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Atypical: recensione di una serie unica nel suo genere

Una serie originale firmata Netflix, la quale porta lo spettatore a riflettere sui veri problemi della vita!

Quest’estate, precisamente l’11 Agosto, Netflix ha rilasciato una serie adorabile, divertente ed affatto scontata.
Stiamo parlando di “Atypical“, ma cosa rende questo prodotto diverso da qualsiasi altro?
Scopritelo oggi, insieme a noi di The Brain of Pop Culture!

Trattare determinate tematiche richiede coraggio e, innegabilmente, una gran dose di abilità. Forse è per questo motivo che la maggior parte dei registi o sceneggiatori preferisce lavorare su progetti di un determinato calibro, affrontando problemi più “comuni”.
Robia Rashid e Seth Gordon, invece, hanno deciso di affrontare queste tacite abitudini e di ribaltarle, proponendoci una piccola serie tv (di soli 8 episodi!) con l’intento di parlarci di Sam e della sua famiglia.
Dove sta la differenza con gli altri comedy/drama family?
Sam è un ragazzo di 18 anni, affetto da autismo.
Non sopporta le luci intense, i rumori troppo forti, non gli piace essere toccato ed alle volte ha difficoltà nell’interagire con le altre persone.
Messa così potrebbe dare l’impressione che si tratti di una serie impegnativa, affatto leggera, ma proprio qui scopriamo l’abilità di ideatore e regista.
Sam Gardner (Keir Gilchrist) ha 18 anni ed è affetto da autismo, ama i pinguini e l’Antartide, tanto da esserne ossessionato, ed è giudicato strano per via della sua condizione. A volte non coglie i giochi di parole, ma capisce perfettamente quando viene preso in giro dai suoi coetanei, così come avverte gli stessi bisogni e desideri di chiunque altro. Difatti, Sam decide che vuole trovarsi una fidanzata.
Questo è lo spunto iniziale attraverso cui lo spettatore viene introdotto nella vita e nella famiglia di questo ragazzo.
Il padre, Doug Gardner (Michael Rapaport), è un paramedico che non riesce ad interagire col figlio come vorrebbe. Lungo lo sviluppo della storia, conosceremo le fragilità di quest’uomo, affatto scontate, ed avremo modo di apprezzare la sua determinazione. Ha un rapporto speciale con la primogenita, Casey.
Casey Gardner (Brigette Lundy-Paine) è la sorella maggiore. E’ forte, indipendente, ha un forte senso di responsabilità verso il fratello minore ed è la miglior staffettista della sua scuola. La passione per la corsa è uno dei numerosi punti in comune con il padre e sarà il mezzo attraverso cui riuscirà a realizzarsi. E’ un personaggio ben studiato, che non si è mai lamentato nell’essere sempre stata messa in secondo piano per via della condizione di Sam, fino a quando diventa inevitabile. Ha un pessimo rapporto con la despota di casa: la mamma.
Elsa Gardner (Jennifer Jason Leigh) è, dopo Sam, una delle figure più interessanti di questa serie. E’ una donna che si è completamente votata al mestiere di madre e caposaldo della famiglia. E’ autoritaria, iper protettiva, testarda ed ossessionata dalle aspettative che lei stessa si è imposta. Inizia ad avere un crollo nervoso quando si rende conto che i figli non hanno più bisogno di lei, specialmente quando Sam stesso le fa comprendere che è arrivato per lui il momento di crescere.

In definitiva, ci sono argomenti difficili da affrontare perché risultano scomodi. Inevitabilmente ci spingono a chiederci cosa faremmo al posto dei protagonisti, se avremmo la forza di affrontare determinate situazioni, in questo caso un figlio affetto da autismo.
Eppure, queste condizioni che tanto sono in grado di spaventarci, possono rivelarci qualcosa di estremamente prezioso: la nostra umanità.
Quindi, per una volta, lasciamo indietro lo spirito critico o la cruda razionalità ed abbandoniamoci a questa meravigliosa serie che, lo prometto, saprà donarci empatia e dolcezza.
Affrontiamo insieme il mondo che Sam vive ogni giorno, con tanta delicatezza ed un accenno di sorriso.
Buona visione!

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