Eccolo qui, un altro fumetto firmato alla sceneggiatura da Snyder, autore piuttosto conosciuto per la sua gestione di Batman sul New-52 da poco terminato. Wytches è quel fumetto che non ti aspetti, che ti tiene certamente incollato alle pagine e che nonostante la corposità, puoi leggere in meno di un’ora, intervallando i tuoi impegni con un po’ di sano svago dalla facile fruizione. Esatto: fruizione, questa è la parola d’ordine, cerchiamo di capirne il motivo.


La storia di Wytches, senza inalberarci troppo e nel tentativo di non fare spoiler, ruota intorno ad una famiglia che si trasferisce in una città molto distante, quasi sospesa dal tempo. Lo scopo è quello di fuggire da vecchi errori del passato, tentando di ricostruire un presente migliore che possa, quanto meno, concedere la tanto agognata serenità.
Incipit piuttosto semplice, lineare, perfettamente fruibile. Snyder sembra preparare il terreno con un espediente narrativo apparentemente visto e rivisto che però, nel corso della lettura, tende ad estrarre piccoli colpi di scena tremendamente interessanti, quasi come se questi ultimi facessero parte di un disegno più ampio, di quelli che visti nel complesso risultano essere qualcosa di certamente diverso rispetto quello che ci si aspettava. Infatti è proprio questa la peculiarità dell’opera.
La narrazione si svolge quindi attraverso una linearità efficace, che fa del plot twist di fine numero il suo punto di forza. Sono proprio queste sterzate narrative sul terminare di ogni capitolo che la trama getta le basi per un finale davvero a tutta birra. La bellezza di questo fumetto sta nell’apparentemente quieta successione degli eventi, per poi riversarsi all’ultimo con un risvolto che mette in dubbio tutto quello a cui il lettore ha assistito fino a quel punto.

La Lion ci propone Wytches in un’edizione che vede raccolti tutti e sei i volumi di questa miniserie, con tanto di – passatemi il termine – scena post-credit. Interessante, oltre ad un comparto grafico mozzafiato (si, stiamo parlando di Jock e Hollingsworth) che da solo fa meritare l’acquisto, è senza dubbio la parte finale dove la casa editrice ci ha fedelmente tradotto un’intervista che vede Snyder, spiegarci come ha sviluppato la scrittura di Wytches, con tanto di fonti d’ispirazione e tracce che riconducono alla vita personale dell’autore. L’opera in questione inoltre, tende a sdoganare la figura della strega convenzionale, e sembra quasi Snyder voglia scherzare sull’accezione della parola stessa, quando prima ancora di cominciare il primo capitolo, appare scritto il significato del termine. Di fatto, è proprio di un assolutamente originale modello di strega che stiamo parlando, più animalesco, privo di senno e con un modo di ragionare che sembra quasi… non di questo mondo!

In sunto, il consiglio che sento di darvi sta nel fatto che una letta, a quest’opera, va concessa senza remore. Certamente non vanta di una trama dal forte carattere, né di personaggi indimenticabili, ma già soltanto per il modo in cui è stata disegnata merita assolutamente un’occhiata.

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