Se con il precedente “With Teeth” (2005) l’impronta musicale dei Nine Inch Nails tendeva a conformarsi a un rock più commerciale rispetto ai precedenti album fortemente d’avanguardia e rivoluzionari, riscuotendo infatti un’ottimo successo, con questo “Year Zero” (2007) il sound ritorna ferocemente alle atmosfere electro/apocalittiche presenti nei capolavori The Downward Spiral (1994) e The Fragile (1999), evolvendole, decostruendo vari generi e sperimentando nuove strumentazioni sonore che donano a questo quinto album della band, forse il più interessante degli ultimi anni, un’identità unica e personale.

Con Year Zero, infatti, ritroviamo infatti di fronte a un disco nuovamente ricco di passaggi complessi che un’orecchio non abituato ai generi quali l’industrial o il noise rock, che fanno dei rumori e delle deformazioni sonore i loro punti di forza, potrebbero risultare estremamente fastidiosi e poco musicali, come ad esempio i passaggi finali di alcune canzoni come “Vessel“, “My Violent Heart” e “The Great Destroyer” che esplodono in una improvvisazione sonora magistrale ma non per tutti, riprendendo tale meccanica dai primi album.

La collaborazione tra Trent Reznor e il “Sound Designer” Atticus Ross, aiutati nel mixing sempre da Alan Moulderinizia a farsi sentire prepotentemente in questo album, dimostrando quanto la tecnica e la ricerca di nuovi suoni in questo tipo di musica sia il tassello più importante essendo parte fondamentale del genere. E Ross, infatti, diverrà una personalità con cui Reznor non potrà più fare a meno che collaborare, poiché la sua musica per evolvere necessiterà di grandi competenze tecniche che solo lui saprà offrirgli.  

Ma “Year Zero” oltre ad essere coraggioso ed impegnato dal punto di vista puramente tecnico e musicale lo è anche da quello delle canzoni e dei temi trattati, risultando in assoluto l’album NIN più politico e sociale. Non solo ritorna la critica alle religiosità ma anche all’America, raccontando il decadimento della civiltà umana causata dai media e dalla religione, usati dai potenti per controllare le masse e al ritorno alla legge del più forte che mangia il più debole, usando una cornice distopica e metaforica, oltre al sound martellante che crea ambientazioni caotiche e apocalittiche.

La preparatoria “Hyperpower!” e la già potente “The Beginning Of The End” ci introducono alle atmosfere dell’album prendendo il rock e fondendolo gradualmente all’electro-industrial di cui i successivi brani saranno pregnanti e che in “Survalism“, “God Given“, “Meet Your Master” e in “My Violent Heart” riserva scariche adrenaliniche di rara potenza e bellezza. 

Tra le numerose pseudo-ballate proposte “The Good Soldier” risulta la più melodica e leggera in confronto a “The Warning” e “Greater Destroyer“, caricate da un beat esasperante e varie deformazioni elettroniche, e le meno memorabili “Me, I’m Not” e  “The Greater Good” che risultano comunque efficaci come pause dark-ambient tra un brano caotico e l’altro, mentre il singolo “Capital G” presenta uno stile glam rock ambiguo e pasticciato che trova però nel ritornello una tra le parentesi sonore più singolari del disco.

Infine, la lenta e strumentale “Another Version Of The Truth” risulta un’adeguata quiete dopo quella tempesta sonora che è il finale delirante ed estenuante di “The Great Destroyer“, precedendo la suggestiva ballata industrial “In This Twilight” e la rassegnata e conclusiva “Zero-Sum“, dove i beat elettronici presi da “God Given” ed estremamente rallentati e le melodie di un piano malinconico, fuse con battiti industriali, diventano il tappeto sonoro di un monologo interiore di qualcuno che sta vedendo la propria fine davanti ai propri occhi.


VOTO: 8

 

Brani:

Hyperpower!
The Beginning Of The End (*)
Survivalism (*)
The Good Soldier (*)
Vessel
Me, I’m Not
Capital G
My Violent Heart (*)
The Warning
God Given (*)
Meet Your Master (*)
The Greater Good
The Great Destroyer
Another Version Of The Truth
In This Twilight (*)
Zero-Sum (*)

(*): brani consigliati


Vi ricordo di seguirci QUI sulla nostra pagina FacebookQUI per il nostro gruppo, sempre su Facebook.