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Tom Clancy’s Ghost Recon Wildlands – Provata la closed Beta

Ho giocato a Tom Clancy’s Ghost Recon Wildlands, ed ecco quello che ne è uscito giocando sia in singolo che in co-op. Il gioco uscirà tra pochissimo, il 7 marzo, e come sappiamo tutti, si tratta di una nuova serie che porterà i Ghost in Bolivia per debellare un cartello della droga chiamato Santa Blanca.

L’editor personaggi di Tom Clancy’s Ghost Recon Wildlands è qualcosa di bello.

Partiamo subito dall’open world, la vera curiosità di questo capitolo che si mostra una piacevole novità, assieme a tutte le missioni secondarie e casuali.

Ma prima di parlare del sistema OW, andiamo ad analizzare il punto focale di questo capitolo, ovvero il sistema di combattimento che è totalmente rinnovato rispetto ai precedenti capitoli, che permette al giocatore di immergersi in ogni stile d’assalto, sia grazie al posizionamento preferito dell’arma (mirino centrale o sulla spalla) che al modo di entrare in azione stesso. Riguardo al combattere poi bisognerà aggiungere altri due fattori, la personalizzazione delle armi, e la co-op, di cui parlerà tra pochissimo. Il primo approccio al combattimento è ottimizzato con sistema di mira abbastanza intuitivo, mentre il sistema di riparo e protezione cambia totalmente, fornendo delle coperture ad hoc, nel momento in cui ci si trova vicino ad un riparo, diversamente dal capitolo precedente. Tutta il sistema potrebbe risultare molto divertente se non fosse per il bug inerente la protezione, in cui il muro di pietra ha la stessa resistenza della balla di fieno, facendo spesso colpire il personaggio. Ma tralasciando questo dettagli non di poco conto ma migliorabile, non ho visto altri problemi nel combattimento che diverrà sempre più divertente, grazie al sistema di punti abilità che miglioreranno il personaggio, potendo scegliere di migliorare la mira, il drone, la capienza delle armi, la velocità di cura degli alleati e tante altre capacità versatili per ogni stile di gioco preferito.

Le armi sono possono modificare e personalizzare – anche con le varie skin -, grazie a dei pezzi da trovare sulla mappa, facendo acquisire dunque diversi tipi di silenziatore, di impugnatura, di canna ed altri, riuscendo a creare, con la base di una trentina di armi diverse, un centinaio di combinazioni diverse adatte ad ogni strategia. Ma non voglio parlare solo delle armi, andiamo a parlare della parte interessante, la cooperazione.

La versione single player non è propriamente malvagia, anche se i comandi per dare ordini non sono proprio i più comodi, sopratutto durante un momento d’azione, ed è un’altra cosa da dover migliorare secondo la mia modesta opinione. La IA non è proprio la più sveglia del mondo, ma alla fine questo gioco, che Division, nasce per farci andare sempre online. La cosa migliore è la co-op tra amici, che parlano la stessa lingua, perché qui il limite tra la vittoria ed il disastro è veramente labile. In tutto ciò il server non ha mai dato troppi problemi, giusto qualche secondo di lag un paio di volte. La cooperazione, come detto, è fondamentale, se non vitale, anche sotto altri punti di vista: Per guidare qualsiasi mezzo, serve un giocatore che faccia da autista, mentre gli altri i cecchini, forse la parte più difficile del gioco. Come detto prima, la IA non è proprio una cosa miracolosa, quattro soldati che ci seguono ma non si sentono quasi, solo una volta hanno preso decisioni di loro iniziativa, il che è fastidioso, quando vuole crearsi qualche tattica. Al contrario, online si trova molta libertà sotto un certo punto di vista, libertà che potrebbe ricordare qualche capitolo della rockstar, libertà che però viene limitata da alcuni paletti: L’uccisione dei civili potrebbe portare al game over, abbandonando quella facciata che avrebbe potuto ricordare Sicario (il film) in cui non ci sono veri buoni, e sono tutti cattivi. Questione che viene totalmente rovinata da uno dei primi dialoghi “Sei un grande eroe!””Si, dillo a mio figlio…” roba che neanche nelle peggiori commedie americane per famiglie. Ma tralasciando questo, la versione completa sicuramente ci porterà nuove missioni e sfaccettature della storia che ovviamente non sono state ancora inserite, riuscendo a farci immergere completamente nella testa di un soldato lontano dalla famiglia, ligio nel suo lavoro.

