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Avenged Sevenfold: la polemica dopo la tragedia

Qualche giorno fa, precisamente il 20 di febbraio, una tragedia si è consumata a Stoccarda durante il tour degli  Avenged Sevenfold: terminato il concerto della band statunitense, un ragazzo di 26 anni è precipitato dalle travi su cui lavorava per lo smontaggio del palco ed è crollato su un diciannovenne che è morto sul colpo. Il membro dello staff è stato invece ricoverato in gravi condizioni.

Avenged Sevenfold polemica dopo tragedia

Per tale motivo, la data di Milano del 21 febbraio, prevista cioè il giorno dopo il tragico incidente, è stata prontamente annullata da Live Nation già dal mattino, nel momento in cui la band veniva informata dalle autorità locali sull’accaduto e fermata dentro i confini tedeschi per le apposite indagini; non era stata però diffusa pubblicamente alcuna motivazione, anzi, i media attribuivano la cancellazione della data a un problema di voce di Matt Shadows, visto che anche la sera precedente, per questo stesso motivo, il cantante degli Avenged Sevenfold non era sicuro di riuscire ad esibirsi a Stoccarda. Poi, alle 21:59 dello stesso giorno, un post informativo comparso sulla sito web del noto gruppo alternative metal, ha chiarito l’arcano:

“Abbiamo una terribile notizia da riportare. La scorsa notte dopo il nostro concerto a Stoccarda, Germania, un tecnico del palco di 26 anni è caduto dalle travi durante lo smontaggio del palco. È precipitato su un altro ragazzo di 19 anni che lavorava per lo staff locale. Purtroppo il ragazzo di 19 anni ha perso la vita. L’altro giovane è ricoverato in condizioni critiche.

Questa notizia è straziante per tutti noi della band e dello staff. Desideriamo mandare i nostri pensieri e le nostre preghiere all’uomo in ospedale, alle due famiglie coinvolte, a tutto lo staff locale di Live Nation e chiunque sia stato affetto da questo tragico incidente. Adoriamo le persone che lavorano con noi, così come tutte le persone delle produzioni locali che sono fondamentali per la riuscita dei nostri concerti in tutto il mondo. Questo ci fa capire quanto velocemente possa succedere una tragedia e quante vite possano venirne sconvolte. Vi aggiorneremo appena abbiamo altre informazioni.”

Avenged Sevenfold polemica dopo tragedia

Ci sembrava doveroso spendere qualche parola sull’argomento, data anche la polemica sorta successivamente all’episodio e che ha visto come protagonisti molti dei fan italiani degli Avenged Sevenfold. Una buona parte di coloro che avevano acquistato il biglietto per il 21 febbraio, infatti, poco ha apprezzato di vedere la pagina Facebook del gruppo aggiornarsi quasi subito sul proseguimento del tour e su altri festival, senza precisare, invece, quando si sarebbe recuperata la data italiana. Da qui sono sorte indignazioni, accuse di insensibilità, messaggi di solidarietà e false informazioni (in particolare su un’ulteriore data immaginaria del 27 febbraio che avrebbe fatto il giro del web) succedutesi con un ritmo talmente frenetico, da obbligare la pagina del fan club italiano della band a spiegare dettagliatamente i fatti, invitando ad un maggiore rispetto per l’accaduto:

Altre informazioni sullo Show di Milano annullato.

Sicuramente la difficoltà a comunicare in maniera diretta con i propri beniamini influisce nella creazione di equivoci e fraintendimenti, specie se si è in presenza di situazioni estremamente delicate come questa. Tuttavia, ci sembra assolutamente necessario fermarsi un attimo a riflettere sul significato profondo di quanto accaduto: quanto può essere duro per un artista sapere di essere stato involontariamente causa della morte di un ragazzo di 19 anni? Quanto può essere accettabile l’idea che persone che lavorano per la sua realizzazione, possano per questo perdere la vita? Tanto più se si tratta di musica, oseremmo dire, cioè di una espressione artistica che mira alla condivisione di sensazioni positive, trasmettendo gioia e adrenalina, creando unione e benessere: l’artista esiste proprio in quanto portatore di emozioni e, ovviamente, cessa di esistere senza il suo pubblico. Quanto può essere doloroso, dunque, apprendere che il principale intento della sua vita si sia irrimediabilmente capovolto, rendendolo all’improvviso creatore dell’altrui sofferenza?

E il pensiero torna ad altre occasioni simili, come a quel maledetto 30 giugno 2000, in Danimarca, quando morirono nove persone durante l’esibizione sul palco dei Pearl Jam. La band di Eddie Vedder ha inoltre rischiato il bis nel 2007 all’Heineken Jammin Festival di Mestre, dove una tromba d’aria ha provocato innumerevoli danni e feriti, oltre che decretato l’annullamento della famosa kermesse musicale.

Avenged Sevenfold polemica dopo tragedia

E ritorna in mente, ancora, il crollo del palco dei Radiohead, avvenuto il 16 giugno del 2012, che ha provocato la morte del loro tecnico del suono, Scott Johnson, di 33 anni; analogo episodio nel 2009 a Marsiglia al concerto di Madonna, in occasione del quale il palco aveva causato due vittime. Tutti avvenimenti indelebili nella memoria di chi ama la musica e la vita.

Insomma, non abbiamo dubbi che gli Avenged Sevenfold amino il loro staff e abbiano, perciò, l’anima straziata per l’accaduto; sarebbe bello se pubblico e artista fossero uniti, attraverso un patto di reciproca fiducia, anche in momenti come questi, e non solo in quelli di allegria.

The show must go on… Stay rock!

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