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Il Cliente (2016) – Recensione

Per un autore è sempre difficile confrontarsi con il mondo circostante, soprattutto se egli non gode di fama mondiale, come è il caso del nostro Asghar Farhadi, regista di “Una Separazione”. Il regista iraniano acclamato in ogni festival al quale partecipa, riscuote sempre un certo successo mediatico, ma meno consensi da parte del pubblico. Asghar fa sfoggio della sua arte visiva, per raccontare storie di vita quotidiana, a volte utilizzando una poetica tutta sua, dovuta al fatto di avere più di una semplice appartenenza ai costumi e alle usanze del popolo iraniano.

Farhadi, vincitore anche di un premio Oscar per la miglior pellicola straniera, ovvero “Una Separazione”, ritorna dunque nelle sale con il film intitolato “Il Cliente”, un dramma familiare che si fonde con un thriller mozzafiato e ricco di suspense, con un chiaro richiamo allo stile immortale di Alfred Hitchcock.

Il Cliente è una pellicola dalle mille sfumature e giochi di potere, un potere dettato soprattutto dalla predominanza del sesso maschile su quello femminile. Farhadi trae ispirazione (solo in parte) anche dal noto romanzo di Arthur Miller, ovvero “Morte di un commesso viaggiatore”: mettere in scena una storia di vita quotidiana all’apparenza tranquilla, ma che ben presto vedrà mutare un semplice litigio in qualcosa di molto più grande.

Il Cliente narra infatti le vicende di una coppia di giovani sposi alle prese con uno spettacolo teatrale da portare in scena, per l’appunto ricalcando il romanzo di Miller: a causa di una serie di eventi spiacevoli, la coppia dovrà mettere in discussione le basi del proprio rapporto.

Asgard Farhadi che riprende alle spalle della bellissima attrice Taraneh Alidoosti, nel film Il Cliente.

Farhadi ci fa percepire sin dalle prime scene un’aria malsana, come se il demonio avesse preso il possesso di ogni entità presente nei momenti cardine del film.
I movimenti di macchina utilizzati da Farhadi sono studiati fino al midollo, ogni cosa deve essere al suo posto, però va detto che non si avverte mai il distacco fra la regia adottata e la partecipazione attiva degli attori/attrici.

Nel Cliente si farà fatica a trovare dei primi piani, per Farhadi ogni attore o attrice deve essere ben visibile davanti alla macchina da presa, quindi con grandi sforzi, ampiamente ripagati, inquadra tutto ciò che appare nella scena. Il sapiente uso delle luci assume una valenza enormemente importante, Farhadi preferisce adoperare delle luci nere tendenti al grigio per i luoghi chiusi, mentre per i luoghi aperti si affida più che altro alle luci naturali del giorno.

Il Cliente è più che altro una pellicola fatta di interni, molto spesso i nostri protagonisti camminano per le stanze di casa loro, sul palco dello spettacolo teatrale che stanno mandando in scena e, ovviamente, nel backstage del teatro. Farhadi gioca con l’empatia dello spettatore, mettendo in scena episodi di vita quotidiana in cui chiunque potrebbe identificarsi. La coppia protagonista è ben affiatata, i due sembrano essere una coppia di fatto anche fuori dal set, cosa che difficilmente si trova al giorno d’oggi sul versante Hollywoodiano.

Una delle tante scene tratte dal film “Il Cliente”.

“Il Cliente è un film raffinato e adatto solo ad un certo tipo di pubblico, un pubblico che cerca delle belle storie, fatte di finali tristi e inequivocabili, ma che alla fine ti fanno riflettere e pensare su temi attuali.”

Il Cliente dunque è anche un film che mostra la realtà quotidiana, rapportata alla società israeliana, che forse non è così dura come di solito viene dipinta, rispetto ad una società europeista legata solo al mero consumismo. Dunque il messaggio che vuol far passare Farhadi, con il suo film intitolato Il Cliente, è un messaggio rivolto più alle nuove generazioni che a quelle vecchie: per trovare una perfetta coesione di coppia, bisogna prima di tutto voler bene a se stessi e poi agli altri, lasciando così da parte screzi inutili e nocivi alla coppia.

Il Cliente è, in definitiva, un film drammatico, passionale, spaventoso, elettrizzante e nevrotico, tutto in una sola pellicola. Storie come queste meritano di essere viste più di una volta perché, a mio avviso, ad una prima visione molte cose sono celate al nostro occhio, o difficilmente percettibili. Il Cliente va oltre la semplice dicotomia fra l’opera scritta da Miller e la sceneggiatura scritta dallo stesso Farhadi (di ottima fattura). Le due opere infatti sembrano inizialmente simili, ma ad una più attenta lettura si scoprono le profonde differenze.

Mi sembra doveroso terminare l’articolo con una frase celebre di Arthur Miller“La tragedia nasce quando si è in presenza di un uomo che ha mancato di realizzare la sua gioia.”

Il Cliente lo potete trovare ancora in sala, film distribuito dalla Lucky Red per il mercato italiano.

Qui sotto vi lascio, il trailer ufficiale del film in italiano.

 

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