“Sono un fan del retrogaming. Sono nostalgico, triste e depresso, e penso che (quasi) tutti i videogiochi usciti negli ultimi dieci anni siano cacca.” (Giordano Paracini, 2017)

 

Se vi riconoscete anche lontanamente in questa descrizione, sappiate che state per leggere la recensione di un videogioco creato apposta per voi.

Premetto che ho giocato a Hyper Light Drifter per poche ore, a casa di un amico e con la compagnia di una modesta quantità di erba pazza, quindi le mie impressioni potrebbero essere giudicate parziali, alterate e offuscate; ma vi domando, è realmente importante cosa ho provato IO nel giocarlo? Questa è una recensione, non un consiglio per gli acquisti. Giocatelo voi, come volete e provate voi le vostre emozioni.

Alcuni scorci sono maestosi, grazie anche alle magnifiche scelte di colori.

Hyper Light Drifter è un gioco sviluppato dalla Heart Machine, uscito per PC, OS X e Linux nel Marzo del 2016, e per Playstation 4 e Xbox One due mesi dopo.

Potremo definirlo un action RPG, ma anche un hack & slash. La ambientazione è una specie di incrocio malato tra un vecchio Zelda, Dark Souls e Neon Genesis Evangelion, dove un eroe afflitto da un misterioso male vaga in una terra chiaramente appena uscita da un qualche conflitto o catastrofe, della quale sono stati portatori (o strumenti?) quattro enormi costrutti umanoidi. Dopo un breve tutorial il gioco vi porterà nella hub centrale, un villaggio pacifico e neutrale che da accesso diretto a quattro aree, una per punto cardinale, alla fine delle quali è annunciata la presenza di un boss di fine zona. Con l’ausilio di un attacco corpo a corpo, uno a distanza (con munizioni che si ricaricano principalmente menando in melee), e un dash lineare, il nostro eroe senza nome avanza attraverso trappole, nemici di vario genere, dungeon e segreti, come nel più vecchio e adorato RPG.

Una formula semplice, quindi. Terra incognita, nemici da ammazzare, aree da liberare, boss da sbriciolare.

Parliamo adesso di cosa rende veramente meritevole Hyper Light Drifter.

 

Grafica e impatto visivo

Questo è il primo grande, grandissimo pregio del titolo. La grafica è un omaggio palese alla scuola degli 8-bit e 16-bit, fornendo però una tavolozza di colori, sfumature e paesaggi da mozzare il fiato. La semplicità grafica è usata con maestria sopraffina per rendere con il minimo sforzo indispensabile, situazioni, azioni e dettagli di una chiarezza lampante. Non di rado ci si fermerà in punti particolarmente panoramici o pregni di dettagli a guardarci attorno, a osservare piccoli movimenti di pochi bit che danno un realismo straordinario alla scena; il tutto mentre il nostro eroe, dopo una decina di secondi di immobilità, si siederà a riposare, con naturalezza e compostezza.

*NGE Theme*

Passeremo vicino a elementi grafici giganteschi, testimonianze spaventose di orrore indescrivibili, perfettamente inglobate nella scena, al punto che dovremo a volte sforzarci per capire il reale significato dell’ambiente in cui stiamo combattendo, o facendo platforming.

Onnipresente è il senso di decadenza, ai limiti del post apocalittico. Il mondo di Hyper Light Drifter è un mondo ferito, squarciato da violenze razziste e sociali, che tuttavia a noi vengono presentate con una pacatezza e compostezza disarmante. Basti pensare alla zona Est, una enorme città sommersa, dove una stirpe di batraci ha scacciato ed eliminato una razza di topi umanoidi, i cui corpi sono disseminati ovunque, lasciati a galleggiare nel grande lago che è oramai la rovina urbana (se avete pensato a New Londo siete bravi, se avete pensato alla Batracomiomachia siete bravissimi).

I PNG presenti, poi, racconteranno il mondo attorno a noi con semplicità disarmante: niente dialoghi, interagire con un mercante, o un viaggiatore significherà vedere una breve sequenza di immagini (raramente più di tre) che condenseranno in un messaggio senza parole l’intera lore della zona attorno a noi.

