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Blue Reflection – Recensione

La nuova fatica di Gust Corporation in collaborazione con Koei Tecmo debutta su Playstation 4. Vediamo se val la pena tuffarci nel mondo di Blue Reflection o meno.

Dopo aver dato alla luce l’eccellente Atelier Firis: The Alchemist and the Mysterious Journey, Gust Corporation, in collaborazione con Koei Tecmo, ritenta il colpaccio mettendo sul piatto Blue Reflection, JRPG a tema Mahō shōjo.

Per i meno informati, il Mahō shōjo o majokko è un genere caratterizzato dalla commistione di commedia (spesso sentimentale) e fantasy. Basti pensare alla celebre saga di Sailor Moon o Puella Magi Madoka Magica e avrete un’idea di quel che Blue Reflection rappresenta in termini di intrattenimento.

Adesso andiamo subito a scoprire se vale la pena acquistare l’ultima creatura di Gust o è meglio lasciarla sugli scaffali.

 

Un enorme tributo a Sailor Moon

Fin dalle prime battute di gioco noteremo subito le somiglianze con la saga di Naoko Takeuchi, fumettista che ha dato vita alle guerriere Sailor poi diventate leggenda. La protagonista si troverà proiettata in un’altra dimensione e dovrà avvalersi dei suoi poteri magici per proteggere il mondo da creature malvagie. Praticamente uno schema narrativo visto e rivisto da chiunque abbia mai assaporato anche una sola storia a tema majokko.

La nostra eroina si chiama Hinako Shirai, è al suo primo giorno di scuola superiore (già qui potreste intuire il 90% dell’intreccio) e viene avvicinata da un’ex compagna di classe, Sanae Nishida, che le esprime la propria solidarietà riguardo un incidente avvenuto in passato. ­ Hinako ha dovuto abbandonare il suo sogno di diventare prima ballerina per un brutto infortunio al ginocchio. Mentre le due conversano però Sanae viene improvvisamente avvolta da un’aura violacea, che catapulta Hinako in un altro luogo, il Common, un mondo desolato originato dalle insicurezze del genere umano, dominato dai demoni Sephirot.

Il destino di Hinako è dunque quello di trasformarsi in una Reflector, una ragazza in grado di sfruttare i Frammenti di sentimenti  delle persone per aumentare i propri poteri e salvare il mondo dalla fine. La protagonista però non sarà sola, verrà affiancata infatti da Yuzu e Lime, sue compagne di classe dai trascorsi misteriosi.

 

A metà fra il JRPG e la visual novel

Blue Reflection si presenta come un titolo costantemente in bilico fra il JRPG e la visual novel, pertanto alterna divertenti sessioni di lotta con lunghe conversazioni fra personaggi. Parlare con le persone che ci circondano sarà essenziale per collezionare nuovi Frammenti. Bisognerà stare ad ascoltare gli altri personaggi, le loro problematiche, eventualmente dispensando consigli e supporto. Al tutto però viene dato un senso tramite uno scaltro espediente: ogni qualvolta un NPC si mostra emotivamente affranto, le tre eroine si avventureranno nel suo subconscio per combattere i demoni in esso presenti. Il premio per il loro coraggio? Tanti succosi “Frammenti di Emozioni”. Dunque un continuo avvicendarsi di psicologia spicciola e sessioni di scontri coi malvagi “in nome della Luna”.

Ci si rende facilmente conto che non siamo di fronte a una sceneggiatura da Oscar, nonostante il tentativo di creare un costante paragone fra realtà e psiche. Le intenzioni sono buone ma come risultato si hanno dialoghi abbastanza prolissi, spesso mancanti del doppiaggio e che risultano difficili da seguire. A questa vanno unite delle missioni secondarie, necessarie a procedere con l’avventura principale, abbastanza piatte. La visual novel non si sposa troppo bene con la formula di gioco e potrebbe portare l’utente a dedicarsi allo sport del “lancio del disco dalla finestra” ancor prima che l’avventura possa concludersi, considerando le circa 30 ore necessarie.