Qualche bug dell’online.

Passiamo adesso alla grafica. La grafica è veramente ben curata. Tralasciando alcuni dettagli, come le bombe a mano che esplodendo si limitano a lasciare una ombra nera, dalla foto qui in basso non possiamo che ammirare il minuzioso lavoro del team di sviluppo, che ha applicato il massimo su tutto. Se fosse stato un gioco completo e finito, avrei sicuramente dato un voto di 10/10 soltanto per questo panorama e spesso il giocatore potrà voler passare il tempo solo ad esplorare la Bolivia, invece di andare a fare le missioni. Non che la Ubisoft non ci abbia mai viziato sotto questo punto di vista dopotutto, ma ricordiamo però che non è mai una vera passeggiata. In Bolivia viviamo in un territorio ostile, dove dovremo sudare per accaparrarci le simpatie – e gli aiuti – dei ribelli, nascosti tra le fantastiche foreste di questo posto. Inoltre è dettagliato anche il ciclo giorno/notte, che vanno anche a cambiare le tattiche d’attacco o infiltrazione. Usando sempre il drone per vedere contro chi dovremo combattere, potremo decidere di entrare ad armi spianate – sconsigliatissimo – oppure di aspettare la notte per divertirci con il nostro fucile da cecchino. Vari modi per affrontare quelle che purtroppo saranno missioni, alla lunga, ripetitive.

Il gioco ovviamente ha alcuni bug, che verranno aggiustati, dei bug che vertono più sulla fisica che altro: Ho provato a scendere con una jeep lungo una collina piena di rocce, e sono arrivato alla fine rotolando quattrocento volte con la mia macchina, ma senza esplodere. Idem con una moto da cross. Altri bug, come il lag, sono quasi inesistenti, e tutti facilmente risolvibili.

Ed ecco qualche commento dei miei altri due colleghi, che hanno dato il loro parere.

Vincenzo: Ghost Recon Wildlands si presenta come un ottimo shooter in terza persona, con elementi tattici, un ambientazione stupenda e una divertente modalità multiplayer. Il problema principale è però la ripetitività delle missioni e una trama molto banale e noiosa, o almeno questo pare degli elementi messi a disposizione dalla beta. Il comparto grafico risulta molto curato, ma è nella fisica e nelle collisioni che Wildlands deficita, come la maggior parte dei titoli Ubisoft al lancio. Nulla che non si possa però aggiustare. L’intelligenza artificiale lascia molto a desiderare sia per i ribelli (gli aiutanti), che rimangono fermi nel momento del bisogno, sia per i nemici, che a volte si incastrano in determinati punti.

Giovanni: Ghost Recon: Wildlands abbraccia il trend attuale portando la serie a diventare un open-world, con diversi elementi ripresi dall’altra celebre saga Ubisoft quale Far Cry. Nonostante ciò, il titolo rimane comunque fedele ai vecchi capitoli grazie alla modalità coop che é ben strutturata, la quale sprona il giocatore ad affrontare le varie missioni in modalità stealth piuttosto che “di petto”. La personalizzazione del personaggio appare molto profonda con diverse opzioni fra cui scegliere sia a livello estetico che prettamente funzionale, il tutto reso più appagante da una grafica davvero notevole. La Bolivia presentata nel videogioco infatti propone diversi scorci che meritano di fermarsi un attimo per essere apprezzati (e perché no, fotografati). Permangono dubbi sulla longevità del titolo, che alla lunga potrebbe risultare ripetitivo.

Qui per comprare il gioco, qui per l’edizione gold.

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