Se siete dei giovani videomaker che si stanno approcciano a questo settore, forse questo tutorial su come realizzare un videoclip fa al caso vostro.

Questa non è solo una guida, ma è anche un approfondimento sul perché si dovrebbero fare certe scelte di stile.

In realtà, per fare un videoclip c’è una sola regola: NESSUNA REGOLA!

Fine del tutorial.

Però lo show continua…

Il settore dei videoclip è una grandissima e meravigliosa anarchia audiovisiva.

Un videoclip come The Show Must Go On dei Queen è un ottimo esempio iniziale.
A differenza del cinema, quando ti ritrovi a vedere un video musicale, sai quasi a livello inconscio che non ci sono regole. Non deve per forza avere un senso. Se vedi Freddie Mercury travestito da donna che apre una porta su un universo fatto di cartoni animati e riprese live dei loro concerti… Be’, non ti fai domande. Perché già sai che non deve avere per forza senso.

Cosa diversa è l’espressività utilizzata nel cinema: puoi sperimentare quanto ti pare, ma se la storia ha come protagonisti due innamorati, questi ci devono essere. Pensate a film, anche diversi tra loro sia come genere che come pubblico, per esempio: TitanicDeadpoolAvatar, Il Lato Positivo, Ritorno al Futuro e Biancaneve.
Puoi sperimentare quanto ti pare, ma due persone che si baciano o che vogliono star insieme, ci devono essere, che sia in percentuale minima o che abbiano un enorme rilievo.

Nel videoclip no.

Il videoclip, per quanto nasca come promozione commerciale del brano musicale, intraprende vie molto più “illogiche” rispetto al mondo del cinema. Siamo su un piano totalmente visivo che non ha vincoli. Li ha avuti, in partenza, però una volta uscito dalla sua rotta, il settore non solo è sopravvissuto, ma vive ancora oggi di un grandissimo ritorno di visibilità globale.

Puoi avere una canzone d’amore, ma non sei legato a far la storia di due innamorati. Non è detto che devi per forza riprendere il cantante che canta o la sua band che suona. Quante volte abbiamo visto videoclip in cui la storia non c’entrava proprio per niente con le parole del brano?
Eccovi qualche esempio:

  • GorillazClint Eastwood è un videoclip che ha riscosso un successo incredibile. Ma del vecchio Clint? Vedete l’icona del Western in qualche angolo del video?
  • Duffy in Warwick Avenue ha una telecamera fissa sul suo volto. Un piano sequenza e basta. Eppure parla di una storia d’amore. Non sarebbe stato più “ideale” riprendere due innamorati?
  • In Papillon degli Editors, c’è un tizio che corre. Poi arrivano altri tizi che corrono insieme a lui. E alla fine scompare. Avete visto un Papillon nel video? Una ragazza? No!
  • I Coldplay parlano tanto di uno scienziato che può aiutarti con ogni tuo mezzo. Ma in The Scientist non vedi questo “scienziato”. Solo un bellissimo reverse. Con un altro significato.
  • Concludo con un brano famoso come Rolling in the Deep. Adele canta da seduta. Una casa impolverata. Bicchieri d’acqua per terra. Un samurai. Eccetera.

Il videoclip si è evoluto come una delle massime forme espressive artistiche dei nostri tempi odierni.  Nonostante servano per pubblicizzare un brano, chi sta dietro la macchina da presa si prende benissimo tutte le libertà di questo mondo. Grandi nomi di registi, hanno fatto dei videoclip il loro “started”.

Ovviamente questo non significa che il video deve viaggiare all’opposto dai testi della canzone. Significa che le possibilità sono infinite. Puoi raccontare comunque una storia che sia in linea con il tuo brano. Ma non è obbligatorio.

Ed a volte qualcuno riesce ad intraprendere una possibilità che porta al successo.

Mix di successo

Un esempio che faccio sempre ai miei clienti è: PSY – GANGNAM STYLE

Forse vi viene da ridere al pensiero di questo videoclip, ma nel settore del videomaking, tra colleghi, molto spesso citiamo questo video come una delle più grandi idee geniali degli ultimi anni. Potreste percepirlo come un videoclip idiota, con un gruppo d’idioti che ballano su una canzoncina ridicola.
In realtà, c’è il mix perfetto per vincere facile:

  • Un brano semplice dal sound elettronico, quindi un tormentone nato proprio per far ballare le persone.
  • Un video che mescola vari stili, ma rimanendo in un contesto pulito.
  • Belle location che si svelano in un crescente atto finale.
  • Situazioni cariche di humour e non-sense.
  • Un balletto personalizzato.
  • Ragazze.
  • Un cantante talmente tanto convinto di quello che fa, da sembrare… serio!

Sappiate che PSY era già conosciuto in madrepatria da diversi anni, ma solo con Gangnam Style ha raggiunto il successo globale. E il successo non è stato raggiunto dalla sua canzone. Milioni di utenti hanno visto e condiviso il videoclip di Gangnam Style su YouTube per un totale di 3 miliardi di visualizzazioni!

Questo mix di scelte stilistiche funzionano. Un qualcosa di simile, ma made in Italy, è Rovazzi – Andiamo a comandare (ecco il segreto del suo successo).

Altro esempio è Pharrel Williams – HAPPY

Anche in questo caso si parla di una formula vincente: un brano “felice” in un video corale.
In questo videoclip NON vediamo spesso Pharrell come protagonista, piuttosto fa parte di un vasto gruppo corale. Tutti cantano la canzone.  Tutti la ballano. Nessun effetto, nessun filtro, sempre la stessa color. Eppure, a livello visivo, questo video lo riguarderesti mille volte. Perché? Prima di tutto è una regia semplice e pulita, ma, vedendo gente che balla e canta Happy di vario genere e ceto sociale, ti immedesima automaticamente nella scena che stai vedendo e senza che te ne rendi conto, anche tu sei dentro il videoclip. Anche tu vorresti cantare e ballare in mezzo alla strada dicendo che “sei felice”. Anche tu, come tutti, un passo di danza lo hai fatto. E non perché l’hai sentita alla radio. Ma perché ti ricorda quello che hai visto su YouTube.

Questa formula vincente è stata già ripetuta diverse volte anche meno di un anno fa con Justin Timberlake in Can’t Stop The Feeling! e trovo interessante vedere come la gente, chiedendo in giro, veda questi videoclip corali come un qualcosa di nuovo – sempre verde – dimenticandosi che è un esperimento già fatto centinaia di volte.

Qualità del videoclip vs qualità della canzone

Dopo anni passati di fronte a MTV, mi sono reso conto di una cosa fondamentale per la riuscita di un buon videoclip: il dosaggio della qualità. La canzone e il videoclip devono esser qualitativamente eguali. Anche lo spettatore comune si accorge se una canzone sia molto più bella del videoclip che sta guardando o viceversa.

Quello che considero il mio videoclip preferito per questo concetto è Art vs Science – Parlez-vous Francais?

In questo scontro tra clown, sembra quasi che il brano di questo trio australiano sia colonna sonora e suono della storia. Un’alchimia in cui ti vien da chiedere se non sia stato realizzato prima il filmato, che il brano stesso. Una coordinazione di sound ed immagini che stupisce e che invoglia a riguardare il video ancora una volta sempre più.

Dopo questa piccola infarinatura di cultura generale, passiamo al tutorial vero e proprio.