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Unity 1: I guerrieri divisi!

Correttezza, lealtà, determinazione, pazienza, rettitudine e magnanimità. Ingredienti tipici, tinte caratteriali che sembrano circoscrivere l’archetipo dell’eroe classico. A questo aggiungeteci il morso di qualche bestiaccia radioattiva e la giusta dose di testosterone ed ecco qui che si presenta il supereroe più tipico delle storie che affollano le nostre fumetterie di fiducia.

Pugni che volano, salti da capogiro e momenti di alta tensione conditi alla solita ( e azzardo a dire: stucchevole ) morale. Fate del bene e, gira che ti rigira, tutti staremo bene.
Ovviamente non pretendo di fare di tutta l’erba un fascio, ma adesso che siamo fra noi ammettiamolo, salvo rari casi ormai siamo più che abituati a questa bontà di sottofondo, quasi come se lo scrittore medio prendesse il supereroe e gli infilasse questa grossa scopa nel culo con su incise le parole “si si, ma ricordati che infondo sei un buono”. Quasi come se la presenza di un supertizio in un luogo con il relativo superproblema significasse il neanche troppo lontano annullamento di quest’ultimo. L’equazione risulta quindi abbastanza semplice: [ Supereroe + Supercriminale ] x Manhattan nel caos = e vissero tutti felici e contenti fino a che…
Da quando ho cominciato a leggere le storie a fumetti mi sono sempre domandato se ci fosse qualcuno che utilizzasse il proprio potere per un tornaconto personale. Qualche volta ho avuto delle risposte, ma alla fine vertevano sempre nel realizzarsi di un bene più grande, qualcosa che comunque portava del profitto non soltanto al personaggio ma ad una determinata fetta sociale e/0 cerchia più o meno ristretta di compagni.
Personalmente questo non mi è sempre bastato, e dai fumetti è sempre stato un elemento che, bene o male ho ricercato. Poi ho letto Unity, edito da Star Comics nonché testata importantissima dell’universo Valiant.
Capiamo attraverso vari piccoli punti come mai la soltanto lettura del primo numero sia stata capace di sorprendermi e di soddisfare in pieno uno dei miei più grandi desideri fumettistici.


I Protagonisti.
Unity è un team, come lo sono gli Avengers o la Justice League, con una sola differenza: sembrano starsi tutti antipatici. Ma veramente eh!
Nel dettaglio: il gruppo è amministrato temporaneamente da Toyo Harada, uno degli uomini più potenti del mondo, che mette insieme il mercenario Ninjak, la sua ex protetta Livewire e il combattente eterno Gilad. Ogni personaggio è supportato da una caratterizzazione differente, che non soltanto li contraddistingue perfettamente ma li rende tutti in egual modo interessanti, e da qui si può notare la meravigliosa dedizione che Matt Kindt elabora ai testi perché, si da il caso, ogni membro del team detiene anche una testata propria, amministrata, scritta e disegnata da autori diversi da quelli di Unity. Eppure poc’anzi vi ho parlato di una certa antipatia dilagante che volteggia e scalda gli animi del gruppo, giusto? Ebbene si, poiché ognuno di questi personaggi è al servizio di Harada per meri scopi personali. Se Livewire vuole riconquistare la fiducia di Harada ( leggetevi assolutamente Harbinger per capire come mai! ), Ninjak non vede l’ora di esser pagato da buon mercenario qual’è mentre ancora, diversamente, Gilad sembra dover qualcosa all’uomo che ha messo insieme il gruppo, ma cosa?
E’ quindi un team assemblato per convenienza, dove i più grandi eroi del mondo si trovano seduti sullo stesso aereo pregustando solamente l’esito personale e non collettivo che l’adempimento positivo della missione potrebbe comportare. Il tornaconto, quindi, è l’elemento collante dell’Unity, di ciò che li tiene insieme e che non li porta a scannarsi l’uno con l’altro.


La Trama.
Aric è un essere umano che dopo esser stato a contatto con una razza aliena distante anni luce dalla terra, fa ritorno nel suo pianeta dotato di un armatura dai poteri fuori dal comune e di una spada a dir poco formidabile. Il suo unico obiettivo? Reclamare il paese di cui faceva parte e divenirne il leader assoluto.
Harada questo non può assolutamente permetterlo e per ostacolarlo costituisce un gruppo chiamato Unity, composto dai personaggi che abbiamo elencato poco sopra. Questa alleanza però non soltanto si mostra precaria per i caratteri fortemente contrastanti dei personaggi ma anche e soprattutto per il semplice fatto che questi non sono degli idioti. Harada è infatti un personaggio subdolo, che non tarderà ad insospettire le reclute così da rendere sospettoso il gruppo da lui stesso creato.

I Disegni e i Colori.
Doug Braithwaite, supportato dalle meravigliose tinture targate Brian Reber, costituisce il punto fondamentale che collega narrazione a dinamicità. Il suo è un tratto energico, ricco di dettagli e perfettamente adeguato ad ogni situazione. Nella lettura è infatti inesistente il presentimento che per la situazione che corre, il disegno sia in un qualche modo inusuale.
Il suo stile adrenalinico sembra per altro essere ciò che in tutto e per tutto rende accattivante il fumetto in questione, rappresentando tavole di una bellezza unica.

In sunto, è impossibile lasciarsi scappare un’opera del genere, soprattutto se il costo che la Star Comics ci mette a disposizione è così altamente conveniente ( soltanto 8, 90 euro ). Il miglior consiglio è di recuperare il fumetto al più presto, e in breve sarà possibile rendersi conto che quella iniziata come il concedere una possibilità ad un titolo che non conosciamo, si tramuti in una necessità impellente che farà di Unity un caposaldo dell’immaginario collettivo riguardo il termine Super squadra!

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