Thirteen Reasons Why è la nuova serie TV di genere drammatico-adolescenziale targata Netflix e già a pochi giorni dalla sua uscita le discussioni hanno iniziato ad infiammare il web, per non placarsi ancora.

Visto quanto si parla bene della serie, anche noi di The Brain of Pop Culture abbiamo deciso di dire la nostra. Ovviamente non parliamo a nome di tutto lo staff: questo articolo è scritto a quattro mani, da Rebecca, che si focalizzerà sulle conseguenze provocate da questa serie TV tra gli adolescenti che soffrono di istinti suicidi, e da Marcello, che si occuperà più approfonditamente dei problemi legati alla sceneggiatura.

Rebecca

C’è chi parla della protagonista, Hannah Backer, come una ragazza innocente, continuamente attaccata dai bulli; chi addirittura crede fermamente che questa serie TV debba essere vista nelle scuole, inserita in un programma di sensibilizzazione contro il bullismo e le pratiche del suicidio.

E chi, come noi due, ha un’idea ben diversa dei protagonisti e della serie in generale.

Secondo il mio modestissimo parere, fermarsi a un livello di analisi del tipo: “questa ragazza soffriva, non vedeva altra via di uscita se non il suicidio” è francamente superficiale e pericoloso. 13 Reasons Why (tratta dall’omonimo libro) è forse una delle opere più pro-suicidio che si siano mai viste. Il punto di vista dell’autore si confonde con quello della protagonista a tal punto da far passare il suicidio come unica via di salvezza e rivalutazione della vittima, che da quel momento in poi verrà pianta ed amata da tutti.

Inoltre, i produttori della serie hanno un’aggravante: prima di iniziare a girare, hanno discusso con esperti nel settore della prevenzione al suicidio, che avevano raccomandato di non trasmettere determinati punti di vista della ragazza “senza filtri” e di non trasmettere addirittura la scena stessa del suicidio; questo infatti, porterebbe i ragazzi che soffrono di istinti suicidi ad avere una conferma alle loro tesi e addirittura a copiare le dinamiche del suicidio di Hannah. Indovinate un po’ cosa hanno poi combinato i produttori?

Il protagonista, che alla fine si sente in colpa per gli sbagli altri, mostrato in una scena iconica.
Il protagonista, mostrato in una scena iconica della serie.

Anche Hannah, nel suo essere vittima di bullismo e di violenza sessuale, riesce ad oltrepassare un nuovo livello, diventando lei stessa una carnefice. In un viaggio lungo e doloroso, senza pensare alle conseguenze derivanti dal suo gesto, pone a rischio la salute mentale delle uniche persone che non c’entravano assolutamente nulla, pur avendo in mano il potere di rivoltare le carte in tavola e far capire davvero ai suoi carnefici e agli omertosi a cosa hanno contribuito. Senza contare che avrebbe potuto aprirsi con qualcuno, da Clay ai suoi genitori (che vedono la loro bambina morire senza una motivazione) e denunciare, trovando la forza di andare avanti. In poche parole, invece di denunciare e portare a galla la realtà dei fatti, ha solo provocato un dolore atroce e lasciato un vuoto incolmabile nelle persone che la amavano di più, ponendo la vita stessa di altre persone a rischio.

Marcello

13 Reasons Why. Bene, ora tocca a me, ed analizziamo questo telefilm una volta per tutte. Partiamo da una questione primaria, ovvero il target del prodotto: nonostante ultimamente si percepisca Netflix come unico canale che ci propone delle serie di qualità ed adulte, ricordiamo che ne ha anche altre, per diversi target. Quindi tu che hai apprezzato questa serie, sappi che è per un target pre-adolescenziale, con tutto ciò che ne scaturisce. Voglio solo specificare che parlo del personaggio di Hannah, di un telefilm. Non voglio sminuire le persone che veramente soffrono. Lo scrivo perché esprimendo una mia opinione riguardo a questa serie, sono stato attaccato perché “la gente soffre” e lo ribadirò più volte in seguito. Io parlo del personaggio nato dalla penna di Yorkei, che lo ha preso dai libri di Asher.

