Ci sono modi e modi per arrivare a libri che non avresti mai immaginato di leggere. Libri che scopri per puro caso ma senza i quali, dopo averli letti, ti rendi conto che non avresti potuto sopravvivere. A volte ci arrivi per un suggerimento, a volte attratto da una copertina, a volte – come appunto nel caso di cui vi sto parlando – in modi del tutto inimmaginabili. Ed ecco quindi come sono arrivata a Wild.

Solo cinque mesi fa parlavamo dell’atteso ritorno delle ragazze Gilmore e, a prescindere dai sentimenti contrastanti scatenati dal revival, il viaggio verso il Pacific Crest Trail inizia proprio da qui. Infatti nell’ultimo episodio del revival, Autunno, Lorelai, colta da una profonda crisi interiore, decide di lasciare tutto per “fare Wild“.

Incuriosita su cosa significasse, ho scoperto l’esistenza di un mondo magnifico e, soprattutto, di un libro che vale davvero la pensa di leggere. Wild è, infatti, un romanzo autobiografico pubblicato nel 2012 da Cheryl Strayed  in cui la scrittrice racconta, in modo a mio avviso superbo, il suo percorso attraverso il PCT, ovvero il sentiero delle creste del Pacifico.

Ma, in realtà, Wild è molto più di un memoriale escursionistico. E’ la straziante e coinvolgente storia di una giovane donna che perde troppo presto la madre e con lei ciò che restava della sua famiglia. La storia della fine di un matrimonio e di avventure sbagliate. E’ la storia di una donna che, dopo un susseguirsi infinito di errori, senza alcun motivo logico e senza alcuna preparazione si mette in spalla di gigantesco zaino – ribattezzato Mostro – e dal deserto del Mojave arriva a piedi in Oregon.

E, a differenza di Lorelai, Cheryl Strayed percorre ogni chilometro – anzi se lo guadagna con il sudore – e chiunque legge le sue parole non può sottrarsi dalla sensazione di trovarsi lì, al suo fianco, a sudare, a maledire le scarpe troppo strette e a soffrire come un cane nel bel mezzo delle terre selvagge.

Perché la magia di Wild è proprio quella di trascinare completamente chi legge nel suo mondo selvatico e crudo, per quanto possa essere distante, inimmaginabile e inafferrabile. E, alla fine del percorso, dopo aver camminato – a tratti zoppicato – attraverso il deserto, la pioggia e persino attraverso il fango, dopo tutta la sofferenza, la catarsi e la gioia provata lungo quegli interminabili chilometri, l’unica reazione possibile su quell’agognato ponte degli dei è scoppiare in un pianto. Liberatorio e felice.

Ecco perché dovreste assolutamente leggere Wild.