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Divinity: la scoperta dell’ignoto

Da sempre l’uomo ha provato curiosità verso l’ignoto, la storia ce lo dimostra con le varie spedizioni che hanno portato a scoprire nuovi continenti, ma anche la letteratura ha dato il suo contributo in questo campo. Le colonne d’Ercole erano il limite del mondo, la porta verso l’ignoto, almeno centinaia di anni fa; poi la curiosità è cresciuta verso il nostro pianeta e verso cosa si nascondesse al centro di questo. Ma ora che siamo consci di cosa è la Terra, cosa ci rimane da scoprire? Qual è l’ignoto cui ambiamo scoprire? Esatto, lo spazio, l’universo.

L’uomo ha sempre sognato di poter esplorare luoghi oltre gli astri celesti, ma solo verso la fine del ‘900 lo spazio sembrava sempre più vicino e ciò grazie all’avanzamento della tecnologia. Ed è qui che voglio volgere la vostra attenzione, verso la Guerra Fredda: periodo in cui la corsa agli armamenti era l’obiettivo principale di USA e URSS. La scissione dell’atomo non bastava, magari l’universo poteva offrire qualcosa di nuovo, ed è così che queste due grandi nazioni iniziano ad investire nella creazione di mezzi utili all’esplorazione spaziali. Da questo fattore nasce Divinity, fumetto edito da Valiant Comics, nato dalla mente di Matt Kindt e realizzato dalle matite di Trevor Hairshine. Partiamo per ordine però, chi è Matt Kindt?

Matt Kindt ha sempre lavorato per diverse case editrici, tra cui Marvel e DC, ma la sua notorietà non nasce dai lavori per questi due editori. Kindt è noto per i suoi lavori con un taglio più indipendente, tra tutti Mind MGMT: una storia “mindfuck” che coinvolge agenti segreti, cospirazioni e poteri psichici. Successivamente Kindt venne chiamato da Valiant per occuparsi di diversi progetti inerenti al reboot del loro universo narrativo, come Unity, The Valiant e Divinity. Nonostante i prodotti Valiant siano tutt’altro che “indipendenti”, Kindt riesce a dare il meglio e contribuisce all’acclamata rinascita della casa editrice. Ottimo, ora che avete un’infarinatura sull’autore, rivogliamo l’attenzione verso l’argomento dell’articolo: Divinity.

Divinity ha un incipit molto semplice e per parlarne abbiamo bisogno di tornare alla Guerra Fredda. Se in quel periodo gli Stati Uniti erano pronti a lanciare il primo uomo sulla Luna, l’Unione Sovietica non rimase a guardare e cercò di puntare molto più in alto degli USA. L’URSS si preparava a dare inizio ad un progetto a lungo termine, che però avrebbe cambiato il mondo: inviare un uomo verso i confini dello spazio. Il progetto, denominato Divinity, aveva come soggetto il giovane Abram Adams, un ragazzo intelligente e fisicamente adatto ad affrontare un viaggio verso l’ignoto dalla durata di trenta o più anni. Se la sinossi può sembrare abbastanza semplice, è nello sviluppo della trama che Kindt stupisce. Passati cinquant’anni dal lancio dello shuttle, Abram ritorna sulla Terra… ma come un essere totalmente diverso e dotato di poteri simili a quelli di una divinità. Cosa è successo durante il suo viaggio nello spazio? Questa miniserie non solo risponde a questo quesito, ma analizza molto attentamente la psiche del protagonista, saltando tra tre linee temporali differenti: prima del progetto Divinity, durante il viaggio nello spazio e infine il presente, col ritorno di Abram sul suo pianeta natale. La narrazione è accompagnata dalle tavole di Hairshine, uno stile che personalmente non aprezzo, ma che trovo comunque molto azzeccato per la storia che va ad illustrare.

La presenza di un essere così potente stupisce l’intero pianeta, dividendo la popolazione tra due “fazioni”: coloro che vedono Abram come un dio e quindi ne diventano fedeli, e chi invece ha paura di un entità di questo tipo e che quindi preferisce contenerla in sicurezza. Come reagireste voi? La religione è sempre stato uno degli argomenti più discussi da quando il mondo ne ha memoria, ma si è sempre sviluppata su avvenimenti di dubbia esistenza, che si basano su una fede pura verso un qualcosa che non si conosce esattamente. Ma in Divinity la questione è differente, la gente ha modo di vedere un’essere divino, di provare direttamente ciò di cui questa entità è capace e quindi la fede non è poi così cieca, ma si basa su un qualcosa di tangibile. Siamo sicuri però che Abram sia veramente diventato un dio? Del resto è sempre un uomo con le sue debolezze. Non vi dico altro della trama di Divinity, lascio a voi scoprire cosa si cela dietro questa storia. Faccio a meno di dirvi che questa mini serie non è scollegata dall’universo narrativo Valiant, anzi diversi personaggi di altre testate fanno la loro comparsa all’interno della storia.

Divinity, come il resto delle produzioni Valiant, è edito in Italia da Star Comics e quindi analizziamo brevemente l’edizione prodotta dall’editore di Bosco. Il volume è di ottima fattura, personalmente  non sono un amante dei brossurati, preferisco i cartonati, ma devo dire che il formato rimane comunque godibile, anche se avrei preferito la presenza delle alette. Per quanto riguarda la grandezza del volume c’è poco da lamentarsi, solo poco più basso delle edizioni cartonate Bao Publishing per le serie Image. Infine il volume è pieno di contenuti extra, tre concept art, cover gallery e commento degli autori.

Dalle tante parole che ho speso su questo fumetto dovreste capire che è una lettura più che consigliata, soprattutto verso chi è completamente estraneo all’universo Valiant e vuole iniziare con un approccio un po’ più soft (per quanto concerne la continuity). Ringraziamo infine Star Comics per averci fornito una copia di Divinity e ricordiamo a voi lettori che a breve arriveranno le recensioni di Unity vol.1 e di The Valiant. Intanto se siete interessati alla serie Harbinger, sempre edita da Valiant e Star Comics, potete immergervi in questo approfondimento.

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