 

Il combat system, fiore all’occhiello della produzione

Il discorso cambia se spostiamo i riflettori sul sistema di combattimento a turni. Hinako sul suo cammino incrocerà orde di nemici, visibili su schermo e coi quali si potrà ingaggiare battaglia venendone semplicemente a contatto o in alternativa sfruttando un apposito tasto per un attacco preventivo.I turni di combattenti e demoni sono scanditi dalla cosiddetta barra Timeline, posta in alto sullo schermo, barra su cui influiscono sia i comandi scelti in battaglia che il valore di agilità dei singoli personaggi. In particolare, tecniche peculiari e colpi critici aumenteranno i tempi d’attesa avversari, permettendoci  di infierire più agevolmente su di loro.

L’azione potrà essere ulteriormente spettacolarizzata grazie alla barra Ether Gauge, che il giocatore, scegliendo di saltare qualche turno, potrà sfruttare. Il risultato? Una serie devastante di attacchi consecutivi in un solo turno, eseguibili con l’ausilio della funzione Overdrive, che permette di spendere gli MP per eseguire delle tecniche speciali. Bisogna ovviamente però che il personaggio in fase di attacco abbia a disposizione più di una tecnica speciale, perché tramite una singola sessione di Overdrive non si possono usare le stesse tecniche più volte. Tutte queste possibilità sono state pensate per cavare d’impaccio il giocatore nelle fasi più concitate, ma si dà il caso che, nonostante tre diversi livelli di difficoltà, il gioco si presenti troppo facile da portare a termine. Tirando le somme quindi, seppur farcito di un gran numero di opzioni e scelte, anche il combat system finisce per perdere attrattiva a lungo andare, finendo per risultare tanto noioso quanto la narrazione.C’è da dire però che Blue Reflection non necessita di fasi di grinding estremo, poiché la crescita dei nostri alter ego progredisce in base alle missioni e attività secondarie, senza punti esperienza.

D’altro canto il titolo offre un buon grado di personalizzazione dal punto di vista delle tattiche di cui avvalersi in combattimento. Possiamo infatti equipaggiare ogni tecnica speciale con dei Frammenti Emozionali, in modo da cambiarne gli effetti sul nemico, determinare effetti benefici sui propri alleati o addirittura influire sulla tempistica dello scontro. Come abbiamo detto in precedenza però, tutto questo diventa vano data la facilità con cui si superano i nemici.

 

Un buon character design, ma quasi tutto il resto è noia

Mel Kishida, che ha caratterizzato magistralmente personaggi della serie Atelier, riesce a svolgere un lavoro eccezionale anche per Blue Reflection. Lo stesso non si può dire delle animazioni, troppo legnose e dell’aspetto dei nemici incontrati, che non ricorderete sicuramente con eccessivo entusiasmo. I boss al contrario risultano più gradevoli alla vista, ma non eccellono in quanto a varietà nel corso dell’avventura. Le ambientazioni poi presentano un design piuttosto anonimo.

Per quanto concerne l’ambito “colonna sonora”, è tutta un’altra musica. Il compositore Hayato Asano riesce letteralmente a salvare il prodotto, con sinfonie di sottofondo entusiasmanti e mai fuori tema. Il doppiaggio in giapponese pure è abbastanza credibile e ben realizzato.

 

Commento Finale

Blue Reflection è un titolo quasi completamente schiacciato dalla noia. Tanti buoni spunti, un character design accattivante, un combat system divertente e una colonna sonora superba che non riescono però a salvare il giocatore da una trama piatta, tediosa, che prende il peggio delle visual novel. Aggiungeteci anche una difficoltà nel superamento degli scontri imbarazzante e avrete un prodotto che si tiene a malapena aggrappato alla sufficienza. Consigliato agli amanti del majokko ma da evitare per tutti gli altri.

VOTO: 6

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