La metà delle puntate sono caratterizzate da noia, lentezza e noia, ancora, ma non una lentezza che ci piace, come nel caso di The OA, una lentezza di racconto. Ma adesso andiamo ad analizzare in pillole qualche problema di questo prodotto, problemi che sono vivi nella caratterizzazione dei personaggi. Prima ho da dire giusto un paio di cose quasi futili, per poi aumentare il livello del discorso. Prendo anche qualche commento che ho trovato in giro, che metterò in corsivo, per poi replicare.

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Hannah. Hannah è una che passa tutto il tempo a rimproverare Sheri per il suo comportamento, poi giustamente assiste ad uno stupro e non fa nulla“. Così è sminuente, ma è vero, in parte. Hannah racconta un fatto del passato, sapendo poi dell’incidente. Ma in quel momento, perché colpevolizzare così tanto l’amica, per un cartello rotto? Sapendo che ci sono anche le strisce per terra, e che la gente conosce quell’incrocio, perché questa esagerazione? Considerando che avrebbe potuto fare anche una denuncia anonima?

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Hannah è una donna senza un perché. Un personaggio che rimane fermo come un’ameba, lasciandosi trasportare dagli eventi senza mai intervenire. Attenzione, ho detto intervenire, non reagire. E quando prende una decisione, vuoi l’egoismo, vuoi distrazione, o qualsiasi cosa, prende la decisione sbagliata. E prego alle teenager infervorate di Facebook di non sminuire tutto con “hai detto che è stupida!!!111!”. Giustamente qualcuno ha parlato dell’effetto valanga, ed io posso aggiungere che, oltre ad essere una queen drama, Hannah era anche, da quanto visto, una brava ragazza, ingenua e dolce, che ha trovato solo persone orribili nel suo cammino. Ma quello che ha vissuto lei, a mio parere, non è un vero bullismo, quanto un problema di gente scema. Avrebbe potuto fare qualcosa, anche parlarne con i genitori o con il preside.

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Ha anche comportamenti da Attention Whore, che mostrano effettivamente una ragazza in cerca di attenzioni e di aiuto, ma li esterna in una maniera sbagliata. Ora, non voglio sembrare insensibile – ho visto che molte persone prendono queste critiche come una critica verso la gente – ricordiamoci che io sto parlando di un prodotto, non di una situazione vera. Ogni mia opinione si basa sulla regia, sulla sceneggiatura, e sullo sviluppo dei personaggi. Allontana le persone, come Clay e lo psicoterapeuta (qui ha fatto bene), che la seguono, per poi lamentarsi che si sono allontanate, esistono persone che la amano, come Clay ancora, o come i genitori, ed esistono personaggi come Sky che non vengono quasi toccati. Il problema base è che Hannah parte subito senza darsi un valore, parte già sconfitta, e questa sconfitta, questa totale mancanza di autostima, non ci viene assolutamente mostrata dagli sceneggiatori (parlo al plurale perché di norma ci sta uno sceneggiatore, Yorkei, che lavora con un team). Forse avrebbero potuto rendere tutto più realistico e coerente con la questione inserendo anche altre motivazioni di background, ma questo telefilm in tutta la sua durata a mio avviso non riesce assolutamente a spiegare bene i sentimenti ed i pensieri dei protagonisti, una questione che invece non manca in veri prodotti di livello, come Sense8, che in sole tre puntate ci mostra moltissimo.

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Il problema inerente la depressione potrebbe essere quasi una risposta a certi comportamenti della protagonista, ma anche questo gestito molto male dagli sceneggiatori a mio avviso.

Tra le critiche più importanti troviamo quelle riferite alla situazione intorno al bullismo – solito stereotipo americano – dimenticandosi altri fattori, quali la depressione, ma soprattutto lo stupro. Il problema è che la questione della depressione, come vedremo successivamente, non viene veramente affrontata o delineata, ma solo fatta quasi intuire.

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Una nota positiva, è come detto prima, inerente la depressione, viene spiegata male, ma almeno viene fatto capire. Lo capisco io, lo capisce lo spettatore, ma come alcuni punti di questo telefilm, il problema viene solo aggirato, ma affrontato in maniera diretta. Lo si percepisce, lasciando libera interpretazione allo spettatore, ma finisce lì. Una percezione di un problema grave, che non viene seriamente raccontato, ma quasi messo a caso, come a giustificare il problema della protagonista in maniera totalmente residuale.

