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“Music” di Paolo Bonolis: recensione

Mercoledì 11 gennaio è andata in onda la prima delle due puntate di “Music”, il nuovo programma Mediaset condotto da Paolo Bonolis che fa musica e parla di musica, attraverso la partecipazione di artisti nazionali ed internazionali.

Diciamo subito che l’idea di questo show non sembrava affatto male: nasceva, infatti, dall’intento di creare un programma che alternasse esibizioni musicali dal vivo a brevi interviste agli ospiti, raccogliendo aneddoti, riflessioni e ricordi degli artisti presenti; ad un livello esecutivo, però, c’è stato più di uno scivolone, determinato soprattutto dalla disparità di tempi ed interventi.

La prima puntata di “Music” ha avuto un buon successo di pubblico, contando circa 4,6 milioni di telespettatori e raggiungendo quasi il 21% di share; la seconda puntata, andata in onda il 18 gennaio, è stata invece seguita da circa 4 milioni di persone, con uno share del 17% , dunque in calo rispetto alla prima puntata. E in effetti una certa diminuzione di interesse l’abbiamo registrata anche noi. Ma procediamo con ordine.

L’11 gennaio su Canale 5, in diretta dal mitico studio 5 di Cinecittà (dove girava Federico Fellini), ha inizio quello che Paolo Bonolis considera come il suo personale Sanremo, e viene introdotto dalle note di “Music” di John Miles, accompagnato dall’orchestra diretta dal maestro Diego Basso, orchestra che si rivelerà fondamentale nell’esecuzione dei diversi brani portati sul palco dagli artisti ospiti della trasmissione; ci sembra doveroso non darlo mai per scontato.

La domanda che un frizzante Bonolis immediatamente ci pone è: chi sono gli idoli dei nostri idoli? Qual è la loro canzone della vita? E su questo tema si scioglie il palinsesto del programma, proponendo come primo ospite della serata uno spumeggiante Simon Le Bon: lo scambio di battute con Bonolis è dinamico e divertente, i due personaggi scherzosi e ironici, l’ex leader dei Duran Duran sa stare al gioco del conduttore in maniera naturale e disinvolta; Le Bon racconta della sua partecipazione al Sanremo di Pippo Baudo e della sua vita matrimoniale, per finire con l’esecuzione di “In a broken land” degli australiani Python Lee Jackson.

Passando per Francesco Renga e la sua interpretazione di “L’ultima occasione” di Mina, con la quale il cantautore bresciano ama ricordare la mamma Iolanda, si arriva all’intervento di John Travolta:  insieme a lui, Bonolis ricorda alcuni brani famosi di “La febbre del sabato sera” , meravigliandosi di sapere, come dice Travolta, che gli stessi fossero stati scritti in poco più di tre giorni. Chiude l’intervento la comparsa in scena di Lorella Cuccarini che duetta con l’attore americano in alcune parti del balletto di Greese”. 

La conduzione di Bonolis si fa più intima quando entra in scena Fedez: si parla di rap, si ricorda l’ironia di Gaber, si ammette che la canzone del cuore non è quasi mai quella artisticamente più “elevata”, ma quella che ricorda tanti momenti indimenticabili vissuti in  gioventù; nel caso di Fedez è “Domani smetto” di J AX, che all’improvviso si materializza sul palco, dando vita ad una versione a due voci dello storico brano degli Articolo 31.

Il momento di poesia arriva inevitabilmente insieme ad Ezio Bosso: la musica non è di nessuno, afferma il pianista, la musica è libera. La canzone dell’artista è “Chiaro di luna” di Beethoven: l’emozione suscitata dalla sua performance è quasi scontata, ma sempre travolgente.

Le conversazioni con gli artisti condotte da Bonolis mantengono ritmi piacevoli e sostenuti, la spontaneità delle conversazioni è resa bene dal conduttore e dalla sua proverbiale ironia; d’altronde la musica deve essere gioia e piacere, e l’atmosfera allegra e leggera rende bene l’intento del programma, che sembra essere quello di divertire, interessando.

Così è stato anche con Manuel Agnelli, che a noi piace ricordare come cantante e leader degli Afterhours, più che come giudice di “X Factor”: il carismatico artista si esibisce in una sua cover di “The long and winding road” dei Beatles, che, afferma, gli appare come la giusta congiunzione tra musica classica e rock.

 

“The kolors”, con la partecipazione straordinaria di Tullio de Piscopo, eseguono “Money” dei Pink Floyd, da cui il cantante della band vincitrice di “Amici” ha tratto il suo nome, Stash; segue Elisa, che in ricordo del nonno interpreta “Halleluja” di Leonard Cohen; e infine Enzo Avitabile. che accompagnato dal bassista Marcus Miller, canta la famosa “Sex machine” di James Brown A me me piace ‘o blues”, in ricordo di Pino Daniele.

La prima puntata di “Music” tutto sommato ci è piaciuta. Da quanto tempo non si ascoltava un po’ di musica che non fosse inserita in un talent, in prima serata? Da quanto tempo non si intonava una canzone nel dopocena guardando la tv? La coppia Bonolis-Laurenti, svestita del solito abito coppia-duetto, ma posti in differenti ruoli e spazi, non interdipendenti come al solito, ha reso la trasmissione più imprevedibile e “piena”.

Quello che è accaduto dopo, invece, ci lascia un po’ perplessi.

