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Un Re allo Sbando (2016) – Recensione

Fra i tanti film che hanno partecipato all’ultima mostra del cinema di Venezia, da annotare c’è sicuramente “Un Re allo Sbando”, diretto da Peter Brosens e Jessica Woodworth e presentato nella sezione Orizzonti. La pellicola in questione è stata acclamata particolarmente al festival di Venezia, riuscendo ad ottenere persino una distribuzione italiana, (cosa al giorno d’oggi sempre più difficile). Il film narra la vicenda di un Re belga, (in lingua originale: King of The Belgians, proprio per rimarcare questo concetto) che per problemi politici dovrà scappare dal suo amato Belgio e girovagare per l’intera Europa.

Un Re allo Sbando parte come un falso documentario per poi dipanarsi in più generi, dando allo spettatore l’illusione di osservare eventi realmente accaduti; è da considerarsi come un viaggio formativo, intrapreso dal Re e dai suoi cosiddetti “sudditi”, che dovranno affrontare mille peripezie, prima di poter tornare nella loro madrepatria.

Il Re inizialmente avrà delle difficoltà a sentirsi parte di questo irriverente gruppo, la sua smania di potere e le sue ambizioni lo porteranno a prendere delle decisioni poco sagge. Nel corso della pellicola, i vari protagonisti avranno il compito di raccontare eventi passati come dei flashback; i due registi però danno spazio al dialogo fra i vari attori, proprio come se si trattasse di una normale discussione su di un avvenimento passato, intercorsa durante un viaggio per raggiungere la meta.

Nel film Un Re allo Sbando si può notare anche un forte parallelismo con il viaggio di Ulisse: in entrambi i casi ci sono due uomini che devono scappare dalla propria città per intraprendere un viaggio lungo e tortuoso, per poi ritornare alla loro città natale e sconfiggere gli usurpatori del “trono”. I due registi bilanciano alla perfezione i vari generi cinematografici, cercando di dare ad ognuno la giusta importanza, senza premere l’acceleratore nelle scene più concitate. Nonostante ciò, va detto che la pellicola si distingue in special modo per la sua vena comica: molto spesso assisteremo a delle scene grottesche, dove (per fortuna) non viene accentuata la demenzialità del caso.

Gli attori, sebbene semisconosciuti, si dimostrano essere tutti in splendida forma. Una nota di merito va sicuramente all’attore che interpreta il Re, di cui offre un ritratto assai controverso e carismatico. La regia di Un Re allo Sbando talvolta cerca, per così dire, di mettere in campo quell’elemento comico per indurre alla risata generale. Questa scelta risulta efficace perché, nonostante le apparenze, quell’elemento comico serve unicamente ad ammorbidire un contesto non molto allegro.

Un Re allo Sbando può vantare di essere un film d’autore, ma allo stesso tempo commerciale, fondendo le due categorie in modo ottimale. Il film nei primi segmenti potrà sembrare lento e noioso, ma mano a mano che le varie sotto trame prenderanno piede, il ritmo sarà sempre in crescendo, fino ad arrivare ad uno strepitoso finale, ricco di magia e follia.

I due registi ci descrivono un mondo odierno come fosse ambientato nelle peggiori favole nere: vediamo più volte questa Europa che respinge i nostri protagonisti, e le scene mostrate sono portate all’eccesso, per dare luce a gag fresche e divertenti. Un Re allo Sbando potrebbe essere inteso da alcuni addirittura come una critica sociale contro i famigerati poteri forti, dove verrebbe raffigurato di proposito il marcio della politica europea. Non possiamo dire con certezza se questo fosse l’intento dei due registi o meno e ci affidiamo, come al solito, al giudizio degli spettatori.

C’è infine da sottolineare che il viaggio intrapreso farà comprendere ai protagonisti i veri valori dell’amicizia e dell’unione di intenti: alla fine di questa avventura, il Re si sentirà più vicino e legato ai suoi sudditi, tanto da rompere le barriere che separano di norma il sovrano dal resto della corte. Un film piccolo a livello di budget, ma non privo di grandi trovate narrative e registiche, che lo rendono energico e accattivante agli occhi dello spettatore. 

In fin dei conti Un Re allo Sbando (tralasciando la traduzione, a mio avviso orribile) diverte ed emoziona, aggiungendo quella nota di riflessione che non guasta mai. La sua natura da film d’autore non lo rende poco appetibile per le masse, anzi aumenta il brio e la genuina comicità che pervade la pellicola.

Il film è uscito ieri in anteprima in alcune sale italiane, ed oggi in tutta Italia, grazie alla casa di distribuzione Officine Ubu.

Qui sotto potete visionare il trailer in italiano del film.

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