 

Gameplay e Evoluzione del Gioco

Il Gameplay è semplice ma efficace. Se all’inizio il dash istantaneo e le combo di spadate ci daranno un senso di quasi onnipotenza, la situazione si capovolgerà con velocità allarmante: passeremo il tempo a schivare i colpi dei nemici, nell’attesa di piazzare attacchi efficaci, in un continuo mordi e  fuggi (contro i mob più grossi), o una danza nel tentativo di isolare gli avversari per finirli con una rapida scarica di revolver o di lama (contro sciami di mostri più fragili).

Il piccione caster è uno dei boss di zona. Occhio che spamma come un invasato.

L’approccio del caricone a testa bassa raramente darà risultati validi, dato che i punti ferita a nostra disposizione saranno decisamente pochi, e per curarsi sarà necessaria una azione specifica che, seppur breve, ci scoprirà per una frazione di secondo potenzialmente fatale. In questo mi ha ricordato molto i combattimenti di Dark Souls: i riflessi saranno validi quanto la pazienza e la strategia, e morire non sarà un evento raro, anzi: una delle situazioni più deliranti mi è capitata quando mi sono trovato a dover affrontare un “pull” di mostri senza medikit e con un solo punto ferita rimasto. Morire significa dover ritentare, non perdere qualcosa, dato che il gioco “salva” automaticamente ogni poche stanze, facendoci ricominciare nelle esatte condizione in cui stavamo al momento del “salvataggio”, e rimettendo al loro posto ogni oggetto preso e ogni nemico eliminato tra il save e la dipartita del nostro personaggio.

Per quanto riguarda l’avanzamento del nostro personaggio, non ci sono caratteristiche da aumentare, non ci sono livelli, non ci sono abilità. Ogni tot, troveremo dei frammenti di potere, che saranno la valuta del gioco. Grazie ad essi potremo acquistare in città nuove abilità per la spada, la pistola o il dash. Inoltre, potremo trovare raramente dei set di equipaggiamenti, che ci daranno vari bonus passivi. Fine. Questo è tutto l’avanzamento presente nel gioco.

La città centrale, piena di negozi e png espressivi ma non loquaci.

E’ possibilissimo affrontare ogni zona senza nessun potenziamento dato che, tra l’altro, sono tutte e quattro aperte fin dall’inizio, e il gioco non offre nessuna indicazione su quale sia la migliore da cui iniziare. La difficoltà sarà sempre gradualmente aumentata avanzando, e i boss di fine zona offriranno sempre quantomeno dei grattacapi. Ci sentiremo al contempo liberi di esplorare ogni angolo, e spinti a cercare nuove strade, nuove sfide, nuovi percorsi.

 

Gestazione e nascita del gioco: l’autore

Una situazione ricorrerà più volte fin dall’inizio del gioco: il nostro eroe si china preda di debolezza improvvisa, e tossisce sangue violaceo mentre un suono distorto offusca brevemente la colonna sonora.

Oltre ad essere una parte fondamentale della trama (che non vi spoilero perché, oltre a non volerlo fare, non posso farlo, non avendo finito il gioco), questa serie di eventi ha una correlazione estremamente precisa nella vita del creatore di Hyper Light Drifter, Alex Preston. Malato fin dalla nascita di una malattia congenita al cuore, convive da più di trenta anni con questo male incurabile, e questo gioco è chiaramente una espressione del suo dolore e della sua condizione.

L’eroe non è indistruttibile, anzi: il dolore e la malattia lo corrodono dentro fin dal principio, e trasuda una grande inadeguatezza, specie se confrontato con un altro personaggio che incontreremo quasi subito, apparentemente molto più “eroe” di noi. La nostra cerca quindi non è solo per salvare il mondo, ma è anche una volontà di salvare se stessi, di trovare una cura al male che ci ha colpiti al livello personale e diretto. Hyper Light Drifter non ci chiede di salvare principesse: ci chiede di sopravvivere, di sconfiggere la malattia, in una palese metafora della battaglia che il suo creatore combatte ogni giorno.

L’eroe si riposa sul cerchio del teletrasporto. Ce ne è uno per ogni zona, più quello della città centrale.

 

Non credo di avere altro da dirvi. Raramente mi trovo davanti a prodotti davvero pieni di qualità nostalgica. Mi è capitato con Life is Strange, con Transistor, con Darkest Dungeon e poco altro. Concludo, dunque, con l’unica cosa veramente importante che ho da dirvi: se vi ritrovate nella definizione del retrogamer, giocate a Hyper Light Drifter. Merita, merita davvero.