Sleepers è un film del 1996, diretto da Barry Levinson, con Brad Pitt, Robert De Niro, Jason Patric, Dustin Hoffman, Kevin Bacon, Vittorio Gassman.

Ispirato dall’omonimo romanzo dello scrittore italoamericano Lorenzo Carcaterra, Sleepers racconta la vita di 4 amici, nati e cresciuti insieme ad Hell’s Kitchen, quartiere malfamato di Manhattan. Figli di immigrati irlandesi ed italiani, la quotidianità si articola tra il lavoro offerto loro dal boss locale (un fantastico Vittorio Gassman), e il servizio di chirichetto presso la Chiesa del quartiere. Mentore e guida del giovane gruppetto, Padre Roberto Carrillo, interpretato da Robert De Niro, è un prete che “si trova tanto bene sullo sgabello di un bar, quanto sull’altare a dire Messa”. Egli rappresenterà, poi, l’unica colonna portante nel momento in cui una bravata cambierà le vite dei giovani: uno scherzo finito male li porterà a scontare una condanna al Riformatorio maschile “Wilkinson”, un luogo in cui pestaggi e stupri sono all’ordine del giorno. A dirigere i maltrattamenti è un cattivissimo Kevin Bacon, la cui interpretazione ed il cui sguardo di ghiaccio, fa freddare il sangue degli stessi spettatori. Le violenze subìte, sia fisiche che psicologiche,  segnano profondamente la vita e l’equilibrio dei 4 amici, tanto da spingere 2 di loro a vendicarsi contro il principale carnefice.

E’ a questo punto che il film, da drammatico, acquista un carattere totalmente diverso, più vicino al genere gangster- giudiziale. Una difesa giudiziaria perfettamente articolata da un avvocato alcolizzato, interpretato da Dustin Hoffman, porterà a galla gli orrori subiti dai 4 giovani, in cui a pagarne le conseguenze saranno solo i carnefici. Ciò che colpisce di questo film è l’atmosfera: gli ambienti claustrofobici non fanno altro che incrementare la drammaticità; persino i suoni giocano un ruolo importante per la trama, come evocatori di ricordi rimossi. L’accostamento di attori più famosi (De Niro, Hoffman, Pitt, Bacon) con attori meno famosi (Patric, Eldard, Crudup) funziona, e questi ultimi si rivelano perfettamente in grado di mantenere il ritmo e la qualità dei veterani del grande schermo. Apprezzabile la scelta di un boss italiano (Gassman) senza il macchiettistico accento siculo/napoletano, anzi, la recitazione e lo stile di Gassman danno un tocco di eleganza all’intera pellicola.

Un elogio va anche all’interpretazione dei giovani attori, i quali, hanno saputo rendere al meglio l’angoscia di chi è vittima di violenza: il malessere interiore, il tentativo di rimozione, sono solo alcune delle emozioni che riescono a trasmettere con un semplice sguardo.  L’unica perplessità che può nascere, guardando il film, è la mancanza di una solida figura femminile, ma ciò, in realtà, è perfettamente in linea sia con il contesto storico che con quello sociale rappresentato. Ciononostante, la scorrevolezza e l’originalità della sceneggiatura(che vede la punizione da parte dei cattivi nei confronti dei VERI cattivi), la fotografia sempre impeccabile, la regia sobria senza fronzoli, rendono questo film un piccolo gioiello, una piccola pietra miliare nello scenario cinematografico.