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David Lynch: The Art Life (2016) – Recensione

David Lynch con i suoi film ha fatto piangere, sorridere e spaventare. Ogni qualvolta uno spettatore si approccia per la prima o la seconda volta ad una sua pellicola viene sempre rapito da un particolare irrilevante per la struttura narrativa basilare, ma se si scava nel profondo, si può notare che in realtà quel piccolo elemento è molto più importante di qualsiasi altro dettaglio presente nella scena.
David Lynch, essendo prima di tutto un eclettico artista, si è appassionato all’arte in generale, per poi concentrarsi in special modo, nelle arti visive e strumentali.

Lynch per la maggior parte dei suoi fan è conosciuto essenzialmente come regista cinematografico e televisivo. Nel corso della sua lunga e intensa carriera ha partorito film di rara bellezza: basti pensare a Eraserhead – La mente che cancella o Mulholland Drive, che hanno fatto crescere la sua fama a livello internazionale; come non dimenticarci anche del Lynch televisivo, ovvero quello de I Segreti di Twin Peaks (meglio conosciuto come Twin Peaks), forse il miglior progetto mai realizzato dalla sua mente. Una seria cupa e misteriosa, che fece letteralmente impazzire tutti i suoi fan all’epoca della sua messa in onda, tant’è che ancora oggi molti neofiti delle serie Tv chiedono ad altri amati dei seriali se vederla o meno; quest’anno dopo quasi più di venti anni dalla sua nascita dovrebbe uscire la terza stagione di Twin Peaks e tutti i suoi fan non riescono più a resistere dalla voglia di vederla finalmente approdare sul piccolo schermo.

Lynch, però purtroppo, come spesso capita in questo strano mondo dell’arte, è stato più volte criticato da una schiera molto corposa di “haters” ed ogni volta che usciva un suo film erano già pronti (addirittura in largo anticipo) a distruggerlo ed annientarlo nel peggior dei modi. L’odio e la rabbia espressa nei suoi confronti erano così forti da azzerare tutto quello che di buono invece ha fatto nella sua più che onesta carriera.

Lynch quasi inspiegabilmente nel lontano 2006 abbandonò le scene cinematografiche con il suo ultimo film: Inland Empire – L’impero della mente, un progetto nato per far capire l’importanza dell’utilizzo del digitale come valido sostituto alla più usata pellicola, ma è un film che ancora oggi da una parte della critica non viene valutato in maniera positiva. La colpa non è dovuta tanto alla sperimentazione di Lynch, ma forse è legata alla pazzia celata al suo interno.

Dolorosamente i fan hanno dovuto accettare la cosa, ma dietro tutto questo c’è un perché: Lynch ha smesso perché molto probabilmente tutto quello che aveva da dire, l’aveva terminato proprio con il tumultuoso Inland Empire e che quindi non aveva senso continuare a sperimentare o a rinnovare la sua arte visiva.
Nonostante ciò si è cimentato in altri campi artistici, come ad esempio la musica e la pittura, ottenendo dei grandi risultati in tutti il mondo.

 

David Lynch mentre dipinge in David Lynch: The Art Life
David Lynch mentre dipinge in David Lynch: The Art Life

 

David Lynch: The Art Life, presentato alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia diretto da Jon Nguyen, Olivia Neergaard-Holm, Rick Barnes, è un documentario incentrato proprio su David Lynch come artista.
Il documentario si presenta come se fosse una chiacchierata fra amici, con la particolarità di essere ripresi costantemente da una telecamera, andando ad indagare nell’inconscio del regista in questione.
Partendo dalla pittura, si traccia una linea immaginaria fino ad arrivare alla riscoperta delle sue opere filmiche.
I tre registi cercano sconclusionatamente di trovare una quadratura del cerchio, ma il tutto sembra un banalissimo documentario televisivo, privo di profondità; raramente si rivolgono a Lynch con domande sagaci ed elaborate, rendendo la conversazione sciocca e scontata, solo per mandare avanti questa inesorabile pseudo-intervista.
Il dialogo se pur aperto, alla fine dei conti, risulta essere un monologo a tratti interessante di Lynch, ma i retroscena che ci vuole svelare, sono reperibili tramite una semplice indagine sul web, fin troppo conosciuti per i suoi fan più incalliti.
Il suo sapere artistico viene fuori difficoltosamente, davvero non ci si crede che uno come Lynch possa infastidire lo spettatore per un’analisi copiosa e corposa del dettaglio, andando a tralasciare molti altri suoi aspetti assai importanti della sua vita artistica.

David Lynch seduto che fuma
David Lynch seduto che fuma

Plausibile il fatto che abbia voluto spendere più parole su Lynch come pittore e scultore, dato che è meno conosciuto in questi due campi artistici che in altri, ma lasciare solo l’ultima parte del documentario al Lynch cinematografico è da considerarsi come una noncuranza del progetto alla strato iniziale.

David Lynch: The Art Life, forse non volendo, si colloca alla perfezione in quel genere cinematografico, fatto di documentari più o meno riusciti su artisti internazionali, senza avere quel piglio registico che lo possa elargire come miglior documentario su di un personaggio famoso.

In definitiva, il documentario su David Lynch risulta essere prolisso, nauseante e vagabondo. Il percorso artistico che si vuol mettere in luce appare spento e sbiadito (lo stesso vale a suo malgrado per Lynch come persona), come se lo stesso Lynch non avesse più nulla da dire e dovesse ripetere a pappagallo delle frasi dettate dagli stessi autori di quest’opera.
Un documentario che potrà piacere solo in parte ai fan di David Lynch, poiché deludente sotto ogni punto di vista.

Di seguito, trovate il trailer del film in italiano mentre su WantedCinema potete trovare tutti i cinema che lo proiettano.

 

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