Xavier Dolan: L’enfant prodigue che ha ingannato il pubblico

Ormai è storia il fatto che Xavier Dolan, sia diventato con il passare degli anni uno dei registi giovani più talentuosi e promettenti di sempre.

Fin dal suo esordio, ci ha catturati e ammaliati con storie di vita vissuta, mescolate da donne nevrotiche, adolescenti alle prese con le loro prime turbe giovanili ed infine padri poco presenti, se non del tutto assenti.
La sua burrascosa infanzia, la ritroviamo spesso nei suoi film, Dolan ne fa uso per liberarsi delle catene che l’opprimono.

Certamente tutto questo fascino e boom mediatico che si è venuto a formare, ha elevato la sua figura, tanto da farlo eleggere come astro nascente del mondo cinematografico odierno.
Dolan ogni volta che annuncia un suo nuovo film, crea sempre un certo scalpore, ci sono tantissimi fan in giro per il mondo, tutto ciò sposta inevitabilmente le leggi del mercato, ognuno dei direttori e presidenti delle case di distribuzione italiane o straniere che siano, vogliono ottenere nel loro programma annuale la spartizione nelle sale del suo ultimo film.

Xavier Dolan ha davvero ingannato il suo pubblico? Ovviamente la risposta è no, il giovane regista ben colpisce sempre l’animo dello spettatore, il quale farà fatica a non avvicinarsi ad uno dei personaggi portati in scena dall’enfant prodigue.

Bisogna stare attenti però a non soffermarsi alla superficie, scavando a fondo si possono notare delle discrepanze dovute alle sue numerose problematiche che da parte di certa critica sono fin troppo enfatizzate.

Dolan non è di certo un regista che può piacere a tutti, anche per i temi impegnati che racconta nelle sue pellicole, ma nonostante ciò non si può che apprezzare almeno il suo lavoro sublime da regista; ogni movimento di macchina è perfetto, anche un semplice amatore della settima arte ne riconoscerebbe l’innata bravura.

Xavier Dolan dopo aver ricevuto il gran premio della giuria, nell’ultima edizione del festival di Cannes.

Essendo un regista assai complesso da decifrare, non sempre è riuscito ad ottenere successo al di fuori dei festival, cosicché a parte il suo affezionato pubblico, in pochi hanno visto una sua opera.

Tuttavia, ultimamente grazie ad un maggior apporto economico da parte dei vari stati nei confronti del cinema, i film di Dolan hanno potuto ricevere tutti i meriti del caso, specialmente una distribuzione maggiore, cosa che ha consentito la possibilità di allargare la platea degli spettatori delle sue opere che non sono state viste soltanto dai giornalisti specializzati nel settore che partecipano ai festival internazionali sul cinema.

Fortunatamente anche in Italia le case cinematografiche iniziano a produrre in successione tutti i suoi film in Blu Ray e DVD; la Sound Mirror ha addirittura realizzato un cofanetto molto particolare e pregevole con quattro suoi film.
Ora finalmente tutti potranno rivedere le sue opere in alta definizione, piene di contenuti esclusivi e libretti illustrativi sui retroscena di ogni singolo film.

A Dolan però fa piacere quando i giornalisti lo innalzano come il regista emergente per eccellenza, perché in fin dei conti tutti sono orgogliosi quando il proprio lavoro viene riconosciuto ed ammirato, considerando anche la giovane età del regista.

Xavier Dolan con il suo ultimo lungometraggio E’ solo la fine del mondo (presentato all’ultima edizione del festival di Cannes), si confida apertamente con lo spietato mondo del cinema, adottando uno stile forse più semplice, ma allo stesso tempo più incisivo rispetto ad altre opere pur sempre notevoli, come ad esempio “Mommy”.

Xavier Dolan in compagnia di Marion Cotillard e Lea Seydoux, all’ultima edizione del festival di Cannes.

Il regista canadese attraverso gli attori cerca di introdurci nella sua infanzia, per cancellare definitivamente i ricordi più bui che hanno contrassegnato il suo trascorso.

I suoi film sono composti sempre da un cast femminile di tutto rispetto, in questo suo ultimo film appaiono in forma smagliante Marion Cotillard, Lea Seydoux e Nathalie Baye, tutte e tre con un passato difficile, riallacciate ad un presente incerto.

Dolan però mette al centro dell’attenzione un personaggio secondario, di dubbia importanza nelle prime sequenze, ma che invece si rivelerà il tessitore del filo narrativo.

Il ruolo del personaggio secondario è stato assegnato a Vincent Cassel, che con grazia e maestria, porta in scena un personaggio nevrotico, distaccato e per certi versi anche poetico, un uomo freddo e duro, però allo stesso tempo assai carismatico.

Anche in questo film ritorna di prepotenza una famiglia piena di problemi da risolvere, starà proprio a Dolan sciogliere i mille dubbi che la circondano.

Il regista canadese si diverte a giocare con le luci e i suoni, soprattutto nei titoli di testa si può riscontrare un uso elaborato di movimenti di macchina mixato con una musica assordante, così da disorientare ed ammaliare ancora di più lo spettatore.

Più volte nella pellicola viene inquadrato un pendolo, emblema del tempo che scorre e che inesorabilmente finisce; la vita stessa alla fine è come un pendolo, scorrevole e imprevedibile.

A Dolan la morte non fa paura, è consapevole di quello che potrebbe accadere al protagonista del film, non può opporsi in nessun modo, la sua unica possibilità è di rendere almeno per un po, il finale meno amaro, di quanto non lo sia già.

Dunque Xavier Dolan apre le porte del suo cuore, narrando una storia magnifica e spirituale in tutti i sensi, contornata da un cast sublime e azzeccato.

Forse in fondo Dolan ha davvero ingannato ed incantato il pubblico, perché di meglio non si poteva fare, lasciandolo senza parole per cotanta bellezza.

Infine lancio un piccolo appello alle case di distribuzione italiane: “cercate di portare nelle sale italiane più copie possibili di questi film, il pubblico vi ringrazierà senz’altro”.

Qui sotto vi lasciamo il suo commento dopo aver ricevuto il gran premio della giuria, a Cannes 2016.