E se ci fosse la vita dopo la morte? E se le persone iniziassero a suicidarsi per vedere cosa c’è dopo? E’ quello che succede in un futuro non troppo lontano da noi, dove Thomas Harbor, interpretato da un rugoso Robert Redford, ha provato scientificamente che gli uomini non sono destinati ad un freddo sonno eterno ma che, anzi, possono continuare a vivere e ciò ha incrementato il numero dei suicidi in tutto il mondo. Tuttavia Will, il figlio dello scienziato, non è d’accordo con la visione del padre, tanto da impedire ad una ragazza, Isla, di suicidarsi in mare. La conoscenza tra i due proseguirà anche quando assisteranno Thomas nei suoi esperimenti per capire cosa vedono le persone nella vita dopo la morte.

Rilasciato da Netflix il 31 marzo, La scoperta è il film diretto da Charlie McDowell, il giovane regista californiano conosciuto per The One I love, dove già si era cimentato nella contrapposizione tra finzione e realtà, tra illusione e concretezza. Il nodo narrativo, infatti, non è disquisire sulla giustizia di commettere suicidio o meno, né seguire la storia d’amore di Jason Segel, che regala a Will le fattezze di un uomo dal passato travagliato e da un dissidio interiore non indifferente, e Rooney Mara, che distingue la sua Isla per i capelli biondo platino, come un faro di luce nel grigiore dei toni, ma l’argomento più caro al regista e allo sceneggiatore Lader è la possibilità di redenzione.

Nel film, infatti, si inizia a capire come in realtà, l’altra vita sia un tentativo di porre rimedio agli errori commessi nella vita passata, di realizzare i propri desideri, di vedersi come persone migliori. I destini di Will e Isla si ritrovano intrecciati l’uno con l’altro per questo motivo, in un loop infinito di tentativi che, forse, potrebbero andare a buon fine o scadere in una terribile visione pessimistica senza soluzioni. La scelta del genere fantascientifico è stata ben studiata per permettere la riflessione esistenziale sulla condizione umana e si può dire altrettanto della tonalità fredda e ovattata della pellicola, in una citazione forse involontaria di The Lobster, dove ad emergere è la figura eterea di Rooney Mara che guida Will nel suo viaggio come un moderno Virgilio, con i suoi atteggiamenti anticonformisti e più dinamici rispetto all’entourage di Robert Redford, fatto di scienziati che nelle loro tutine monocolore sembrano tanti automi in un mondo senza speranza.

Sulla scia di altri film simili, come Arrival per le fratture temporali nella trama o Primer, La scoperta non delude, compensando una sceneggiatura cinica e minimalista con la bravura espressiva degli attori e le scelte stilistiche, aggiungendo anche un pizzico di Eternal sunshine of the spotless mind che non guasta mai.