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The Shape of Water – Recensione in anteprima

Recensione dell’attesissimo nuovo lavoro di Guillermo Del Toro, prodotto dalla Fox e con Sally Hawkins nel ruolo della protagonista principale.


Elisa è una giovane ragazza muta, che conduce una vita ordinaria insieme a Giles, un uomo di altri tempi che ama l’arte a trecento sessanta grandi.
In un giorno di lavoro, presso un centro scientifico, scopre in compagnia della sua collega Zelda che stanno facendo degli esperimenti poco ortodossi su di una creatura mostruosa.
Da quel preciso momento sarà costretta a cambiare drasticamente il suo stile di vita, con la conseguenza di addentrarsi in un vortice abissale, senza vie di fuga.
Guillermo Del Toro (regista di film diventati ormai di culto, come Il Labirinto del Fauno) ci introduce in una fiaba grottesca ambientata negli anni 60, senza precedenti, e ricca di incredibili colpi di scena.
The Shape of Water è la continuazione del suo discorso sulle diversità umane, sulla difficoltà di approcciarsi a degli esseri mutanti e sull’impossibilità di far coesistere due mondi paralleli.
Il diverso in questo frangente è una creatura marina dal cuore tenero, impavido di ogni pericolo e cosciente del suo status anormale, tanto da farlo sembrare più umano degli umani stessi.
Essendo la prosecuzione di un tema caro al regista messicano, il suo nuovo film potrebbe avere quel odiosissimo effetto di già visto, ma che in parte (fortunatamente) viene meno grazie anche alla sua poliedrica regia.
Il cinema di Guillermo Del Toro si è sempre contraddistinto per la sua forte componente visionaria, in questo caso The Shape of Water non fa assolutamente eccezione, le sue trovate strabilianti a livello di visione dell’insieme sono ampiamente presenti.

The Shape of Water a sua volta però non vuol essere un film legato ai vecchi e cari schemi narrativi attuati dal regista nei suoi precedenti lavori, bensì vuol essere una nuova pagina di storia da scoprire e riscoprire.
A Del Toro bastano poche inquadrature per delineare una narrazione precisa e coesa, The Shape of Water sotto questo punto di vista non presenta alcuna falla, portando sul grande schermo un racconto lineare dall’inizio alla fine.
The Shape of Water rappresenta per il regista una specie di ritorno alle origini, ad un tipo di cinema più intimista e meno spettacolare visivamente, ad una elaborazione più equilibrata e meno confusionaria.
Guillermo Del Toro con il suo nuovo lavoro fa un enorme e necessario passo indietro, rispetto al poco riuscito Crimson Peak, riuscendo ad assestare il tiro ed a tornare sui propri passi; a dimostrazione del fatto che non voleva commettere gli stessi errori.
Se a livello di regia e di sceneggiatura il film si dimostra validissimo, a livello di casting presenta alcune piccolissime ed indolori problematiche, in special modo da attribuire ad una Octavia Spencer mai realmente partecipe degli eventi narrati.
Nei film di Del Toro c’è sempre un nemico ostico da eliminare, un essere apparentemente vicino alle insofferenze dei protagonisti, un essere senza dubbio impotente che gigioneggia nella sua grandiosità; nel caso di The Shape of Water questo ambito ruolo è stato affidato ad un Michael Shannon davvero in parte e catalizzatore di ogni singola scena nella quale è presente.
Non mancano di certo anche in The Shape of Water i dovuti rimandi a cult indiscussi del passato, qui sono ben visibili i riferimenti ai film della Hammer ed in modo particolare al film Il Mostro della Laguna Nera, soprattutto per quanto riguarda il concept design del mostro.
The Shape of Water in un certo senso è il suo film più completo a livello artistico, un film denso di significati e di mille sfaccettature da analizzare passo dopo passo.
Nonostante non abbia un incipit folgorante, The Shape of Water nella sua interezza risulta essere ampiamente riuscito in ogni suo singolo dettaglio.
E’ in definitiva una fiaba sorniona e rassicurante, nella quale Del Toro sapientemente riesce ad amalgamare elementi fantasy (evidentissimi nel rapporto fra il mostro e la protagonista) con il musical più sfrenato anni 30, senza dimenticare la sua reale dimensione di origine.

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