Nel 2014 la famosa casa produttrice “Naughty Dog” pubblica la trama videoludica che avrebbe chiuso in grande stile la vecchia generazione di videogiochi: “The Last of Us”

Il mondo che ci troviamo davanti non è affatto come lo conosciamo tutti noi, l’intera umanità è spacciata, decimata da quella che è l’epidemia virale più devastante che l’uomo abbia mai potuto affrontare. Un nuovo ceppo di funghi parassiti conosciuto come cordyceps, si è diffuso sull’intero suolo terrestre attraverso l’effusione di spore letali, lente, efficaci. Intaccando la corteccia cerebrale degli esseri umani, il cordyceps, rende il l’infetto incapace di ragionare, incapace di provare dolore o paura, incapace di provare dei sentimenti, dando vita ad una bestia che ha come solo scopo quello di infettare o, in casi avversi uccidere, qualsiasi essere umano ancora senziente.

Quale modo più semplice avrebbe potuto usare la natura per riprendersi tutto ciò che l’uomo stava distruggendo? L’umanità non può fare altro che aspettare la fine ormai certa dell’intero pianeta, rallentata soltanto da qualche banale tentativo dell’uomo di difendersi. La società, con la retrocessione tecnologica, ha infatti subito una regressione, portando le piccole comunità di persone a dividersi: alcuni alloggiano in zone di quarantena ormai poco sicure, in attesa della fine, sotto al giogo dei miliziani; altri vagano come nomadi rincorrendo il proprio passato, incapaci di arrendersi a ciò che gli spetta, con l’illusione di un’utopica prospettiva futura. Il nostro protagonista, Joel, è un contrabbandiere, un sopravvissuto che ormai ha perso ogni speranza verso l’uomo e ciò che può promettere. The Last of Us racconta la sua storia e di come ha incontrato Ellie, una ragazzina nata dopo che il mondo venisse devastato, e che avrebbe cambiato per sempre la sua vita.

Joel contrabbanda armi fuori e dentro la zona contornata da militari, ed è bravo in quello che fa, forse il migliore della zona, ma questa volta gli verrà richiesto un tipo di lavoro fuori dal comune: scortare una ragazzina. Avrebbe dovuto essere un lavoro veloce, spostarsi dal punto A al punto B, niente domande, a Joel non interessa niente, vuole solo i suoi soldi. Ma il loro viaggio sarà più lungo del previsto. Un lento frammentare di stagioni nel corso di un anno, accompagnerà i due protagonisti ed il giocatore in un racconto struggente, un insieme di emozioni che distruggerà il cuore di chi passivamente seguirà il racconto. La caratterizzazione dei personaggi ha una parte fondamentale, che coinvolgerà il videogiocatore fino a farlo sentire parte della loro vita. Joel, un uomo dalla solida corteccia, apatico, diretto, sincero. Un uomo che non ha paura di morire, che ha perso la figlia tragicamente, un uomo che non crede più in nulla. Al suo fianco c’è la piccola Ellie, sorridente, sempre ottimista, che vede il mondo con gli occhi accesi e vispi di una ragazzina, disprezzante il cinismo del suo compagno adulto, non riuscendo a percepire quello da cui cerca di proteggerla.

Ed è proprio qui che The Last of Us ci stupisce: non da spazio all’empatia, non da spazio ai sentimentalismi. Il realismo dei comportamenti umani rende la storia di fondo un simbolico pugno nello stomaco, anche quando le cose sembrano andare per il meglio. In poche parole, il capolavoro firmato Naughty Dog, va fuori dagli schemi con un videogioco che non segue il ritmo di titoli come “Uncharted” bensì racconta una vicenda che in nessun altro modo poteva essere apprezzata, se non con uno schermo, un Joystick, ed il cuore. The Last of Us ha il coraggio di portarci dove nessuno ha mai osato: in mezzo alla morte, alla sofferenza ed alla crudeltà di un realistico mondo devastato, da rampicanti che accarezzano enormi grattacieli alla semplice e raccapricciante poesia della morte.

