Atmosfere cupe ed un leggero romanticismo sono le componenti essenziali di una buona graphic novel targata Edizioni Inkiostro, casa editrice abruzzese fondata da Rossano Piccioni. È sempre Rossano a stendere i suoi neri inquietanti e sperimentali sulle tavole sceneggiate da uno Stefano Fantelli particolarmente in forma.

Il fumetto ha inizio con una poesia drammatica e suggestiva di Fantelli che, contrariamente ad ogni previsione, va a braccetto con il disegno espressionista ed a tratti surrealista di Piccioni. Sequenze praticamente mute – od al limite accompagnate da didascalie – rappresentano i momenti emotivamente più alti dell’albo, ritmicamente molto curato (tralasciando la conclusione sbrigativa ma comunque efficace). L’unico aspetto della narrazione che non mi ha totalmente convinto è l’intreccio, leggermente gratuito, che lega la vicenda di Alfredo con quelle di altri personaggi: personalmente avrei preferito che la storia si concentrasse esclusivamente sul dramma del protagonista, senza includere sottotrame di poco respiro.

Cosa rappresenta la morte? C’è davvero ragione di temerla? Il fatto è che una persona, quando muore, forse (sicuramente, in quest’opera) non lascia completamente questo mondo. Continua a vivere all’ombra della sua lapide, aspettando che i ricordi, la nostalgia e l’amore disperato di chi ha lasciato la facciano tornare in vita. Ad essere interessante, poi, è la gestione della luce di Rossano: la notte che ci viene narrata non è comune, non è totalmente buia. Persino nell’atmosfera horror della storia c’è una sorta di speranza nascosta nell’inchiostro del sapiente disegnatore, negli spazi bianchi del foglio che spesso soppiantano l’intensità delle ombre. In una vicenda tanto terribile la poesia ed il romanticismo creano un contrasto affascinante, che prende forma in particolar modo nel finale. Il risultato è un’esplosione allegorica di spessore e degna di nota.

Il volume, cartonato, è impreziosito da copertine incredibilmente belle, che addirittura aumentano la qualità della lettura.