Sembra preannunciarsi un primo week-end davvero poco esaltate per King Arthur: Legend of the Sword.
Il film su Re Artù e la leggendaria Excalibur, affidato alla regia di Guy Ritchie, ha avuto un budget di 175 milioni di dollari (esclusi i soldi investiti nella campagna promozionale) e una distribuzione che copre 3650 sale, ma si stima che negli USA incasserà soltanto 25 milioni di dollari alla chiusura della settimana.

Secondo Variety si tratterebbe un flop non indifferente in casa Warner Bros., che quindi sarebbe ben lontana dal riuscire  nell’impresa di ripetere l’operazione che lo stesso Guy Ritchie mise a segno con la sua reinterpretazione di un altro personaggio classico, ovvero Sherlock Holmes.
Il film sul detective di Baker Street, interpretato da Robert Downey Jr., costò circa 90 milioni di dollari e al primo week-end ne incasso ben 62 milioni  soltanto in patria.

Per quanto si possano trovare varie spiegazione alla poca affluenza di pubblico, tra cui l’inarrestabile successo di Guardiani della Galassia Vol.2 che continua a far strappare tanti biglietti, King Arthur non sta godendo di grandi apprezzamenti nemmeno da parte della critica, come suggerisce l’attuale stima complessiva del 22% su Rotten Tomatoes.

Ma questo  flop pronosticato è meritato? Personalmente… ni.
Il sottoscritto, fresco della visione del film, ha trovato King Arthur, nella sua interezza, un film godibile e divertente seppur non privo di importanti pecche.
Tra le cose che funzionano poco nel film c’è, a mio parere, un Charlie Hunnam che (nonostante l’ottimo physique du rôle) non riesce ad impersonificare Artù “in salsa Guy Ritchie” come Robert Downey Jr. vi riuscì con Sherlock Holmes. Inoltre possiamo ritrovare nel corso del film alcune scelte di regia e di montaggio che minano alla spettacolarità visiva che il genere fantasy, con i suoi ambienti e le sue creature, in genere richiede. Infine, il tutto viene peggiorato da alcune scene in cui l’uso massiccio della CGI è evidente e finisce per svelare allo spettatore tutta la finzione cinematografica.
Date queste premesse non si può biasimare chi questa pellicola non riuscirà proprio a digerirla. Tuttavia King Arthur non è solo questo.
A controbilanciare gli elementi negativi ci sono vari fattori, primo tra tutti un umorismo davvero efficace ed, a tratti, addirittura spassoso. Il grande pregio è che questo non entra mai in contrasto ma, anzi, si coniuga bene con i toni epici e le molteplici scene drammatiche. Dulcis in fundo, non mancano anche sottotesti sociali e psicologici, accennati durante tutto il film e rivelati nelle parti finali.
Queste caratteristiche rendono il film di certo non da annali del cinema, ma sicuramente divertente e interessante da vedere se si è disposti a tralasciare alcune note stonate che un occhio sufficientemente attento non potrà fare a meno di cogliere.
Il consiglio di chi vi scrive è quindi di provare a dare una chance all’ultimo lavoro di Guy Ritchie e di andare al cinema con la vostra bilancia personale con cui valutare i pro e i contro e trarre le vostre conclusioni.