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Berserk and the Band of the Hawk – Recensione

Da Omega Force, dopo ben 18 anni dall’ultima apparizione videoludica di Gatsu (Sword of the Berserk per Sega Dreamcast),  arriva il gioco che tutti i fan dell’opera di Kentaro Miura aspettavano: Berserk and the Band of the Hawk, titolo musou su licenza, basato appunto sulle meccaniche tipiche di Dinasty Warriors and co. Adesso cerchiamo però di capire se Berserk and the Band of the Hawk riesce a distinguersi dagli altri musou, oppure  è analogamente destinato  a cadere nella mediocrità.

Il Guerriero Nero in tutto il suo furore

Per tutti i neofiti della saga di Berserk, la storia ruota attorno a Gatsu, un feroce Guerriero Nero, recante sul collo il simbolo del sacrificio, una sorta di marchio che attira creature malvagie, ma soprattutto gli Apostoli: umani che hanno utilizzato il Bejelit per diventare mostri immortali. Il compito del protagonista sarà quello di rintracciare e tranciare in due tutti gli Apostoli, con l’ausilio dell’Ammazzadraghi, una spada enorme che Gatsu maneggia con disinvoltura, così da sopperire alla mancanza dell’occhio destro e del braccio sinistro (braccio che nasconde un potentissimo cannone). L’arco narrativo iniziale, che si conclude con l’inizio della faida eterna fra Gatsu e il suo rivale Griffith, è scandito “in game” da piacevoli sequenze filmate, tratte dalle tre pellicole d’animazione dedicate a Berserk, rilasciate nel 2012 e 2013. Berserk and the Band of the Hawk raggruppa ben quattro archi narrativi, per un totale di oltre 40 missioni, le quali necessitano circa 15-20 ore per il completamento.

Berserk and the Band of the Hawk

La storia riproduce fedelmente gli eventi narrati da Miura, fino alle vicende che porteranno allo scontro finale con Ganishka, sovrano dell’impero Kushan. Abbiamo dunque a disposizione un’impalcatura narrativa notevole, non supportata però da un gran numero di personaggi giocabili, anche se sarà possibile sbloccare nuovi costumi e trasformazioni.  Per la gioia di tutti i fan, il genere musou si sposa perfettamente con lo stile di Berserk. Analogamente al manga, orde di centinaia di nemici si scaglieranno prepotentemente contro il protagonista, per poi fare una fine davvero misera. Gatsu dovrà sgombrare a suon di possenti colpi di spada il cammino verso il suo obiettivo, spesso corrispondente all’eliminazione di un determinato avversario. Dopo aver ultimato la campagna principale, sbloccheremo una modalità denominata Eclissi Infinita, la quale prevede il superamento di ben cento piani, con una serie interminabile di missioni, a difficoltà sempre maggiore, man mano che si avanza. Ogni 25 piani i progressi vengono salvati,  e l’abbandono dell’impresa vi costringerà a ricominciare dal primo piano. Ogni 5 livelli viene data al giocatore l’opportunità di rifornire il proprio equipaggiamento, e gli HP del protagonista si ricaricheranno soltanto utilizzando gli oggetti che troveremo e le scorte.

Berserk: un gioco con una doppia anima

Come già anticipato in precedenza, Berserk and the Band of the Hawk è un musou nudo e crudo, con tutti i pregi e difetti del caso: passerete ore e ore a tirare colpi furenti e micidiali, fino a portare la vostra Ammazzadraghi al cospetto dell’Apostolo di turno, in un combattimento oltremodo violento, che ben rispecchia l’anima del manga di Miura. Dunque abbiamo da un lato la solita solfa del musou rage che potrebbe portare il giocatore neofita a smettere dopo massimo un’oretta di gioco, mentre dall’altro lato siamo di fronte ad una perla del genere, che soddisferà tutti i fan accaniti delle avventure di Gatsu e compagni. Una nota di demerito va ai movimenti dei personaggi, meno dinamici rispetto a quanto visto nel “titolo cugino” dedicato a One Piece. Il lesinare nella dinamicità rende l’esperienza, d’altro canto, un pizzico più stimolante, innalzando la curva di difficoltà.

Precisiamo però una cosa: arrivare fino a Ganishka vi risulterà tutt’altro che arduo a difficoltà normale. Consigliamo dunque ai giocatori in cerca di un minimo di sfida, la scelta di finire il titolo  in modalità hard, altrimenti trapasserete i nemici, boss inclusi, quasi senza sforzo alcuno. Ciascun personaggio ha a disposizione due differenti “barre speciali”, che si riempiono facendo lievitare il contatore combo: la prima è la barra Frenzy, che rende gli attacchi di Gatsu più forti e veloci. I nemici sconfitti con la suddetta modalità attiva, rilasciano delle anime perdute, essenziali per riempire l’indicatore della seconda barra speciale, la barra del Death Blow. Questo “colpo mortale”, oltre ad essere devastante, determina il rilascio di un maggior numero di anime perdute, favorendo la ricarica del Death Blow stesso. Ogni personaggio sarà inoltre dotato di armi secondarie, quali esplosivi, pugnali e balestre, ognuno con differenti effetti sull’avversario. Una scelta che rende il combattimento più “strategico”, e ci riesce nel modo più fedele possibile all’opera di Miura. Inoltre è presente in game, un accennato sistema di crescita del personaggio e degli accessori che può utilizzare. Potremo migliorare l’equipaggiamento sia fondendo più gadget fra loro, sia trovando le materie prime necessarie allo scopo.

I limiti di un’opera cross-gen

Finora abbiamo esplorato a fondo l’impalcatura narrativa e il gameplay di questo titolo, evidenziando soprattutto gli aspetti positivi del titolo. Analizziamo adesso, con uno sguardo più severo, una delle principali pecche di Berserk and the Band of the Hawk: l’arretratezza generale rispetto ai titoli “current generation”. Graficamente il titolo è molto povero e, tranne per i modelli poligonali dei personaggi principali, dettagliati ed espressivi al punto giusto, avremo l’impressione di trovarci di fronte sempre le stesse ambientazioni e personaggi minori. Per quanto concerne la colonna sonora e il doppiaggio, i brani sono ricchi di pathos, rabbia ed epicità, fedeli dunque allo stile dell’anime di Berserk, e i doppiatori, di lingua giapponese, fanno bene il proprio lavoro. L’atmosfera di caos, violenza e guerra che si respira nella versione animata, è ben riprodotta anche grazie a degli ottimi effetti sonori, se pensiamo soltanto all’esplosione di un colpo dal cannone di Gatsu.

Commento Finale

Berserk and the Band of the Hawk è un titolo dalla doppia anima: da un lato troviamo un prodotto che sfrutta a dovere la licenza dell’opera di Miura, e che farà la felicità di tutti i fan. Dall’altro lato abbiamo invece un tipo di gameplay ormai superato e una realizzazione generale dei modelli poligonali troppo cross-gen per poter essere apprezzata. Un titolo consigliato dunque a chi ha voglia di passare ore e ore a sventrare orde di nemici e orribili mostri, senza aspettarsi un capolavoro di tecnica.

VOTO: 8

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