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Troppa enfasi nelle situazioni da bullo, che abbiamo capito che non è più l’archetipo degli anni ’90, il tizio grosso che picchia tutti perché ha una vita brutta, ma il messaggio è particolare. Sembra più un messaggio per ammonire i bulli, non per sollevare le vittime e spiegar loro che l’aiuto si trova sempre.

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Non vorrei dire poi che a 17 anni dovresti avere la forza di dire “ok, questi sono maledetti, cambio comitiva”, ma anche qui, il lavoro degli sceneggiatori l’ho trovato veramente debole. La protagonista non ha un minimo di spessore psicologico: lo spettatore deve pensare, deve supporre, ma non ci sono delle risposte.

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Quindi? Quindi deve far riflettere sul bullismo e sul suicidio, senza analizzare minimamente la psicologia dietro. Anzi, chi se ne frega, se sono incoerenti.

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Tutti i personaggi avrebbero avuto motivi validi per fare “la stessa fine di Hannah”, anche forse più di lei, ma tutti hanno trovato un modo per appigliarsi alla vita. Hannah invece? Il suo unico appiglio è condannare tutti, persino un personaggio come Clay. Non lo condanna, ma gli lascia comunque l’ansia di avere una colpa. Colpa che non ha, ma alla fine si attribuisce.

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La serie ovviamente mostra e propone spunti di riflessione interessanti, ma senza forza, soltanto parlandone, presentandosi come un prodotto più che mediocre-appena sufficiente, contornato da una buona fotografia ed estetica, ma la sua scrittura debole lascia molte opinioni discordanti, che un prodotto almeno buono non avrebbe lasciato. Perché un prodotto buono ti presenta una storia, ti presenta dei personaggi, non ti forza a fare interpretazioni che nascono per delle mancanze di sceneggiatura.

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Personalmente non trovo questo telefilm una serie sul bullismo. Il bullismo è quasi un contorno, e lei, la cara estinta subisce sì del bullismo, ma anche prima di subirlo, era una classica americana dei teen drama, che fa venire paranoie ai suoi amici. Ma attenzione, il bullismo è un contorno, perché la cosa grave, non è esser stata bullizzata, ma stuprata. Poi sì, posso anche passare sul fatto che lei venga vista come una sorta di persona sbagliata, non sono d’accordo con gli attacchi a lei perché cattiva. Tralasciando il carattere, a me Hannah è sembrata una bella persona.

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Parliamo dell’antagonista, ed anche qui, poteva uscire una cosa carina, un prodotto che approfondisce tra vittima e carnefice. Invece no. Il cattivo non è un bullo, ma uno stupratore, per giunta seriale. Se non odiate il personaggio, non siete bulli, siete malati. Ed è questo il motivo per il quale la serie si rovina, hanno perso l’occasione di porci una via di mezzo, dei toni di grigio, volendoci regalare un cattivo fin troppo facile. Nessuno tiferà mai per un cattivo così, ovviamente. E questo penso sia dato non da una disattenzione, ma proprio da una mancanza di bravura degli sceneggiatori, che hanno lasciato anche dei buchi di trama, tanto per aggiungere una ulteriore critica.

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Avremmo potuto gustarci un prodotto in cui chiunque avrebbe potuto ritrovarsi ad essere inconsciamente un bullo, avremmo potuto trovare molte cose, ed invece no. Parla di temi difficili in maniera semplice e pressappochista. Come reagiamo al dolore ed al male che ci viene inferto? Domande che sorgono non perché la serie ve le propone, ma perché lo spettatore tenta di dare una chiave di lettura più profonda di quello che è, ovvero un telefilm preso da un libro per adolescenti, e trasformato male.

L’unico pezzo che si salva, visti i buchi di trama, è il pezzo del suicidio, quello si, mette i brividi. Ed anche la recitazione.

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Quindi in conclusione, sempre secondo il modestissimo parere dei due autori di questo articolo, 13 Reasons Why è “brutto” non perché il soggetto non sia interessante, ma perché la sceneggiatura ed i ritmi sono veramente lenti e mal gestiti. Speriamo che nella seconda stagione la questione venga aggiustata, perché è un prodotto con delle ottime potenzialità, ma per adesso è semplicemente un prodotto nella norma, ben confezionato con tanti lustrini ed un fiocco gigante.