Rai : Il Fantasma del Giappone è un’opera raffinata e ben strutturata ambientata nel Giappone del 4001. Star Comics colpisce nel segno.

Il futuro è sempre una sperimentazione ed una “realtà” che l’essere umano ha analizzato ed ipotizzato, fin dagli albori del cinema, del fumetto e di qualsiasi altra opera che abbia avuto tra le mani. Il mistero e il fascino di come saremo tra mille, duemila o tremila anni è più forte di qualsiasi sentimento che si prova in varie situazioni mai affrontate dal genere umano. Con questa breve premessa possiamo capire ed immergerci nel mondo di Rai – Il Fantasma del Giappone, la nuova opera di Matt Kindt e Clayton Crain edita da Edizioni Star Comics

Subito veniamo catapultati in un futuro lontano di duemila anni, nel 4001 per la precisione, dove un nuovo Giappone sta vivendo un periodo di pace ed armonia con il mondo, grazie alle severe e precise regole di un’ entità che governa il paese, chiamata “Il Padre”. Il sistema sembra funzionare, fino a quando, dopo centinaia di anni il silenzio, viene distrutto da un omicidio che sconvolge il Giappone e i suoi abitanti, che credevano che crimini del genere non fossero più possibili.

A questa “catastrofe” subentra Rai, il protettore del Giappone eletto stesso dal Padre come arma e protezione per il paese in cui quest’ultimo vive. Però non tutto è così semplice; infatti il samurai dovrà affrontare non solo le entità nemiche che vogliono devastare questo sistema attualmente in atto, ma anche i segreti oscuri che nasconde il Padre, di cui il protagonista si fida ciecamente.

 

Rai: il fantasma del Giappone

L’incipit e il concept di base sono interessanti e degni di nota, visto che la sceneggiatura mette in atto tematiche già affrontate dalle varie produzioni cinematografiche e cartacee, in maniera diversa riuscendo ad elaborarle fin da subito in maniera particolare e singolare; essa riesce in particolare a declinare il tutto verso un’ ottica diversa ed analitica che fino ad ora abbiamo riscontrato in poche opere che narrano di ambientazioni futuristiche ed espansive.

Insomma, la semplicità e i vari clichè della fantascienza classica e moderna, vengono rielaborati e interpretati in chiave soggettiva da parte dei due autori, che immergono il lettore nei sentimenti di Rai, che fino a questo momento pensava solo ad eseguire ordini e trucidare persone per il semplice volere del Padre. Nei primi due volumi infatti, notiamo già da subito questi “piccoli” pregi e raffinatezze che Kindt e Crain ci sbattono in faccio con tutta la loro potenza; essi rielaborano la psicologia “Robotica” del protagonista che tramuta e si fonde con quella umana, stravolgendo totalmente il volto della situazione e dell’opera in questione.

Ovviamente Kindt ha steso la sceneggiatura in modo che la storia non girasse solo introno a Rai, ma anche alle varie figure elaborate durante la stesura, visto che nei primi due volumi abbiamo già una vastità di personaggi che interagiscono con la storia, girovagando per i vari settori ricostruiti per i diversi anni trascorsi. Sì, perché in Rai – Il Fantasma del Giappone ci spostiamo in luoghi, o meglio in settori che ricalcano e riproducono fedelmente le città come erano in quegli anni, riproponendo in maniera maniacale le architetture e il modo di vivere delle varie epoche. Un piccolo colpo di genio scritturale.

Da come vi sarà già saltato all’occhio, la maestosità delle tavole e del digital painting raggiungono livelli eccezionale e straordinari, colpendo il lettore con un grafica e taglio non indifferente. Il ritmo della storia è scandito anche dai dipinti di Crain che compongono l’opera riuscendo sia a mutarsi ed adattarsi ai testi in perfetta sinfonia, sia a suonare una melodia orecchiabile e raffinata che colpisce il lettore “costringendolo” ad espandere tutti i suoi sensi per capire appieno questa perla moderna.

 

Rai: il fantasma del Giappone Rai: il fantasma del Giappone

Rai: il fantasma del Giappone

Rai – Il Fantasma del Giappone è un prodotto consigliatissimo per gli amanti del genere fantascientifico e non, visto che quest’ultima si amplia da un tocco personale al senso classico del termine, trascinando il lettore in un vortice di violenza, dramma e riflessioni non indifferente sul senso delle cose che egli tende a trascurare. Questo si fonde con una qualità grafica che regala dinamicità e staticità quando serve, senza sbavature, senza stonare con il resto della struttura.