Quello che ti circonda è meraviglioso, forse troppo per essere reale.
Un concept semplicissimo ma assolutamente efficace, ed è in questo che il nuovissimo reboot, Prey, targato Bethesda e Arkane Studio, trae la sua forza.

occhio

Non mi dilungherò troppo sulla trama, anche perché è mio dovere evitarvi spoiler d’ogni sorta, ma è bene precisare come da una frase così semplice come quella che apre l’articolo, si dirami un’interconnessione di sottotrame davvero esaltanti, che coincide ovviamente in una narrazione unica, accattivante e assolutamente pregna di terrore. Esatto, Terrore. Qui siamo di fronte a un videogioco che riesce a spaventare anche quando ci si ritrova ad attraversare corridoi illuminati da tutte le luci possibili e immaginabili. Ma cos’è che, almeno a livello narrativo, rende davvero unico questo videogame? Ebbene, immaginate il Mito della Caverna di Platone, rivisitato in chiave fantascientifica, dove attraverso la scoperta di Talos 1 (la base spaziale in cui è ambientato il gioco ) saremo portati a… riscoprire noi stessi, e non soltanto un mondo che per troppo tempo ci ha detto bugie, presentandosi sotto mentite spoglie. Prey è una storia moderna che pesca a piene mani dal classico e lo riutilizza proponendoci il mito come fosse una vera e propria ventata di freschezza.

A condire il tutto, un istinto corale di personaggi a cui molto spesso sono attribuite missioni secondarie, spinge il piede sull’acceleratore mostrando una trama che anzi tutto si basa sull’interazione, e la peculiarità risiede nel fatto che effettivamente Talos 1 non è poi così ricolma di vita e anzi, la sensazione di vuoto e solitudine non è che una delle nostre uniche compagne lungo tutto il resto dell’avventura. Adesso qualcuno di voi potrebbe pensare io mi stia contraddicendo ma niente paura, le missioni secondarie, nonché l’istinto corale citato in precedenza, è dato dal fatto che sono proprio i cadaveri che infestano ogni angolo della base a suggerirci attraverso file audio, contenuti testuali e indizi di vario genere, il percorso da seguire per avanzare nelle missioni secondarie e per conoscere non soltanto questi, chiamiamoli fantasmi, che occupano il gioco, ma per scoprire passo passo tutto il background di Talos 1 e del protagonista.
La base in cui il gioco si colloca sembra quindi pulsare di quello stesso realismo che accompagna il mondo ordinario, aumentando a dismisura la credibilità del videogioco e rendendo il procedere nella trama qualcosa di veramente sensazionale.

A supportare ulteriormente il tutto si presenta un comparto sonoro davvero eccelso, la cui funzionalità verte sostanzialmente nel mantenere la tensione ad un livello costante e abbastanza alto. Le colonne sonore, di qualità davvero entusiasmante, faranno immergere il giocatore già dalla primissima schermata del menù, introducendo il gioco attraverso un tipo di musica davvero coinvolgente.
Arrivati a questo punto, se proprio devo, ci sarebbero da sottolineare un paio di punti che potrebbero essere uno scoglio per un gioco che, comunque, secondo me andrebbe preso a occhi chiusi. Parlo di un gameplay che, nonostante sia azzeccato e intuitivo, alle volte sembra intaccarsi con un pizzico di legnosità la quale, almeno secondo il mio umile parere, sembra sistemata lì apposta per redere il giocatore forse un poco più vulnerabile, andando quindi a inficiare minimo sulla giocabilità dell’opera ma contribuendo comunque ad umentarne la tensione.

Per quanto riguarda invece il discorso difficoltà, non lo nascondo, ci si attesta comunque su un livello abbastanza alto. Parto col dire che ci sono vari gradi di sfida con cui affrontare il videogame, da un più tranquillo Facile ad un più hardcore Incubo, ma il titolo, di per sé, rimane un lavoro di adeguata complessità. In un videogioco dove ci si architetta per trovare il proprio percorso evolutivo da un punto di vista di skills, e dove il potenziamento delle armi e la vastità di quest’ultime è davvero ampia, ci si troverà molte volte in difficoltà ma, attenzione, non è nulla che vada a inficiare sul divertimento e anzi, potrebbe spronare il giocatore ad un approccio meno caotico e più riflessivo. Fattore che ritengo a dir poco ottimo, soprattutto in vista degli ultimi titoli usciti forse un po’ troppo semplici.
Personalmente ho affrontato il gioco a difficoltà Normale, trovandomi spesso a tentare di ingegnarmi per aggirare un ostacolo o per abbatterlo più facilmente. È un videogioco che stimola molto l’intelletto e la praticità nell’affrontare determinate situazioni, vien da sé il fatto che sia rimasto molto colpito da tutto ciò.

In sunto, siamo di fronte a un titolo che vanta un comparto tecnico interessante e che fa del sonoro e la narrazione il suo punto forte. Un reboot che sicuramente merita attenzione e che, fossi in voi, non mi farei assolutamente mancare nella collezione.