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Swiss Army Man – Recensione Anteprima

Il cinema crea spesso un’illusione, una perdizione e, perché no, uno sconvolgimento, sia emotivo che visivo. I Daniels con Swiss Army Man portano alla luce dei fatti una storia alquanto bizzarra e mai vista sotto questa chiave di lettura.

Daniel Radcliffe e Paul Dano, agli albori delle vicende narrate, sono dei semplici sconosciuti, spesso assenti dalle proprie vite, e presenti in un certo qual modo. Il loro incontro avviene per caso e, inaspettatamente, entrambi si ritroveranno a collaborare insieme, per ritornare alla civiltà che purtroppo hanno dovuto abbandonare per questioni amorose. Fra loro due nasce un’amicizia dettata più dalla sopravvivenza alle difficoltà a cui dovranno opporsi, ma, pian piano questa amicizia diventerà qualcosa di più, un legame quasi di sangue. Il personaggio interpretato da Paul Dano pensa di avere i giorni contati, la sua esistenza ormai non ha più senso in questo mondo marcio, la sua vita passata è solo un vago ricordo, fatto di occasioni perse e di cose non dette.

D’altro canto, il personaggio interpretato da Daniel Radcliffe forse non fa nemmeno parte di questo mondo in un certo senso. Sin dalle prime inquadrature i Daniels lo descrivono come un reietto della società, tanto da far credere allo spettatore che forse non sia umano, ma piuttosto un alieno venuto da chissà dove, per risollevare lo spirito e le speranze di Paul Dano. Infatti Daniel Radcliffe in Swiss Army Man può usufruire di alcuni poteri speciali, che gli permettono di compiere cose impossibili per un essere vivente, lui li utilizza inconsapevolmente, alle volte semplicemente per far colpo sul suo nuovo amico e compagno di viaggio.

 

Paul Dano mentre cavalca Daniel Radcliffe, in una scena di Swiss Army Man.

Il titolo del film è alquanto emblematico perché in italiano vuol dire letteralmente “L’uomo multiuso”, ovvero colui che grazie a delle particolari abilità può soverchiare la natura in qualsiasi modo. Il viaggio che intraprendono i due attori non si può definire banalmente solo come una via di fuga dai loro problemi, invece è più che altro una crescita interiore per entrambi, che hanno dei validi motivi per tornare a far parte della società. Durante il loro percorso affronteranno diversi ostacoli, dovranno darsi man forte per superarli, usando rispettivamente le proprie armi.

L’amicizia che si instaurerà fra di loro è delle più semplici e genuine, sanno di non avere niente a che fare con la società che li opprime, quindi, per forza di cose, rafforzeranno sempre più il loro legame. Arrivati alla fine del lungo viaggio, esausti, comprenderanno che il mondo che li circonda ha chiuso loro le porte in faccia, in pratica nessuno vuole più averci a che fare

Per cause di forza maggiore ritorneranno in quei boschi dove a lungo si erano rifugiati, per scappare via da questa società balorda.

Paul Dano e Daniel Radcliffe che ammirano la natura, in una scena di Swiss Army Man.

Daniels adottano uno stile poco elaborato, ma non privo di giochi di macchina che impreziosiscono il tutto. I due registi non cercano la spettacolarità nelle scene più concitate, creano una dimensione che permetta loro di permanere su standard ben precisi. La coppia Radcliffe/Dano nella pellicola è molto affiatata, da l’illusione che tutto quello che si sta vedendo sia veritiero. La struttura narrativa, per quanto inverosimile possa essere, alla fine si racchiude in unico insieme tra il fantastico e il realistico, quasi come se fosse proprio ai confini della realtà circostante.

Swiss Army Man rinuncia alle classiche convenzioni di film sundancesiano, affermando la sua autoriale espressività. E’ un film che vuole a tutti i costi sembrare diverso dai canoni tipici di un prodotto emergente. Più volte i temi dell’amicizia e dell’appartenenza vengono enunciati durante il corso della pellicola, perché proprio questi due temi sono l’essenza principale del film, tutti gli altri messaggi passano in secondo piano. La pellicola ha anche una venatura comica che alleggerisce il tutto, rendendo meno pesanti alcuni momenti di pathos nel corso della vicenda narrata. La sceneggiatura è al servizio della messa in scena, il film non ha mai dei cali di attenzione, riesce sempre a tenere incollato lo spettatore per seguire lo svolgersi della vicenda.

Va detto che Swiss Army Man è una commistione di generi, quindi alla fine della visione di questa suddetta pellicola saranno in pochi a rimanere soddisfatti da ciò che hanno visto, ma quei pochi che riusciranno a credere a questa mirabolante storia avranno un senso di appagamento tale da renderli pienamente partecipi all’atto visivo e passionale. Allora in fin dei conti, Swiss Army Man può realmente avere un proprio rilievo artistico e culturale? La risposta è Si, basta solo capire le intenzioni dei due registi, facendo proprio lo spirito critico che è in ognuno di noi. Certo non potrà mai essere ricordata come la pellicola del secolo o la pellicola migliore dell’anno passato, sicuramente però non verrà dimenticata tanto facilmente.

Un plauso va fatto ai due registi che sono riusciti a confezionare un film elementare, ma che al suo interno racchiude diverse tematiche, affrontate in maniera molto convincente. Purtroppo in Italia Swiss Army Man non è stato ancora distribuito nelle sale, questo è un gran peccato, data la presenza di due attori abbastanza conosciuti, specialmente per Daniel Radcliffe che da giovane interpretò quel fantastico maghetto.

Pellicole come queste devono esser viste da più persone possibili, perché divertono e commuovono contemporaneamente.

Il trailer in italiano non è stato ancora rilasciato,  di seguito potete però visionare quello in versione originale.

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logan
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