L’intervista completa all’autrice del thriller “La ragazza del treno” Paula Hawkins, in cui parla del suo nuovo romanzo “Dentro l’acqua”.


La ragazza del treno, thriller bestseller dell’inglese Paula Hawkins uscito nel 2015 nelle librerie, è stato un enorme successo in tutto il mondo anche grazie al film con la pluripremiata Emily Blunt, e l’autrice è pronta a replicare con il nuovo romanzo Dentro l’acqua. Edito da Piemme, si tratta anche in questo caso di un thriller, protagoniste della storia le due sorelle Nel e Jules ed il loro difficile rapporto. Di seguito vi mostriamo la copertina inglese del libro e l’intervista completa alla scrittrice, rilasciata per Penguin Books.


Paula Hawkins


Come presenterebbe “Dentro l’acqua” ai suoi lettori, e cosa spera possano trovare nel libro?

  • “Dentro l’acqua” è un thriller psicologico che si concentra sul difficile rapporto tra due sorelle, Nel e Jules. Quando Nel inaspettatamente muore, Jules si ritrova a interrogarsi non solo su ciò che è successo alla sorella maggiore, ma anche su ciò che è successo tra loro, i motivi per cui sono diventate due estranee l’una per l’altra. È un libro pieno di misteri ed è anche un romanzo sulla ricerca di risposte.

Chi ha amato “La ragazza del treno” sarà curioso di scoprire i punti in comune e le differenze tra i due libri. C’è un filo rosso tra i due romanzi?

  • Entrambi sono thriller psicologici ed entrambi hanno donne come protagoniste della storia, le relazioni fra loro e con la società che le circonda. L’inaffidabilità della memoria gioca un ruolo in entrambi i romanzi, anche se in Dentro l’acqua è diverso e più centrale. La storia è narrata da molteplici punti di vista, ma questa volta le prospettive dei personaggi sono molte di più, sei sono i differenti narratori in prima persona. Inaffidabili. Tutti mentono, esagerano, occultano qualcosa.

La memoria è un tema che le interessa. Perché la affascina tanto?

  • Noi ci fidiamo dei nostri ricordi, come potremmo non farlo? Danno un senso alla nostra realtà, danno forma a ciò che siamo e a come ci relazioniamo con gli altri. Tuttavia sono inaffidabili. Ricordiamo in modo sbagliato alcuni fatti, spesso quelli dell’infanzia o altri accaduti dopo. Ci troviamo a modificare le nostre storie nel momento in cui le raccontiamo, ed in molti casi questi fatti trasformati dai ricordi sono memorie di poco conto. Mi sono chiesta: cosa accadrebbe se qualcuno di noi ricordasse in modo distorto un fatto cruciale, qualcosa di importante per la propria identità, per la propria vita? Cosa accadrebbe se scoprisse che quel ricordo che credeva solido è in realtà costruito su sabbie mobili?

Dentro l’acqua, come La ragazza del treno, è narrato da molti punti di vista. Cosa le piace di questa scelta narrativa?

  • Mi piace il cambio di prospettiva, il diverso sguardo da dare al lettore: il fatto che un evento, visto dagli occhi di diversi personaggi, cambi l’interpretazione dandoci un quadro completo di ciò che è accaduto, oppure facendoci sorgere dei dubbi, non solo sui fatti stessi, ma sulle motivazioni dei personaggi che raccontano la storia. Il racconto in prima persona mi piace ma ha dei limiti; diversi punti di vista, in prima persona, consentono invece al lettore di immergersi nella psicologia dei personaggi, capire più profondamente le loro motivazioni e le loro debolezze.

Nel romanzo parla anche dell’infanzia, un tema nuovo nei suoi libri, soffermandosi su come diversi membri di una famiglia possano ricordare gli stessi eventi in modo totalmente diverso. Cosa ha ispirato questa scelta?

  • Le storie che ci raccontiamo su noi stessi e sulle nostre famiglie rappresentano anche ciò che diventiamo. Mi affascina pensare come in una stessa famiglia persone diverse possano dare versioni molto differenti sulla loro vita nella stessa casa, con le stesse persone. Nel romanzo ho voluto esplorare il modo in cui i bambini guardano gli adulti, le loro decisioni: talvolta interpretano con molto intuito, talvolta con fraintendimenti che possono risultare comici o disastrosi.

Dentro l’acqua è ambientato in una piccola cittadina, diversa dalla periferia londinese dove si svolge La ragazza del treno. A cosa si è ispirata per creare Beckford?

  • Beckford non esiste. È una cittadina inventata, collocata in un luogo geografico reale. Volevo parlare di una comunità piccola e di come sia la vita delle persone in un posto così: può crearsi un forte senso di solidarietà, ma può essere anche un po’ soffocante vivere dove tutti si conoscono. Mi sono domandata se ciò potrebbe incoraggiare un certo modo a tener segrete le proprie cose, e se potrebbe anche portare le persone, soprattutto i giovani, a cercare un modo di ribellarsi per uscire dal ruolo loro assegnato.

Il lettore può sospettare di tutti i personaggi del romanzo perché tutti sembrano avere un lato oscuro, la lettura è piena di suspense. Lei crede che ognuno di noi abbia un lato oscuro?

  • Credo che le persone siano capaci di fare cose incredibili, nel bene e nel male. Sotto pressione potremmo comportarci in modi per noi inconcepibili nella normale vita di tutti i giorni.