Chi ha mai detto in vita sua “se è bionda non è intelligente” alzi la mano. Eh, il maschilismo è tosto da sradicare. Ma anche al più gretto di voi farò cambiare idea grazie all’intervista a Martina Menichini, giovane attrice romana dall’enorme talento e dalla grandissima testa. Nel senso che è intelligente.

Con un notevole curriculum artistico, Martina ha frequentato corsi importanti di teatro, sia in patria che a Londra, corsi di canto, altri corsi di recitazione, masterclass e doppiaggio. Lavora in teatro, al cinema, in radio, sa suonare il flauto, è allenatrice di nuoto sincronizzato ed è anche insegnante di danza orientale. Io invece ancora devo capire come si imposta bene la lavatrice.

Martina Menichini

Bene, dopo questo breve preambolo, andiamo a conoscere insieme Martina, che avete già conosciuto qui.

Ciao Martina, partiamo da una domanda banale, che va sempre fatta per una sorta di etica giornalistica, ma che comunque ha sempre il suo effetto. Che definizione dai al teatro?

Per me il teatro è realtà (da notare che non ha dato le solite risposte scontate come verità o vita.) tutto quello che vivo a teatro lo vivo nella realtà, mostrandolo nell’istante in cui sono sul palco. La cosa bella di fare teatro, a differenza del cinema, è viverlo negli istanti, vivere l’attimo.

Venendo dal cinema, quali sono le differenze sostanziali che subisci sia negativamente che positivamente?

Premettendo che amo il cinema, quando l’ho fatto ed ho visto la differenza, ho vissuto una concentrazione diversa. Nel cinema hai una concentrazione momentanea, che deve però combattere contro mille distrazioni, ed è difficile. Nel teatro è diverso, hai una concentrazione continua ininterrotta. Infatti per fare cinema, per farlo bene, il teatro diventa fondamentale, perché devi avere una concentrazione che nascendo dal teatro ti aiuta moltissimo.

Infatti vediamo molti attori bravissimi, sopratutto inglesi, che escono prima dal teatro. 

Si, il teatro ti dona una prospettiva più professionale, ed aiuta ad immergerti meglio del personaggio, aiutando l’attrice a conoscersi meglio ed a conoscere i propri punti di forza ed i propri punti deboli.

Vista la tua carriera importante, ho una domanda: tu reciti, balli, fai doppiaggio, lavori in radio, e fai duemila cose. Hai altri talenti misteriosi e nascosti? Sai cucinare?

No, non so cucinare. Se mi mettessi a provare però potrei riuscirci (ride. Secondo me almeno le insalate le sa fare). Adoro gli sport estremi, quindi mi arrampico e sono totalmente dipendente dall’adrenalina. Ho un passato di 15 da campionessa di sincronizzato… non riesco proprio a stare ferma nella vita, sono una trottola. Uno sprint che trovo fondamentale sono le amicizie. Oggi (il giorno in cui sono andato a teatro) ho venti amiche qui, e non sono contenta perché sono venute a vedermi, ma sono felice perché mi vogliono bene. 

Martina Menichini in un seducente scatto in bianco e nero.

Tornando allo spettacolo appena visto, quanto hai in comune con il personaggio di Marina? (Se il maniaco viene a cena – Marina è il personaggio quasi casto e genuino, che non vede né malizia né doppi sensi).

Pochissimo. Non sono una pudica, amo la mia libertà e ne parlo tranquillamente, non sono privata. Ho fatto anche personaggi trasgressivi, che sono più vicini a me come carattere. Questo personaggio l’ho scelto apposta perché completamente diverso, e quindi ho dovuto ricercare cose che magari ho, ma non ho mai fatto uscire fuori. Ci sta del mio, ma un mio non ancora scoperto.

Oltre alla recitazione, che di norma nasce come hobby e poi diventa un lavoro per le persone più brave, hai altre passioni allo stesso livello?

No, assolutamente no. È l’unica cosa che mi fa sentire bene, più dell’amore. Recitare è la cosa che mi fa sentire meglio nella vita, in assoluto sarà una cosa che farò per tutta la vita.

La tua preparazione prima di salire in scena? (prima di entrare, ho sentito il gruppo urlare “merda merda merda”, una scena molto carina)

Training. Vengo quattro ore prima, e faccio un’ora e mezza di allenamento fisico (e qui mi cita Stanislavskij, siamo ad alti livelli) perché in primis devi essere rilassato, perché le tensioni muscolari non fanno entrare il flusso d’energia, così puoi iniziare a sentire il personaggio. Poi scaldo la voce con vari esercizi ed infine inizio la concentrazione.

Beh, complimenti. Anche per la citazione a Stanislavskij, non è da tutti.

Beh, un attore dovrebbe averlo studiato o almeno letto.

(RIDO DI GUSTO PENSANDO AGLI ATTORI ITALIANI) Andiamo avanti. Le tue influenze? A chi ti ispiri maggiormente?

Meryl Streep.

Ah, voliamo bassi!

Nella vita bisogna puntare in alto, all’eccellenza. Essendo figlia unica ho sempre avuto grandi aspettative. Non dico di essere la prima, ma almeno ci provo puntando in alto. Aiuta anche a valorizzarsi in questo modo.

Pubblicato da Martina Menichini su Domenica 26 marzo 2017

Passiamo alla domanda seria e forse antipatica. Alla luce dei fatti odierni, come si può giustificare una commedia che a pelle sembra essere basata su fatti che comunque sono delicati e pericolosi?

(risponde subito senza pensarci. Questo si chiama acume) Secondo me molti argomenti dovrebbero essere esternati, perché molte cose non si dicono ma esistono. Far uscire determinati argomenti è importante. Nel 2017 le cose non dette ma che ci sono sono all’ordine del giorno, ed esternarle è fondamentale, sopratutto in chiave ironica e non volgare, che ti fa capire come funzionano le cose. Io ho una cugina piccola, magari una cosa simile le succede, e penso che ci sia il bisogno di parlarne almeno per dire “queste cose esistono, e dobbiamo essere preparati.” Venendo al teatro, magari si ha anche lo spunto di riflessione.

Domanda fuori programma. Come avresti concluso te la commedia?

Mi cogli impreparata. Su due piedi ti dico che questo finale mi piace molto.

Martina Menichini in tutta la sua bellezza

Dunque, io ringrazio la disponibilità di Martina, e vi invito a seguirla sulla sua pagina Facebook, per rimanere costantemente aggiornati sulle sue prossime esibizioni.