L’evoluzione e maturità di uno dei più iconici personaggi dei Simpson, spiegata ed analizzata passo passo, grazie ad uno dei migliori episodi della serie dell’ultimo decennio.


Ormai siamo abituati a vedere il peggior tipo di “flame” su internet e, sebbene sia diminuito rispetto al passato, quello riguardante le nuove stagioni dei Simpson è sempre presente.

Negli ultimi 10 anni, la famiglia più amata d’America ha ricevuto aspre critiche riguardo la qualità della sceneggiatura degli episodi, la consistenza e la profondità della trama e sulla sua “modernizzazione“.

La critica, in Italia, è partita su vari fronti comprendenti anche la qualità dell’adattamento dei dialoghi e, soprattutto, la scelta delle nuove voci.

Nonostante il netto miglioramento ottenuto nelle ultime tre stagioni, “I Simpson” hanno perso una buona fetta di utenza negli ultimi anni. La qualità è migliorata ed anche il doppiaggio è di un livello molto alto, ma il pubblico non riesce a digerirlo, rimanendo ancorati al passato.

Non vedendo gli episodi, la maggior parte dei fan si sono persi parecchi avvenimenti chiave dello show: la morte di Edna, il matrimonio dell’uomo fumetti e, soprattutto, i vari episodi della famiglia Simpson ambientati nel futuro.

Proprio su uno di questi tre episodi vorrei soffermarmi, dato che tratta la crescita mentale e la maturità acquisita da colui che, all’interno del programma, era considerato il “monello” per eccellenza: Bart Simpson, colui che veniva classificato da tutti come la “pecora nera” della famiglia.

L’episodio in questione si chiama “Barthood” ed è l’episodio numero 9 della stagione 27. Episodio a dir poco fondamentale per poter comprendere appieno la psiche di Bart, la conflittualità paterna, l’amore verso il nonno e la sua crescita all’ombra della sorella Lisa.

Partiamo, però, da questo presupposto: “Barthood” è un omaggio/parodia di un film del 2014, “Boyhood“. Quindi non è tutta farina del sacco degli sceneggiatori della Fox, ma ciò non toglie che siano riusciti a trarre il meglio dalle citazioni del film. Non è il primo caso in cui “I Simpson” prendono spunto da altri film più famosi. Mi viene in mente la puntata in cui Abe Simpson fugge dalla chiesa con la madre di Marge che si doveva sposare con il signor Burns. In quella puntata, per esempio, il finale è un’enorme citazione al film “Il laureato” con Dustin Hoffman come protagonista. Ricordiamo perfettamente anche la canzone nei titoli di coda dell’episodio di “Simon & Garfunkel” che, anche in questo caso, è la colonna sonora del film di Charles Webb.

Citazionismo a parte, iniziamo a parlare nello specifico dell’episodio e, per chi non l’avesse ancora visto, non vi preoccupate, tenterò di evitare ogni genere di spoiler all’interno di questo articolo.

Per poter comprendere meglio lo studio di questo episodio, direi di suddividerlo in 3 punti principali.


1) La relazione col nonno Abraham:

Abe insegna a Bart come si guida.

Nel corso degli anni abbiamo potuto assistere a molti episodi che riescono a farci avere un’idea precisa del tipo di rapporto che Bart ha con il proprio nonno. Certe volte conflittuale, dato che Abe è lo stereotipo dell’anziano americano che, spesso, finisce dimenticato dalla propria famiglia e abbandonato in una casa di riposo. Ma, in altre occasioni, abbiamo adorato episodi chiave per arricchire il legame tra i due personaggi. L’episodio del “Pesce Diavolo” è un ottimo esempio di studio.

Nella puntata “Barthood”, invece, vediamo come Bart sia cresciuto prendendo come punto di riferimento i consigli amorevoli del nonno e di come fosse importante nei suoi pensieri nel passato, presente e futuro. In questo episodio, Abe riesce ad identificare perfettamente la figura del “nonno“, ovvero quella di consigliere più saggio e con maggiore esperienza e quella del parente che darebbe di tutto al proprio nipote per farlo felice. Il suo regalo per i 12 anni, per esempio, ha un’importanza fondamentale per la crescita di Bart e per ciò che vuole fare da grande, segno di come Bart sia profondamente legato ad Abe e che, diventando grande, riesce ad identificare come suo unico sostegno nei momenti difficili.

In più di un’occasione mi è parso di vedere la figura del mio stesso nonno in lui. Ha un atteggiamento più umano e meno caricaturale ed è forse questo uno dei punti forti di “Barthood”: l’umanità dei personaggi.

Questa puntata è fondamentale anche per capire dei “misteri” dei Simpson. Come mai Bart sa guidare così bene? Semplice, glielo ha insegnato il nonno fin da quando era un infante. Ciò potrebbe spiegare il come sia possibile che Bart abbia potuto guidare con Milhouse, Nelson e Marty fino a Knoxville o altre occasioni simili.


2) La rivalità con Lisa:

Lisa Simpson disegna il quadro che è posto al di sopra del divano nel soggiorno.

