Studio ed analisi della comicità dei film di Fantozzi, creati dal grande attore e scrittore Paolo Villaggio.


Il ragionier Ugo Fantozzi è un lampante esempio del pensiero tragico italiano che pone l’italiano medio in una costante lotta contro il potere.
Possiamo tranquillamente dire che è stato questo personaggio, scritto ed interpretato dal grande Paolo Villaggio, a rendere la definizione “tragicomica” più facile da intendere al pubblico.
Se si pensa a qualche film comico del passato o a qualche attore famoso di cui ricordiamo ancora le battute, sono tre gli attori che ci vengono in mente e che, purtroppo, non sono più con noi: Massimo Troisi, Antonio de Curtis e Paolo Villaggio.
I loro personaggi, iconici e che hanno fatto divertire il pubblico delle passate generazioni, sono riusciti a fare qualcosa di incredibile in Italia e sono rimasti nei cuori di tutti gli spettatori.
Fantozzi, in particolare, metteva in risalto i problemi degli italiani con situazioni ridicole, esagerazioni ed esempi che andavano oltre la concezione reale della scena. Nei suoi film, per esempio, preferiva utilizzare delle similitudini in grado di farci capire perfettamente la scena e farci ridere nonostante il protagonista ne uscisse sconfitto dopo ogni sopruso.
La lotta contro i “poteri forti“, gli stereotipi tipici dell’italiano medio e la psicologia triste dietro il suo personaggio sono state le cause del successo dei suoi lavori.


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Quando, in passato, mi chiedevano dei miei libri e del genere che preferissi trattare, io gli rispondevo sempre con la medesima frase:
“Mi piace scrivere racconti fantasy e/o racconti tragicomici.”
Questo creava confusione nella mente di chi mi stava davanti perché era inusuale che qualcuno pronunciasse il termine “tragicomico”. Di solito, chi vuole far ridere la gente, dice termini come “comico”, “umoristico” o “divertenti”. Perciò, di solito, la seconda domanda era spesso dedicata al capire il medesimo termine.
“Che cosa vuol dire tragicomico?”
“Diciamo che faccio ridere parlando di argomenti tristi e che, in altre occasioni, non farebbero ridere. Tipo i film di Fantozzi.”
Mi maledico sempre quando aggiungo quell’ultima similitudine, dato che la maggior parte della gente si ricorda l’umorismo degli ultimi film di Fantozzi, ovvero quelli in cui, quando si faceva male, faceva delle facce bizzarre e dei versi buffi. Tutti conoscono le scene dei primi film, ma non capisco il motivo per il quale non gli vengano mai in mente quando cerco di spiegargli il termine “tragicomico”.
Una perfetta scena tragicomica alla “Fantozzi“, per esempio, è quella della “Corazzata Potionkin“, una delle gag più famose e conosciute da tutti. I lavoratori, stressati e demotivati a causa del lavoro e delle “serate cinema” organizzate dal loro superiore, tentano di godersi una delle poche gioie dell’italiano medio: la partita della nazionale. Quando il loro superiore gli leva anche quell’opportunità, si ribellano al potere e cercano di fargliela pagare a modo loro. Dopo quella vendetta, sono costretti a pagarne le conseguenze con una punizione “dantesca” perché i poteri forti hanno sempre l’ultima parola.
Un’altra scena che potrebbe essere accostata al termine “tragicomico” è quella della “dieta“. Fantozzi si iscrive ad una clinica dimagrante che, al posto di farlo dimagrire, lo tortura con il digiuno e con la tentazione del cibo pagato a caro prezzo durante la notte. Alla fine solo il portafoglio di Fantozzi e degli altri italiani rinchiusi in quella prigione “dimagrirà“.
Queste sono scene che ci fanno divertire e che ci fanno passare un buon quarto d’ora, ma solo perché non capitano a noi. Semmai dovessimo affrontare un nostro superiore e dovessimo subire una punizione, non lo troveremmo divertente, ma tragico. Proprio per questo si è coniato il termine “tragicomico” per questi film/libri o per questa tipologia di lavori.
Un prodotto “tragicomico” è qualcosa che ti fa divertire con qualcosa di tragico che capita al protagonista e che se subissimo sulla nostra pelle non ci farebbe più ridere.
Ed i film di Fantozzi ne sono pieni di questi riferimenti e queste similitudini. Vi consiglierei di rivedervi i primi tre film e fare attenzione ad ogni singolo punto, perché tutto era studiato per poter far ridere e far pensare lo spettatore. Ovviamente bisogna vedere le sue opere con due occhi diversi, dato che il pubblico non è tutto uguale.
Possiamo vederli con l’occhio di chi vuole analizzare il prodotto per capire tutte le verità che nasconde o con l’occhio di chi vuole spegnere il cervello e che vuole farsi due risate con situazioni assurde.
Mi sembrava giusto dedicare questo pensiero ad un attore che ho apprezzato solo negli ultimi dieci anni (dato che ho visto tutti i suoi film solo durante il liceo e con l’arrivo di Sky a casa) e che ho preso come esempio per esprimere la mia comicità letterale, sperando che, in futuro, altra gente possa trarre ispirazione leggendo o guardando i suoi lavori.


By Telespalla Wolf

Telespalla Wolf - Davide Valente