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Split (2016) – Ecco la nostra Recensione

Se si guarda nella filmografia di M. Night Shyamalan,  si nota spesso che i protagonisti dei suoi film sono i diversi. Abbiamo il supereroe di Unbreakable, il bambino del Sesto senso che vede la gente morta oppure la ragazza cieca di The Village. La diversità è un tema che ricorre spesso nei suoi film. Split non fa eccezione, anzi amplifica al massimo questa tematica.

Kevin è il villain del film che rapisce tre studentesse e le rinchiude in uno scantinato. Al primo impatto può sembrare il classico psicopatico degli horror e dei thriller che rapisce delle persone per poi ucciderle, ma non è così. Ma lui può essere definito effettivamente un villain? Kevin è innocente perché nel suo corpo vivono ben ventitré personalità diverse tra di loro che lui non può controllare, quando prendono sopravvento. Questo  disturbo dissociativo della personalità rende Kevin un uomo diverso, un uomo straordinario come tutti i personaggi di Shyamalan, ma allo stesso tempo temibile. Esiste una ventiquattresima personalità, nota come la Bestia, diversa dalle altre, come ben presto scopriranno le tre ragazze.

Come Kevin, anche Casey, una delle tre ragazze rapite, è diversa. Fin dalla prima inquadratura la vediamo con uno sguardo perso nel vuoto che guarda fuori dal locale. E’ triste, mentre le sue compagne si divertono alla festa a cui è stata invitata la stessa Casey. Solo nei flashback scopriamo il motivo di questa tristezza. Un dolore spesso può diventare un punto di forza, sembrerebbe questo il messaggio che ci vuole dare Shyamalan con Split. Ciò che caratterizza questo regista è quello di raccontare grandi temi usando il cinema di genere.

La diversità non si limita solo ai personaggi, ma anche ai generi. Shyamalan nella sua carriera cinematografica ha spaziato generi diversi, dal cinecomic (anche se Unbreakable non è tratto da nessun fumetto, ma può essere definito lo stesso un cinecomic) al thriller, passando per l’horror, il fantasy e la fantascienza. Split è sicuramente un thriller. La scena iniziale del rapimento giocata sulla suspense è degna di un film di Hitchcock (senza dimenticare che in questo film compaiono più volte le scale, cifra stilistica del maestro del brivido).

E’ horror perché questa ventiquattresima personalità ci fa davvero paura.

E’ una commedia perché si ride, ma è un humor dark e questo lo si deve anche a un grande James McAvoy che interpreta più personaggi.

E’ drammatico per via del trauma che continua a tormentare Casey.

E’ anche mitologico perché lo scantinato ricorda un po’ il labirinto del Minotauro e la Bestia non può che farci venire in mente il Minotauro stesso.

Shyamalan non delude. Sebbene in passato lui abbia fatto dei passi falsi, qui il regista indiano si riscatta alla grande. E’ sì un horror, ma diventa anche un racconto di formazione per la giovane Casey che, nonostante sia prigioniera, ha una liberazione da questo trauma. Per la protagonista la prigione diventa una catarsi.

C’è una sorpresa nella scena finale del film. Non parlo del classico finale a sorpresa tipico del regista indiano, ma più di un easter egg. Forse, solo i grandi fan di Shyamalan coglieranno questa cosa e sorrideranno vedendola. Si, lo ammetto, io ho sorriso vedendo questa scena finale.

Il film uscirà nelle sale italiane il 26 gennaio 2017.

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