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Danganronpa Another Episode: Ultra Despair Girls – Recensione

Danganronpa Another Episode: Ultra Despair Girls è un titolo survival horror sviluppato da Spike Chunsoft. spin-off dei titoli principali Danganronpa: Trigger Happy Havoc e Danganronpa 2: Goodbye Despair.  Cronologicamente si colloca tra gli eventi del primo e del secondo titolo. Andiamo subito a capire se questo episodio merita il vostro tempo e, soprattutto, il vostro denaro.

Le prime impressioni (fra entusiasmo e delirio)

«Un nome più corto non potevano sceglierlo…» pensai scettico, nell’attesa del caricamento del “prologo” di gioco. Non appena si avviò il gameplay, notai però qualcosa che mi fece subito gridare al “capolavoro”. Una ragazza in tenuta scolastica, con i capelli corti e con la voce da pulzella in pericolo! E, nei primi dieci secondi di video, si toglie anche la maglietta! Questo gioco inizia alla grande!

Gasato per l’ottima partenza, mi godetti il video in stile “anime” che introduceva la protagonista ed il contesto in cui era “intrappolata”. A quanto pare, qualcuno la tiene in ostaggio per qualche strana ragione. O perlomeno, questo avevo intuito, dato che il gioco risulta totalmente in inglese ed io, nonostante abiti ad Oxford da quasi due anni, ho ancora qualche difficoltà a masticare la lingua.

«Che succede?»

Mi domandai sentendo dei rumori provenienti dall’entrata. Dopo qualche secondo, vidi la porta della stanza del mio personaggio andare in frantumi a causa di tre artigli affilati che squarciarono il legno del portone.

«Wolverine, sei tu?»

Sperai in una comparsata del mio personaggio preferito degli X-Men o, almeno, in un personaggio simile di corporatura a Hugh Jackman, ma invece ottenni qualcosa di peggio. A sfondare la porta fu un enorme orso, colorato per metà di nero e per metà di bianco. La cosa inquietante era che la parte nera aveva uno strano sorriso satanico, la quale mi incuteva un senso di ansia indescrivibile. In più i suoi occhi erano rossi e vogliosi di sangue.

«Ah! Pedobear! Come è possibile che uno dei miei più grandi incubi sia in un gioco come questo?»

Ci pensai per due secondi e poi, constatando la mia grande esperienza con il mondo degli anime e dei manga, compresi subito la risposta. Alla fine tutto potrebbe avere un senso in questi mondi creati dai giapponesi. Quindi, quando vedi qualche buco di trama o qualche esagerazione che nessuno avrebbe mai ideato in questo mondo, basta pensare “Ah… Questi giapponesi…” e tutto andrà per il meglio. Dopo il terrore iniziale e l’esser scappato dall’attacco degli orsi pervertiti, mi imbattei in un tizio dai capelli biondi che mi diede un’arma ultra potente e, da quel momento in poi, iniziò il vero gameplay: sparare agli orsi maniaci.

Nonostante la grafica sia quella di un gioco che dire “old-gen” è poco, Danganronpa Another Episode: Ultra Despair Girls risulta esteticamente accattivante. I personaggi ricordano da lontano quelli di Kingdom Hearts, per come sono stati caratterizzati, ed il gameplay potrebbe identificarsi in un buon survival horror, se non cadesse inevitabilmente nella monotonia dopo poche ore di gioco.

Chissà in quanti mi vorranno morto per aver paragonato questo gioco a Kingdom Hearts, ma niente da fare, i personaggi rispecchiano un pizzico quelli della celebre saga Disney/Square Enix. Le musiche sono particolarmente in sintonia con l’atmosfera malsana che si respira in Danganronpa, e alcune di esse riescono ad essere addirittura divertenti per quanto surreali. Parlando della storia invece, dopo una ventina di minuti di tutorial in cui mi sono dilettato a bruciare gli orsi e a farli danzare per ogni mio capriccio (sicuramente il WWF mi verrà a cercare), si sviluppa pian piano una trama inaspettatamente interessante (evito spoiler), ma si materializza nella mente questo pensiero:

«Ok… A quanto pare questi orsi vanno in giro a sterminare gli adulti del mondo solo perché 5 bambini vogliono divertirsi con questo spettacolo macabro e si fanno anche chiamare “The warriors of hope”… Che sia una citazione ironica? Il mio cervello non comprende.»

Alla fine, ricordo che si tratta sempre di un videogioco giapponese e quindi penso, come suggerito in precedenza, “Ah… Questi giapponesi…”, lasciando perdere la trama, almeno per la parte iniziale. Perché, negli anime e nei manga, la trama non bisogna mai giudicarla dal primo episodio, ma dall’ultimo della stagione, così da potersi rendere conto se hai sprecato bene le ore spese a guardare quell’opera oppure no.

Poi, improvvisamente, ho la possibilità di controllare un altro personaggio, con aspetto e abilità peculiari.

Dal nulla compare una ragazza armata di forbici, sadica da morire, che fa letteralmente a fette i poveri orsi che vengono falciati e distrutti in pochi secondi. La cosa bella di tutto ciò è il fatto che anche noi possiamo usare le sue abilità, quindi non si spara soltanto, ma ci sono anche elementi action che possono accontentare un’utenza di pubblico diversa.

Rimasi, ad un certo punto, impallidito nel vedere il tempo speso solo per completare i primi due capitoli. Non mi ero minimamente reso conto dell’orario e, purtroppo, sarei dovuto essere a lavoro dieci minuti fa.

Licenziamento is coming, ma è almeno un buon segno per la valutazione finale di questo titolo. Quelle due ore e mezza introduttive mi hanno stregato.

Il gioco in pillole

L’ambientazione ed i rimandi all’anime e ai precedenti giochi sono tanti e, nonostante tutto, ci si riesce a divertire con il gameplay anche senza aver giocato ai precedenti titoli. Mentre nei primi due Danganronpa si assisteva alle vicende di un gruppo di adolescenti, nella difficile condizione di doversi uccidere a vicenda per poter sopravvivere, in Another Episode si è passato invece alla fuga frenetica di due ragazze da una città edificata su un’isola. A ciò è dovuto il cambio di registro verso il genere action, e la scelta risulta alla fine oltremodo azzeccata.

Consiglierei questo gioco a chi ha voglia di spegnere il cervello per qualche ora, dedicandosi a rilassarsi con qualcosa di semplice e spensierato.

Note positive: Scene animate ben curate, personaggi interessanti sebbene stereotipati, musiche e trama intriganti che possono interessare al pubblico.

Note negative: Grafica (è pur sempre un gioco per PS Vita adattato alla Playstation 4) ed il gameplay, un po’ troppo ripetitivo.

VOTO: 7

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