Anche i maniaci hanno un cuore, e sono dei teneroni. Sono andato a vedere “Se il maniaco viene a cena” una commedia scritta e diretta da Salvatore Scirè. Voto alto all’attrice protagonista, voti medi alla sceneggiatura.

Con Paola Bardellini, Gianpiero Cricchio, Roberta MiliaValeria Palmacci e la star dello spettacolo Martina Menichini . Gli attori si sono esibiti a Roma, nel quartiere Testaccio, al Teatro Petrolini. Analizziamo ora lo l’esibizione.

Locandina di “Se il maniaco viene a cena”. La scelta dei colori mi ha lasciato seriamente perplesso.

Partiamo dalle basi, ovvero dal soggetto:

“Due sorelle vengono molestate telefonicamente da un maniaco, e grazie all’idea di una amica comune, decidono di invitarlo a cena”. 

Dunque, sono abbastanza conosciuto per essere uno che demolisce spesso qualsiasi cosa, ma in questo caso non me la sento. Da una parte adoro le piccole compagnie che si esibiscono nei piccoli teatri, dall’altra, devo dire che se lo spettacolo cala da un punto di vista della sceneggiatura, dall’altra brilla grazie alle attrici, una su tutte, Martina Menichini. La rappresentazione purtroppo non è stata ben pubblicizzata, e nel mondo del networking forse è necessaria la pubblicità su diversi canali.

Come avete capito dal soggetto di questo sceneggiato teatrale, non si tratta di una trama particolarmente complessa, e lo spettacolo si presenta come una commedia frizzante e giocosa. La scenografia si mostra essenziale, semplice e funzionale, tutta la storia è ambientata in una stanza, dove i protagonisti si ritrovano più volte a recitare.

Lo sceneggiato si apre con Marina al telefono, che inizia con un breve e divertente monologo, in cui l’attrice, Martina Menichini, dimostra una dote recitativa che io apprezzo molto: ha abbandonato l’ormai classico modo di recitare troppo teatrale e troppo enfatico che si ritrova ancora molte rappresentazioni, che rischia di diventare noioso, fastidioso e ridicolo, per presentarsi con naturalezza e spontaneità, dimostrando quanto l’attrice si senta a proprio agio sul palco. Posso dire senza alcun dubbio che è lei la numero uno in questo numero teatrale.

Pubblicato da Martina Menichini su Mercoledì 3 maggio 2017

Il personaggio di Arianna (Paola Bardellini) invece, la psicologa, è un personaggio strano. Estroso e disinibito, le movenze dell’attrice ricordano forse troppo il De Sica (Christian ovviamente) degli anni ’90, con sculettamenti troppo vistosi ed espressioni enfatizzate verso l’eccesso. Non me la sento a criticare direttamente la performance dell’attrice perché presa fuori contesto è molto brava, ma ho trovato fuori luogo il personaggio, siccome assieme a Simona la poliziotta – Valeria Palmacci – presentavano due personaggi poco realistici, rispetto a Marina e Roberta, più naturali e vere in quel contesto. Parlando onestamente, questo contrasto non mi è piaciuto,  e dovendo scegliere tra estrosità e verità, sceglierò sempre la seconda. A me Christian De Sica degli anni ’90 piaceva e faceva ridere, ma non lo avrei inserito qui. E comunque, il duo Simona/Arianna fa ridere.

Tornando agli altri personaggi, conosciamo Roberta, la sorella di Marina, interpretata da Roberta Milia. Anche Roberta, come Marina, mi è piaciuta: ha portato un personaggio odierno e vero, la sorella più disinibita e per certi versi più adulta, senza mai cadere nel volgare o nel superficiale, mantenendo sempre quel giusto realismo, equilibrato con alcune gag non brillanti ma passabili, facendomi conoscere non solo un personaggio che potrei seriamente incontrare per strada, ma anche un’attrice brava e genuina. Certo, si vede che è un’attrice in erba, ma lo stile ci piace. Il resto verrà con il tempo.

Il maniaco invece, di cui non rivelerò il nome, interpretato da Gianpiero Cricchio, è quasi una via di mezzo tra le due parti a confronto. Nella parte in cui telefona mi sembra particolarmente esagerato, ma è anche vero che io non ho esperienze con i maniaci, quindi questo parere lascia il tempo che trova. Sul palco invece la sua interpretazione è buona, mostrandoci il cuore di una persona tenera e fragile, anche se in un mondo come il nostro, in cui la situazione sociale è quella che è, sembra quasi fatato e strano.

Pubblicato da Martina Menichini su Mercoledì 3 maggio 2017

Non mi esprimo sulla questione sonora, in quanto la sala aveva due casse del 15-18, mentre la gestione delle luci è stata gestita abbastanza bene, tranne in certi punti in cui le ombre coprivano l’espressività degli attori. Vista la grandezza della sala, purtroppo non posso esprimere chissà che pareri lunghi.

Lo spettacolo ha purtroppo dei punti bassi, come alcune battute “Dalla non è un cantante ma…” che non si trovano neanche nei meme su internet, e cala anche nel finale, a mio avviso troppo allungato, quando avrebbe potuto concludersi meglio in pochissimi minuti. La cosa più grave in assoluto però, è stata la mancanza del regista alla fine dello spettacolo. Veramente una cosa imperdonabile.

Concludendo, posso dire di aver visto uno spettacolo che mi ha intrattenuto bene, retto più dai componenti della compagnia che da una sceneggiatura di spessore o realmente divertente: ho riso grazie agli attori, grazie alla loro espressività ed alla loro grande capacità. In un mondo che ha prodotto aborti come Troppo Belli, e che rende famosi personaggi trash come Diprè o  prodotti vergognosi come The Lady di Lory Del Santo, abbiamo veramente bisogno di un contrappeso, in questo caso rappresentato da Martina Menichini.