gesta di un gruppo leggendario che ha fatto la storia della cultura pop del fumetto indipendente.