Il sistema di gioco del titolo in questione ci sorprende ancora, in quanto riesce a fondere meccaniche survival ad elementi puramente narrativi, mettendoti di fronte a delle scelte anche quando la situazione sembra non avere via d’uscita. Verrà data la possibilità di raccogliere oggetti durante il corso delle vicende, che potranno essere utilizzati per superare in modo più veloce alcuni ostacoli; e la scelta di assicurarsi posizioni di vantaggio strategiche, da cui avere una visuale a 360 gradi dell’ambiente circostante e della tipologia di nemici che dovranno essere affrontati. In pratica, fin dai primi istanti di gioco, The Last of Us incentra il gameplay sulla gestione delle proprie risorse e sull’uso di esse. Pochi proiettili, qualche benda, lame, chiodi e nastro adesivo da utilizzare se e quando necessario. Tutto ciò non andrà a limitare il dinamismo delle scene d’azione, con riprese quasi cinematografiche e luci totalmente immersive, rendendoti pienamente partecipe all’azione stessa, per cui a volte sarà necessario ragionare in pochi secondi.

I nemici che andremo ad incontrare saranno diversi, ognuno con la sua particolarità. I principali, per quanto possa sembrare strano, saranno i nemici umani, inizialmente armati di bastoni, travi o mazze, ma che andranno a migliorare il loro arsenale con lo scorrere delle vicende. Gli infetti invece sono di diversa tipologia fisica. I più comuni saranno i runner, esseri umani infettati da breve tempo, aggressivi e veloci, non sensibili alle luci quanto ai rumori. Piuttosto semplici da eliminare, a meno che non ti prendano alla sprovvista.  

Gli Stalker, infetti al secondo stadio, simili ai runner, ma più scaltri, cercheranno di aggirare la tua posizione con vie secondarie, se possibile, prendendoti alle spalle.

I Clicker, l’infezione ha avuto modo di espandersi, rendendoli ciechi, il fungo ha spaccato la parte superiore del loro cranio favorendo la fuoriuscita del fungo virale, distruggendo il cervello e prendendone pieno possesso. Non vedono, ma sentono benissimo, il minimo rumore stimola i loro corpi a muoversi verso ciò che hanno sentito. Non bastano dei semplici proiettili ad ucciderli, non se non se ne usa abbastanza. La loro particolarità è il suono che emettono, un ripetuto ed estenuante “click”, da cui prendono il nome. Questo suono, però, renderà più facile intuire la loro posizione, dando la possibilità di ucciderli o evitarli.

I Bloater, al quarto stadio di evoluzione, sono sicuramente la tipologia di infetto che non vorresti trovarti davanti a nessun costo. Giganteschi corpi massicci che di umano ormai hanno ben poco, ricoperti da funghi emananti grosse quantità di spore che verranno gettate verso il giocatore. Queste enormi bestie sentono e vedono molto bene, ti seguono lentamente, aspettando il momento giusto per bersagliarti e caricarti e, in caso ci riuscissero, non ci saranno alternative oltre alla morte. Il modo migliore per ucciderli è colpire i bacilli gonfi ripieni di spore e liquame luminoso, indebolendo le sue difese, per poi sferrare il colpo di grazia.

Il gameplay del gioco è in se molto semplice, ci spinge a liberare le vaste o limitate aree di gioco per poi esplorarle in cerca di risorse. In questo caso, sorge un altro aspetto fondamentale di The Last of Us: l’aspetto visivo. Come già commentato in precedenza, riprese e luci del gioco lo rendono magicamente immersivo, coinvolgendo mente e cuore in quegli scorci consumati ed abbandonati o in quel tanto malinconico quanto affascinante panorama che vede come protagonisti enormi grattacieli distrutti, crollati, ricoperti di vegetazione.

Insomma, The Last of Us riesce a farci godere di quelle che sono le prospettive di un mondo caduto, del realismo nei comportamenti umani e la crudeltà degli scontri, l’odio represso negli umani in cerca di salvezza, la rivalsa della natura sulla piaga umana, contornando il tutto con colonne sonore adatte e coinvolgenti, luoghi desolati che profumano di morte, in quello che è un meraviglioso scenario d’estinzione.