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Grazie per la cioccolata – recensione

Intrecci ed ambiguità in uno degli ultimi film di Claude Chabrol prima della sua morte. Un esempio spettacolarmente pacato della cattiveria del mondo attraverso questa pellicola dai risvolti psicologici.

Avete presente il “Ripiglino”? Quell’antico gioco in cui due persone compongono figure intrecciando lo spago tra le loro dita? Se ci avete giocato almeno una volta vi ricorderete sicuramente le infinite combinazioni che esso crea semplicemente incrociando le linee che il filo crea tra le nostre mani. “Grazie per la cioccolata” di Claude Chabrol possiamo considerarlo come una partita a questo gioco, in quanto quest’ opera si fonda sostanzialmente tra i numerosi intrecci che i personaggi creano tra loro. La storia inizia con l’unione civile tra Marie Claire ( Isabelle Hupper ), presidentessa di un’industria cioccolatiera, e Andè Polonski ( Jacques Dutronc ), pianista di fama internazionale. La vita dei due coniugi viene scossa dall’arrivo dell’ aspirante pianista Jeanne (Anna Mouglalis ) che dice di essere la figlia di Andrè a causa di un presunto intreccio tra neonati avvenuto nell’ospedale vent’anni prima tra la ragazza e Guillaume ( Rodolphe Pauly ), il figlio di Polanski, avuto dal precedente legame con Lisbeth morta in circostanze misteriose.

Gli intrecci non sono solo narrativi ma anche nei comportamenti che si ripetono tra personaggi diversi o dalle figure che vengono rispecchiate in pianoforti neri che riflettono figure grigie nell’animo dai modi ambigui, le quali sono difficili da decifrare dopo una sola visione. Il limite tra bene e male sembra solo apparentemente risolvibile dai gesti delle persone perché ognuno sembra nascondere un loro inconfessabile segreto in cui nemmeno  i rapporti madre/figlia o padre/figlio sembrano autentici.

Nella storia impossibile non menzionare le vicende tra le due donne, Jeanne e Marie Claire, le due sembrano contendersi non solo i favori e le attenzioni di Andrè Polanski ma sembrano rappresentare anche due classi sociali diverse tra loro, borghesia e aristocrazia, che si scontrano.

Il film mostra la perversione di una donna capace di tutto, anche uccidere, pur di allontanare qualsiasi individuo da suo marito. Ella agisce per mancanza d’attenzioni, sperando in qualcuno che finalmente possa darle la dovuta considerazione. Marie Claire non considera che seminando odio raccoglie soltanto altro odio ritrovandosi abbandonata e senza più attenzioni da parte di nessuno. Lei, come la sua classe sociale, si trova ignorata nei primi anni del duemila rispetto altre forze economiche e sociali emergenti.

Chabrol per questo film lascia la Francia e i suoi piccoli paesi per spostarsi in Svizzera nella ben più grande Losanna che fa da sfondo perfetto alla vicenda. Essa è un contorno dove ognuno sembra essere solo impegnato nei propri affari e nei propri interessi, privo di magnanimità nei confronti del prossimo.

Pregevole è anche l’omaggio che Chabrol fa a due grandi autori come Renoir e Lang mostrando in una scena Marie-Claire che regala al suo figlioccio due videocassette “Il mistero del crocevia” e “Dietro la Porta chiusa”, omaggiando i due registi precursori, al pari di Hitchcock, del cinema thriller.

Il film aumenta il suo valore grazie alla grande interpretazione della Huppert. Ella possiede la grande dote di avere una recitazione magnetica, capace d’incollarti alla sedia! La sua dote viene ampliata dagli abbondanti primi piani che mettono in risalto le emozioni dei protagonisti. Lei è la diabolica pianificatrice della storia ed è intorno a lei che ruota la vicenda. Nel film dice chiaramente “Ho un grande potere nella mia testa, calcolo tutto…” e quando nel finale scoppia a piangere non dà l’impressione di un pentimento per le sue azioni ma più di un errore di progettazione dei suoi piani.

Nel suo pianto vediamo il lato debole della donna, che viene accompagnato dalla musica che sovrasta gli altri suoni e scandisce lo scorrere del tempo e della vita dei personaggi che continua, nonostante tutto.

Voto: 7.5

 

 

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