Il 18 gennaio, la seconda puntata della trasmissione prende vita tra le acrobazie di un corpo di ballo davvero impeccabile, e scivola sull’accompagnamento musicale di un nostro vanto nazionale, Ennio Morricone. Carina l’idea di riunire, sotto un’unica melodia, più generi musicali: armonia classica con chitarre elettriche, coreografia moderna con in mezzo una ballerina in tutu’; non sappiamo se fosse intenzionale, ma il richiamo al famoso concerto dei Metallica accompagnati dall’Orchestra sinfonica di S.Francisco del 1999 (che guarda caso aveva come intro proprio le note di Morricone) ci è sembrato piuttosto evidente. Misteri della TV…

Il primo ospite dello show è stata Anastacia, dobbiamo dire sempre dolce ed elegante, la quale dichiara di essere molto legata alla canzone “I don’t wanna miss a thing”avendola scoperta in un momento cruciale della sua vita, ovvero subito dopo aver saputo di avere un cancro al seno. La cantante australiana invita, perciò, a non dare mai nulla per scontato e a riscoprire, anche nelle piccole cose, l’amore per la vita.

Dopo aver cantato il noto brano degli Aerosmith, è la volta di Nek e il suo immutabile amore per i Police: le sue cover di “Message ina bottle” e della struggente “Everybreathe you take” quasi inevitabili e piacevoli. Simpatico, Nek, in questa versione da fan dei Police!

E poi basta. Da questo momento in poi dobbiamo ammettere che l’interesse al programma è pian piano scemato, l’attrazione allo schermo è venuta meno, a tratti la noia l’ha fatta proprio da padrona, tanto da farci perdere interi pezzi di trasmissione.

Complice di questo effetto è stata l’ancora scarsa presenza scenica di Benji e Fede, che quasi intimoriti non riuscivano neanche a schivare i colpi ironici di Bonolis; il linguaggio sempre poco comprensibile di Gianna Nannini, perché, diciamolo, ok quando canta, ma quando parla ci vuole un’attenzione superiore alla norma per comprenderla; sara’ che anche con  Antonello Venditti il dialogo era piuttosto sotto tono; insomma, Bonolis non riusciva più a ricreare l’atmosfera leggera e ironica della puntata precedente.

Un cambio di registro c’è stato con l’intervento di Morgan; la sua estrosità ci ha risvegliati dal torpore, rendendoci partecipi della sua costernazione per la morte di David Bowie e dei suoi esempi di come una canzone possa rimanere impressa anche solo per un riff iniziale.Un plauso va alle coriste di Diego Basso che hanno dato una mano all’artista nell’esecuzione (decisamente preoccupante!) di “Life on Mars”.

L’arrivo di Dolcenera (che non si sa se lo è o lo fa!), ha obbligato anche il conduttore romano a darsi una scrollata: un vero e proprio uragano si è abbattuto su di lui, costringendolo ad alzare i toni. La cantante esegue “Another star” di Steve Wonder, e questo è stato l’intervento musicale, a nostro parere, meglio eseguito della serata, a parte “Nights in a white satin” cantata subito dopo da Luca Laurenti, che ha sempre il suo perché.

Dell’intervento di Gerard Depardieu non ci è rimasto quasi nulla, anzi, ha rappresentato un ulteriore blocco della serata: l’attore sembrava alquanto fuori posto e stentava ad entrare nel canale comunicativo di Bonolis. In realtà, ci sentiamo di potere affermare che in questa circostanza il conduttore è uscito un pò troppo dal seminato, accentrando i riflettori su di sé e perdendo il senso del dialogo.

La versione punk de “Il pescatore” di Fabrizio De André, scelta da Piero Pelù, è stata una bella sorpresa sul finale di trasmissione, seppure anche lui ci sia sembrato leggermente a disagio.

Grande assente della serata è risultato, purtroppo, Tony Hadley. Lo aspettavano in molti, e le polemiche non si sono fatte attendere, per questa enorme aspettativa disillusa.

A questo punto, non ci resta che vedere la prossima puntata, la terza, che dovrebbe raccogliere il meglio delle due precedenti.

Il nostro giudizio è che un programma musicale in prima serata ci manca; manca l’idea di una trasmissione leggera, fatta di canzoni e atmosfere disimpegnate ma emozionanti; manca respirare e condividere quella vena sognante che solo la musica sa creare, e che purtroppo ha lentamente ceduto il passo allo sfoggio dei personaggi, all’egocentrismo, alla gara da vincere a tutti i costi, ai talk show, alle polemiche, alle chiacchiere e ai pareri personali a pioggia. Vorremmo solo musica, vorremmo semplicemente e solamente musica, vorremmo tanti Ezio Bosso appassionati, tanti Morgan che a modo loro ci fanno sorridere, tante Anastacia in cui  possiamo riconoscerci. Non ci sembra così difficile…

In questo l’idea di Bonolis è apprezzabile, e speriamo abbia uno sviluppo.

Sarebbe però utile stabilire la priorità da dare a questo genere di spettacolo. La musica? La parola? Il tentativo di unire entrambe le cose per tempi così brevi non ha sortito l’effetto sperato, anzi ha lasciato un bel po’ di vuoti tra le scene. Di sicuro un frontman da spettacolo come Bonolis farebbe fatica a relegarsi nel ruolo di semplice conduttore. Vedremo cosa accadrà.

“Chi scrive musica, la scrive per lasciarla a qualcun altro…La musica è LIBERA…”

Ezio Bosso

 

 

ROCK ON!!

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