Il tema portante di Westworld è  sicuramente l’autocoscienza, ma possiamo vedere questa serie anche come una metafora dello storytelling

La serie Westworld, scritta da Jonathan Nolan insieme alla moglie Lisa Joy e ispirata all’omonimo film di Michael Crichton, esplora un tema caro alla fantascienza: il robot che non è  più una semplice macchina, ma diventa in tutto per tutto simile all’uomo. Infatti, il maggior colpo di scena della prima stagione è stato scoprire che uno dei personaggi non era umano, ma bensì un androide. C’è tuttavia un’altra chiave di lettura di Westworld. La serie è una metafora della narrazione, in particolar modo di quella audiovisiva. E’ il video Westworld’s Deep Reading: How Stories Shape Us pubblicato da Screenprism che ci fa notare questa metanarrazione.

Westworld ci dice come raccontare una buona storia. Principalmente le storie si distinguono in entertainment e arte. L’entainment risponde ai desideri elementari, come il sesso, la violenza o il bisogno di ridere. Perciò, il parco di Westworld non rappresenta altro che il puro blockbuster. I visitatori, come gli spettatori del cinema, vogliono semplicemente un mero divertimento.  L’arte, invece, ci fa capire i misteri delle nostre vite. Il labirinto, che l’Uomo in Nero cerca per tutta la prima stagione, è il significato nascosto nelle storie. Gli spettatori vogliono delle storie in cui viene mostrato non il loro lato peggiore, ma quello migliore. “Some people choose to see the ugliness in this world, the disarray. I choose to see the beauty” dice Dolores. Quindi, le storie ci devono ispirare e migliorare le nostre vite. E’ emblematico ciò che dice Ford, il creatore del parco “They’re not looking for story that tells them who they are. They already know who they are. They’re because they want a glimpse of who they could be.”

Gli umani che creano gli androidi rappresentano gli sceneggiatori che creano i loro personaggi. All’inizio questi personaggi creati dallo sceneggiatore sono come dei robot, ma sta all’abilità dello scrittore renderlo vivo e più realistico possibile. Infatti, lo scopo di Ford è di creare degli androidi che diventino sempre più simili all’uomo. Il parco di Westworld imita la vita. Dice Robert McKee, guru della sceneggiatura e autore del libro Story, la storia è una metafora della vita.

Un tema ricorrente in tutta la serie è la ripetizione. Tutti gli androidi del parco sono programmati per ripetere le stesse azioni e rivivere sempre lo stesso giorno. Per esempio, Dolores è programmata per far cadere sempre un barattolo e a raccogliere quel barattolo sarà sempre qualcuno di diverso, che sia un umano o un robot. E’ una ripetizione con delle variazioni. Si dice che esista una sola storia presente in tutte le storie, il monomito, detto anche il viaggio dell’eroe e nell’omonimo libro Chris Vogler spiega che, se si prende questa struttura, si possono creare storie e sceneggiature interessanti. Lo dice addirittura la professoressa di Peter Parker in The Amazing Spiderman di Marc Webb: Una volta avevo un professore che amava dire agli studenti che esistono solo dieci trame diverse in tutta la narrativa. Beh, io sono qui per dirvi che si sbagliava, ce n’è soltanto una: chi sono io?

Si può vedere come le idee di Jonathan Nolan non siano poi così diverse da quelle di suo fratello Christopher, noto per essere il regista della trilogia del Cavaliere Oscuro. Il lavoro del prestigiatore in The Prestige viene paragonato al lavoro del regista. I tre atti della magia enunciati da Cutter corrispondono ai tre atti di una sceneggiatura.

Ogni numero di magia è composto da tre parti o atti. La prima parte è chiamata “la promessa”. L’illusionista vi mostra qualcosa di ordinario: un mazzo di carte, un uccellino o un uomo. Vi mostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale, inalterato, normale. Ma ovviamente… è probabile che non lo sia. Il secondo atto è chiamato “la svolta”. L’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. Ora voi state cercando il segreto… ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati. Ma ancora non applaudite. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire. Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo “il prestigio”.

Inception stesso è una metafora del cinema. Il sogno condiviso rappresenta il film che vediamo in un sala cinematografica. L’idea che Cobb vuole innestare nella mente di Fischer con il sogno non è altro che l’idea che il regista vuole innestare nello spettatore con il proprio film. Il team di Cobb può essere quindi visto come una troupe cinematografica,  dove per esempio Eames è l’attore e Ariadne è la scenografa.

Il concetto del film o serie televisiva che racconta il racconto stesso fa parte quindi del dna Nolan.

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Aspirante regista. Classe 88, da sempre adoro il cinema. Infatti, ho portato Matrix come tesina di maturità. La mia passione per la settima arte mi ha portato a laurearmi al DAMS di Roma Tre. I miei registi preferiti sono Christopher Nolan, Sergio Leone, Quentin Tarantino e Giuseppe Tornatore. Adoro anche le serie televisive come Lost, Games of Thrones, Sherlock, Black Mirror e Inside No. 9. Insomma, mi piacciono le grandi storie per immagini. Per questo motivo mi piacciono anche i fumetti. Mi piace analizzare ogni film e capire come è stato girato. Il mio sogno? Approdare al Festival di Venezia con il mio primo lungometraggio.