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Metal Gear: tra passato, presente e futuro

Riviviamo insieme la storia di Metal Gear, saga capolavoro del maestro indiscusso Hideo Kojima.

Qualche giorno fa una delle saghe più famose ed importanti del mondo videoludico ha spento 30 candeline. Sto parlando di Metal Gear, la creatura di Hideo Kojima. Chiunque si definisca gamer e coltivi questa passione ha almeno giocato un capitolo del brand. Se così non fosse, caro lettore, ho una brutta notiza per te… Scherzi a parte, di Metal Gear, nel corso degli anni, sono stati pubblicati oltre 30 capitoli tra seguiti, spinn-off e remastered (e remastered di remastered), di cui solo 9 canonici e 2 semi canonici.

Big Boss, il miglior soldato del ventesimo secolo

 

L’inizio, i primi Metal Gear per MSX

L’accoglienza del pubblico è stata quasi sempre positiva. Ogni capitolo ha, a suo modo, rivoluzionato alcune dinamiche del videogioco nel periodo in cui è uscito. Basti pensare al primissimo Metal Gear per MSXII (1987):  fino ad allora in un action\stealth il giocatore iniziava la partita con un arsenale completo o almeno sufficiente per completare la missione. In MG l’unico equipaggiamento che hai sono le sigarette, spettava te recuperare le varie armi. 

Metal Gear per MSX

Nel 1990 uscirono due seguiti di cui solo uno canonico. In occidente ci beccammo il vinello di scarsa qualità, Snake’s Revenge (di cui non parlerò assolutamente), in Giappone usci Metal Gear 2: Solid Snake. Quest’ultimo era un prodotto eccellente, con uno storytelling all’avanguardia per l’epoca. Presentava molti aspetti che qualche anno dopo avrebbe ripreso il successore.

Metal Gear 2: Solid Snake

 

L’approdo sulla consolle di mamma Sony e la nascita di due pietre miliari

Metal Gear Solid (1998), oltre ad essere il primo capitolo in tre dimensioni e per PlayStation fu innovativo per la profondità della trama e delle tematiche: l’eredità genetica, la trascendenza, il terrorismo e la deterrenza nucleare. Tematiche per cui volentieri prenerei a cazzottate in faccia chiunque ancora affermi che il medium videludico sia roba per ragazzini. Caratterizzati e sfaccettati anche i personaggi, come Revolver Ocelot il triplogiochista. Il culmine della narrativa del medium videoludico lo detiene Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty (2001). Titolo, in molti casi incompreso ma da un messaggio attualissimo: il controllo dell’informazione, l’ego, il voler tralasciare un segno nel mondo. Il tutto tramite la rottura della quarta parete, l’immedesimazione tra il protagonista e il giocatore. Tutto questo nel 2001, 16 anni fa… Come già ribadito, la filosofia dietro MGS2 ai giorni nostri è più che attuale. Magari approfondirò questo argomento in un prossimo articolo.

Metal Gear Solid. il primo capitolo per la console Sony e il primo capitolo in 3D

 

Prologhi fantastici:dove trovarli  e una concluisione eccellente

Nel 2004 il ritardo della next gen portò il nostro game designer preferito a rielaborare il concept di Mgs in qualcosa di nuovo. Decide quindi di cambiare totalmente e creare un prequel ambientato nella taiga russa, durante la guerra fredda. Kojima ci stupì con un titolo sì, tematicamente molto più soft, ma che a livello narrativo eguaglia, se non supera molti film di azione e spionaggio a cui era palesemente ispirato. Il protagonista era questa volta un giovane Big Boss, ai tempi chiamato Naked Snake. Metal Gear Solid 3 Snake Eater è un chiaro esempio di come un prequel dovrebbe essere fatto, nonchè il mio capitolo preferito (anche se di poco rispetto agli altri). Nel 2008 uscì l’ultimo gioco della saga ritenuto canonico: Metal Gear Solid 4. Immaginate tutti i concept di gameplay, tutte le tematiche e tutti gli espedienti narrativi dei capitoli precedenti racchiusi in un unico titolo finale. Mgs4 è il sunto, la somma di una saga che ormai Kojima si portava dietro da due decadi. E’ più che perfetto, una degna conclusione alla linea narrativa.

