Petizione contro la fiction su Rigopiano

Siamo tutti al corrente, purtroppo, della valanga che il 18 Gennaio scorso ha distrutto l’hotel Rigopiano, in provincia di Pescara, provocando 29 morti. Non tutti sapevano forse però che la Taodue film ha annunciato, per il 2018, il rilascio di una fiction basata sulla tragedia in questione, facendo esplodere l’indignazione generale per una tale iniziativa. Come riporta il Corriere della Sera, è stata addirittura avviata una petizione online sul famoso sito di petizioni Change.org per bloccare la realizzazione della serie basata sui fatti sopracitati. A detta del produttore Pietro Valsecchi, il prodotto punterà ad esaltare l’eroismo dei soccorritori, a mantenere viva la memoria, a ricostruire con precisione le dinamiche della tragedia e, soprattutto, come si sarebbe potuta evitare.

D’altro canto Camillo Graziano, legale della famiglia di Stefano Feniello, non risulta essere d’accordo con quanto affermato da Valsecchi, definendo la creazione di una serie TV basata sulla strage di Rigopiano, come “una scelta irrispettosa per le vittime e i loro familiari, dettata probabilmente da scopi unicamente commerciali”. Graziano poi continua il suo discorso pregno di indignazione: “Lo stupore è dettato, soprattutto, dalle tempistiche: a nemmeno un mese dal fatto, c’è già chi pensa a trasformare un dramma di tali proporzioni in una serie televisiva. Leggiamo, inoltre, che le riprese inizieranno a settembre per andare in onda a gennaio 2018, e che addirittura stanno già lavorando al progetto, con il supporto e il coinvolgimento di chi ha vissuto in prima persona questa vicenda: superstiti, famigliari delle vittime, soccorritori. Precisato che supporto e coinvolgimento alla famiglia Feniello non ne è stato mai chiesto, ci chiediamo che senso abbia, in questo momento, una fiction il cui scopo, a dire del signor Valsecchi, sarebbe anche quello di ‘fare luce sulla verità dei fatti’. La verità dei fatti la sapremo solo quando si saranno celebrati tutti i gradi di giudizio, non certo dopo aver visto una serie televisiva scritta all’indomani della tragedia”.

È giusto “spettacolarizzare” una tragedia?

Siamo chiaramente di fronte ad una situazione di stallo. Abbiamo, da un lato, la volontà espressa da parte di Valsecchi, di rendere la serie una celebrazione degli atti eroici dei soccorritori, ma anche un vero e proprio documento di ricostruzione dei fatti. Dall’altro lato, vi è il rammarico delle persone direttamente coinvolte nella tragedia, e non solo, per una fiction che effettivamente, malgrado i buoni propositi espressi dal Valsecchi, appare di più come la solita manovra commerciale. Siamo di fronte ad un prodotto per la tv atto a “spettacolarizzare una tragedia”, talmente recente che il bisogno di doverla ricordare, tramite una fiction, proprio non c’è. La fame di un “caso mediatico” da poter spolpare, l’ossessiva ricerca di nuovi dettagli su qualsiasi tragedia avvenga nel nostro paese, è ormai un trend affermato nel mondo della cosiddetta informazione. Ci si chiede soltanto, a questo punto, dov’è il confine oltre il quale si finisce di avere rispetto per il dolore delle persone direttamente coinvolte, in favore dello spettacolo. Dubbi e domande di questo genere sovvengono soprattutto quando si annuncia l’avvio di produzione di una fiction basata su di una tragedia, senza neanche dare il tempo alle famiglie delle vittime di poter piangere, in religioso silenzio, i propri morti. Lo stupore è ancora maggiore quando, a detta di Valsecchi, perfino i superstiti e i famigliari delle vittime si sono prestati a questo “gioco perverso”, una sadica macchina mediatica in cui le anime di chi si lascia coinvolgere vengono inghiottite, e alla fine quel che resta della persona è soltanto un involucro vuoto, forse più famoso, forse più ricco (economicamente parlando), ma vuoto.