Bart e Lisa, come ben sappiamo, sono nemici per natura. Essendo fratelli, i rapporti possono essere altalenanti e spesso ci possono essere conflitti. Spesso abbiamo visto scene di puro odio tra i due personaggi, ma, per fortuna, ogni medaglia ha due facce. Per ogni puntata conflittuale, c’è un finale che ci dona un insegnamento morale basato sul rispetto e sull’amore fraterno. La puntata “principe” che rispecchia questo pensiero è “Lisa su ghiaccio” che vede i due fratelli in competizione nello sport dell’hockey. Dopo un intero episodio passato come nemici, si rivedono come fratelli e fanno pace durante la gara, sotto gli incessanti fischi degli spettatori che pretendevano di veder scorrere il sangue sul campo ghiacciato.

In “Barthood” possiamo notare il perché Bart si senta inferiore a Lisa ed il perché non riesce a godere dei propri successi. Lisa è più brava in tutto ed ha un futuro radioso dinanzi a sé, mentre Bart non riesce ad esprimere il suo vero essere e rimane confinato come “perdente” della famiglia. Il confronto con la sorella è perenne e blocca, mentalmente parlando, il povero Bart a progredire.

Possiamo notare come tutto ciò degeneri nella pubertà di Bart in cui nota sempre di più come la sua famiglia sia “Lisa-centrica“. Sente la pressione della bravura della sorella e ciò scatena una grande gelosia nei suoi confronti. Infatti bastano poche sue parole per poter rovinare il compleanno dei suoi 12 anni. In questa fase, Bart abbandona i “motti” del passato, segno di crescita e di cambiamento.

Nell’adolescenza si vede un tentativo da parte di Bart di abbandonare la sua “rivalità” di poter finalmente “uscire dall’ombra di Lisa“, ma è qualcosa di estremamente complesso e, purtroppo, la sorella sarà sempre un grande macigno per lui fino alla maturità dove, finalmente, Lisa riuscirà a dare la spinta alle potenzialità di Bart. Proprio grazie a lei, infatti, Bart riuscirà ad avere la maturazione definitiva e potrà togliersi molte soddisfazioni.

Anche in questo caso, vediamo i “misteri” dei Simpson svelarsi uno dopo l’altro, dando una maggiore logica al cartone e donandoci dei piccoli colpi al cuore che ci fanno sorridere. Il quadro che sta appeso in soggiorno, per esempio, è stato dipinto da Lisa da bambina e, sebbene ci siano varie storie nelle stagioni passate che spiegano le origini di quel quadro, preferisco pensare che l’abbia dipinta la piccola Lisa e che fosse solo l’inizio del suo rapporto conflittuale col fratello e della sua ricerca di attenzione nei confronti dei genitori.


3) Il conflitto paterno:

Homer rovina un momento padre-figlio con Bart adolescente.

Bart ha sempre avuto un rapporto difficile con Homer. Si è sempre sentito come il “figlio indesiderato” e non è mai riuscito, in tante stagioni, a stabilire un rapporto sano e duraturo con lui. Abbiamo parecchi episodi in cui vediamo Homer tentare di avvicinarsi al figlio o di crescerlo nel migliore dei modi, ma non c’è mai stato un punto in cui Bart si è completamente “lasciato andare” con il padre. Non abbiamo mai visto una scena in cui potevamo pensare ad un lieto finale, perché, ogni volta che si avvicinavano, c’era una gag divertente che faceva perdere ogni sentimentalismo. Homer quando salta dal burrone di Springfield, Bart quando confessa il “Pesce d’Aprile“, il campeggio padre-figlio ed altre scene sono fondamentali per il loro rapporto, ma c’è sempre stato qualcosa che non gli permetteva di esprimersi al meglio o che rovinava il momento.

Bart, durante la sua infanzia, soffre molto questa mancanza paterna e la trova in altre figure come Ned Flanders o come il nonno. Nemmeno nel periodo della pubertà Homer riesce a legare profondamente con Bart e ciò crea maggiore caos nella mente del giovane che, come spesso accade, cerca l’appoggio di una figura di sostegno per poter trovare consiglio e rifugio.

Ogni momento felice tra i due viene rovinato. E, purtroppo, questo succede anche in “Barthood“.


Dipinto finale di Bart nel suo negozio di bici.

Questo era “Barthood“, un’opera che pone il personaggio di Bart sotto una luce differente e che ci fa comprendere al meglio cosa si prova ad essere lui. In questo episodio lo abbiamo visto crescere e maturare, migliorarsi e scoprire nuovi talenti, ma abbiamo anche visto le ragioni per la quale decide di comportarsi come un piccolo teppista o uno spericolato ragazzo.

Barthood” è un episodio maturo fatto per un pubblico maturo. Difficilmente i bambini potranno capire la filosofia dietro questo episodio e ancora più difficile sarà trovare un pubblico che ha visto la puntata, data il notevole abbassamento di pubblico.

Nonostante ciò, rimango convinto che “Barthood” sia una delle migliori puntate della serie e che meriti di essere vista e apprezzata interamente come un omaggio ad un buon film e come la scelta di far maturare uno dei personaggi più iconici dell’ultimo millennio.


davide valenti
By Telespalla Wolf