Old Snake in Metal Gear Solid 4

 

Mother base e ninja tagliameloni

Nel decennio successivo escono altri due capitoli dedicati alla “trilogia” del prologo. Tutti per PSP Metal Gear Solid Portable Ops che non è ritenuto completamente canonico e Metal Gear Solid Peace Walker, che inizialmente doveva avere la numerazione come quinto capitolo.
Entrambi ottimi titoli che introdussero l’aspetto tattico\gestionale per la gestione di un proprio esercito e di una mother base. Elementi che erediterà The Phantom Pain. Ma prima di passare a questo una piccola nota sullo spinn-off del 2013 incentrato su Raiden. Metal Gear Rising: Revengeance è un ottimo titolo hack ‘n slash, come tutti i giochi della Platinum, ma ahimè a mio avviso ha davvero poco di MGS. C’era davvero bisogno di continuare l’arco narrativo chiuso perfettamente in MGS4?

Raiden, il protagonista di Metal Gear Rising: Revengeance

 

Il dolore fantasma

Metal Gear Solid V, seguito della trilogia di Big Boss. Prima di tutto precisiamo che questo titolo è diviso in due parti Ground Zeroes (2014) e The Phantom Pain (2015). Il primo è il semplice (e ottimo) prologo venduto ad un prezzo troppo eccessivo. €40 per un titolo che dura meno di un indie è davvero una cosa scandalosa, condivisa anche dal nostro game designer preferito. Egli infatti era propenso ad un prezzo molto più basso, €10 o €20. Prutroppo Konami è stata serrata sotto questo aspetto. Indice di come le cose non sarebbero andate bene in futuro. The Phantom Pain è un gioco davvero divertente, eredita tutti gli aspetti della trilogia del prologo migliorandoli e ampliandoli. Sarebbe stato davvero un capolavoro se non ci fossero state le battaglie legali tra Konami e Kojima. Per chi non lo sappia, ad un certo punto dello sviluppo Konami limitò l’azione di Hideo e costrinse il suo team a chiudere in maniera frettolosa il gioco. Il risultato è un gioco monco, ironicamente come ricorda il titolo stesso, “The Phantom Pain”, senza un vero finale e con un messaggio davvero magnifico, sicuramente elaborato meglio nella mente del Maestro, ma presentato in maniera davvero scarsa. Chi ha giocato il titolo ha già capito, non voglio fare spoiler. In sintesi questo Mgs V è come se fosse un dipinto strappato dalle mani dell’artista ancor prima che rifinisca i particolari, la sua incompletezza è colpa della multinazionale.

Metal Gear Solid V: The Phantom Pain

 

“Perchè la qualità c’ha rotto i coglioni”

La dimostrazione che Konami pensi solo a fatturare dindini è data dal fatto che nei due anni successivi abbia prima presentato un pachinko di Metal Gear Solid 3 e poi uno Zombie game survival in un universo parallelo. Si avete capito bene: “Zombie game survival in un universo parallelo”. Personalmente questi contenuti da film di serie B non li accetto nella stessa saga in cui si affrontano tematiche come l’olocausto nucleare, l’eredità genetica e l’informazione. Pura blasfemia.

Ma d’altro canto Konami ha già rovinato alre saghe come Castelavania e Silent Hills. Senza Kojima Mgs sarà un prodotto scarso, l’ha già dimostrato il seguito non canonico del 1990 tra l’altro.

Se davvero cercate un titolo di qualità che riprenda da Metal Gear Solid non vi resta che attendere l’uscita di Death Stranding, primo titolo della nuova Kojima Prodction in uscita per PS4. Per adesso abbiamo poche informazioni se non quella di un cast stellare (Norman Reedus e Mads Mikkelsen tra i tanti) e la collaborazione con Guglielmo Del Toro. Diamo piena fiducia al Maestro augurandoci che possa ownare i vecchi datori di lavoro a cui, per citare Boris “la qualità ha rotto i coglioni”.

“Metal Gear” Survive

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