La serie antologica più famosa è sicuramente Black Mirror, ma ce n’è un’altra che pochi conoscono ed è anch’essa britannica. Sto parlando di Inside No. 9, giunta alla terza stagione e creata da Reese Shearsmith e Steve Pemberton, qui in veste anche di attori.
Questa serie si basa sul concetto del bottle episode, di cui spesso le serie televisive fanno uso.

Cos’è un bottle episode?

Il bottle episode è un tipo di episodio caratterizzato solitamente dal fatto che compaiano solo due o tre attori del cast regolare ed una sola location. Spesso si gira il bottle episode per risparmiare budget e investire più soldi per il finale di stagione.

Un esempio noto è il decimo episodio della terza stagione di Breaking Bad, “Caccia grossa“, interamente ambientato nel laboratorio di anfetamine e con solo due personaggi, Walter White e Jesse Pinkman. Chi ha visto l’episodio in questione, sa che è uno dei migliori episodi di Breaking Bad.

 

In Inside No. 9 ogni episodio è un bottle episode. C’è sempre una sola location. Può essere una casa, un appartamento, una stanza, un camerino di un teatro, una cuccetta di un treno e così via, ma tutti accomunati dal numero 9.
Questa claustrofobia, data da una sola location, crea un’angoscia e una tensione tale da arrivare al climax. Il primo episodio della prima stagione, Sardines, quasi interamente ambientato in un armadio, ci introduce a questo mood della serie.

Con Inside No. 9 si ride perché è una commedia. Anzi, per essere più precisi è una dark comedy, tipica dell’humour britannico. I temi trattati sono sempre seri, come per esempio la vendetta o l’incesto, e spesso gli episodi sfociano nell’omicidio, il climax di cui parlavo prima. I due autori prediligono la dark comedy, ma talvolta vanno sull’horror, come l’ultimo episodio della terza stagione, The Private View, che ricordava un po’ Saw – L’enigmista.

Poiché ogni episodio è caratterizzato dai colpi di scena o dal finale a sorpresa, non voglio parlare nello specifico di tutti gli episodi per non spoilerare troppo, ma ce n’è uno di cui voglio parlare ed è il migliore di tutta la serie. 12 days of Christine narra un’intera vita di una donna, Christine, attraverso dodici giorni chiave della sua vita. Vediamo i suoi successi, ma anche le sue delusioni, che alla fine è la vita di tutti i giorni. Come tutti gli altri episodi, è interamente ambientato in una casa e il montatore che è in me vede un ottimo uso di transizioni per passare da un giorno all’altro.

Inside No. 9 è la dimostrazione che non serve un grosso budget per fare una grande serie. Qui c’è infatti un grande lavoro di scrittura e in trenta minuti, durata media di ogni episodio, i due autori riescono a raccontare tutto.
La BBC ha confermato una quarta stagione e noi saremo pronti per altre storie claustrofobiche.