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“Notes From The Underground” by David Kollar: recensione/review

Indagare qualunque possibilità di espressione che la musica offre è uno degli statuti di David Kollar, che in questo nuovo lavoro ha voluto approcciare alla sperimentazione sonora con un’indole estremamente passionale e dai toni intensi. Il risultato ci ha sorpreso positivamente.

“Notes From The Underground”, pubblicato nel mese di giugno di quest’anno, è un progetto musicale che prende vita dalla volontà di tratteggiare in musica una storia vera, la storia di un giovane amico dell’artista slovacco,  ammalatosi di tumore; il titolo richiama l’opera omonima di Dostoevskij e ne ricalca in parte le atmosfere.

La cura e la delicatezza degli accorgimenti musicali sono, in quest’album, la dimostrazione che l’essenziale, per quanto minimo,  può dire tutto: un pezzo di storia individuale viene affrontata e tradotta in musica esattamente come se ascoltassimo i monologhi di Dostoevskij, con la stessa immedesimazione e lo stesso invito, cupo, alla riflessione esistenziale. Il titolo dei brani ben aderisce alla risposta emotiva sollevata al loro ascolto.

"Notes From The Underground". review
David Kollar

Ci siamo un po’ allontanati dal virtuosismo esasperato e dall’ipertecnicismo vorticoso e spesso alienante di “Komara” per accogliere, in questo contesto, un’aria diversa, più intimistica, dove la combinazione sperimentale del sintetizzatore e della tromba di Paolo Ranieri concretizza un approccio più discreto alla nostra immaginazione: qui i respiri si fanno più ampi, le pause più larghe, c’è tutto il tempo di lasciarsi permeare dai suoni creati ad hoc per inchiodare, mantenere fissi a terra, anziché  portare in alto. Sembra quasi, infatti, che anche  la stessa immaginazione venga evocata “a partire dal sottosuolo”, grazie alla ritmica incessante,  quasi tribale definita dall’uso sensato del sintetizzatore, e grazie anche all’armonia che sembra svolazzare leggera al di sopra di esso, ma senza fuggire mai troppo in là. Tutto è qui, in presenza; come i pensieri,  incessanti e rotolanti.

Dopo le prime tracce, che ci introducono immediatamente alla natura suggestiva dell’opera e alla complessità del tema trattato, ci immergiamo nel cuore dell’album con  “Underground” e “Notes from the Underground”, che presentano un incedere maggiormente pesante e cadenzato, dalle tinte più fosche rispetto alle precedenti, come una coscienza che progressivamente si apre, scoperchiando inevitabilmente tutte le sue fragilità e i suoi drammi; l’uso sapiente del sintetizzatore e delle sue dinamiche si fa inevitabilmente più aggressivo e invadente, la tromba più incisiva, quasi corrosiva.

A seguire, “Koma” è una vera e propria sospensione, come se ci trovassimo a galleggiare improvvisamente in uno spazio vuoto.

L’ultimo brano, “God Would Grand Me Determination” apre inequivocabilmente alla possibilità di speranza e di quiete per lo spirito tormentato.

Lo stimolo all’immaginazione è, d’altronde, una delle peculiarità dell’arte musicale di David Kollar, che si ripropone sempre di lasciare all’ascoltatore orizzonti aperti, da riempire attraverso le linee guida della sua musica.

Un insieme di tecnica e suggestione sonora caratterizzano “Notes From The Underground” come anche i lavori precedenti del compositore slovacco, che qui si snelliscono per farci entrare in una dimensione più profonda, ma positiva: l’invito vuole essere comunque di fiduciosa aspettativa poiché, come suggerisce il dipinto della copertina, finché la sigaretta brucia, c’è sempre speranza.

Dall’ipertecnicismo progressive jazz alle sonorità cinematografiche, dall’uso della chitarra a quello del sintetizzatore, Kollar dimostra di voler andare oltre un mero discorso musicale estetico, mettendo radici, con le sue soluzioni, nella mente e nell’animo di ognuno di noi, scuotendoli e facendoli vibrare.

Tracklist:

  1. Have a great sadness
  2. Predestined
  3. Thirst for life
  4. All golden dreams
  5. Underground
  6. Notes from the underground
  7. Senseless deal
  8. Koma
  9. God would grand me determination

 


REVIEW: 
NOTES FROM THE UNDERGROUND”   by DAVID KOLLAR

David Kollar’s career is characterised by his appetite for investigating all forms of expression that music has to offer, and in this new album he has chosen a truly passionate and intense way to approach the sound experimentation. The result is very convincing.

“Notes from the Underground”, released in June this year, is a musical project willing to give a music transposition to a real story, the story of a young friend of the Slovakian artist, who is suffering from cancer. The title recalls Dostoevsky’ s work, partly respecting the mood of that book.
The delicate and careful touch of the music arrangements is the proof that sometimes the essential can say everything: a piece of personal story is here being translated into music, as same as we were dealing with Dostoevskian monologues, with the same level of depth, and the dark invitation to existential reflections.
The names of the songs clearly adheres to the emotional response raised by listening.

Taking some distance from the exasperated virtuosity and the swirling (and often alienating) hyperactivity of “Komara”, this album is welcoming, in this context, a different, more intimate view, where the experimental combination of the synthesizer and the trumpet of Paolo Ranieri concretises a more discreet approach to our imagination: here the breaths are wider, the breaks longer. There is enough time to be permeated by the sounds created ad hoc to nail and keep the listeners grounded, rather than lift them up.

It seems that even the same imagination is resulting less evocative, leaving all the attention to the sounds “from the underground”, also considering the incessant, almost tribal rhythm defined by the proper use of synthesizers, and the harmony which here seems to lightly fly above it.
Everything is here in its full essence, like the incessant and repetitive thoughts.

After the initial tracks, which immediately introduce us to the suggestive nature of this work and to the complexity of the subject, we touch the heart of the album with “Underground” and “Notes from the Underground”. Both songs have a cadenced and heavier rhythm, distinguished by darker colours, as a consciousness that progressively opens up, inevitably showing all its fragilities and its shadows.
Here, the wise use of the synthesizer and its dynamics is inevitably more aggressive and intrusive than the rest of the album, and the trumpet is more intense, almost corrosive from the inside.

To follow, “Koma” is a proper suspension, like floating into an empty space.

The last track, “God Would Grand Me Determination” introduces a first sign of hope and  tranquillity to the tormented spirit.

After all, one of the peculiarities of Kollar’s music is to stimulate the imagination; always leaving listeners’ horizons open to be filled through the guidelines of his music.

As with previous albums “Notes from The Underground” is characterised by a mixture of musical technique and sound suggestions; this time though, he leads his listeners towards a deeper but positive dimension, that invites them to faithfully wait for a resolution. As the cover art indicates: as long as the cigarette burns, there is still hope.

Moving from the hypertechnicalism of progressive jazz to cinematic sound, from guitar to synthesizer, Kollar shows his intentions to go beyond a mere aesthetic musical work, bringing his solutions to our minds, like solid roots, shaking our souls and making them vibrate.

Tracklist

  1. Have a great sadness
  2. Predestined
  3. Thirst for life
  4. All golden dreams
  5. Underground
  6. Notes from the underground
  7. Senseless deal
  8. Koma
  9. God would grand me determination

( Review by Lucia Grammatico – Translation by Antonello Brunetti)

 

 

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